La vendetta di Israele: missili su Hezbollah, il Libano brucia
- Maurizio Jacopo Lami
- 2 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 18 mar
di Maurizio Jacopo Lami

So che Netanyahu ucciderà anche me. Sono l'unico della vecchia guardia ad essere ancora vivo, a non essere diventato martire per il sacro Corano e per il nostro amato Libano.
Netanyahu ha ucciso il nostro amato sceicco Nasrallah, ha ucciso i nostri eroici comandanti militari, ha ucciso mio figlio Abbas. Io li invidio perché sono morti eroicamente e ora loro sono coi profeti e gli angeli di Allah . Ma Mohammad Raad non è un vile. Quando sarà il momento ed arriverà il missile israeliano berrò il sacro calice (espressione sciita per chi accetta di morire da martire) e raggiungerò i martiri di Hezbollah.
Mohammad Radd, massimo esponente del ramo politico degli Hezbollah, (organizzazione libanese di sciiti integralisti da sempre costola dell'Iran degli Ayatollah), ucciso poche ore fa in un attacco israeliano.
Il missile del destino è arrivato questa notte per Mohammad Radd, formalmente "solo" capo dei deputati di Hezbollah al parlamento libanese, ma in realtà numero due dell'organizzazione. Netanyahu ha ordinato di ucciderlo, come prima rappresaglia di peso per un lancio avvenuto nella notte di dieci missili scagliati dagli Hezbollah su Israele. Non ci sono state vittime, ma in pratica è stata violata la fragile tregua fra Israele ed Hezbollah, che durava dal novembre 2024.
La guerra aveva comportato la morte del leader Hassan Nasrallah (24 settembre 2024) con un colpo clamoroso: c'era una riunione in corso con tutti i suoi più importanti collaboratori in un enorme bunker sotterraneo nascosto nel cuore di Dahieh, la roccaforte sciita nella zona meridionale di Beirut.
Il capo sciita popolarissimo fra i suoi perché grande organizzatore e grande oratore (fra l'altro dotato di capacità di umorismo assolutamente insolita fra i dirigenti fondamentalisti) era considerato dagli israeliani il nemico più pericoloso, quello con maggiori capacità militari. Per capirci lo temevano più dello stesso Ayatollah iraniano Khamenei (che tra l'altro era più anziano di oltre vent'anni). Per Netanyahu uccidere Nasrallah era una vera ossessione e per raggiungere lo scopo fece una trappola di rara astuzia.
Nel settembre del 2024 il Mossad aveva fatto un'operazione spettacolare, forse la più incredibile della storia dello spionaggio; era riuscito a fingersi una ditta di telefonini "sicura", a vendere i cellulari proprio agli odiati e sospettosi Hezbollah. Dentro i telefonini c'erano impianti esplosivi fatti detonatore tutti insieme: una decimazione incredibile di nemici e soprattutto la prova al mondo intero che gli Hezbollah, un tempo del tutto impenetrabili, erano stati infiltrati.
Per una volta tanto Nasrallah si comportò in modo poco lucido: proprio lui che della prudenza operativa aveva fatto un credo assoluto, ordinò al capo dell' unità Radwan, la migliore e più selezionata formazione militare di Hezbollah, quella incaricata delle operazioni più complesse, di radunare tutti gli ufficiali per preparare la vendetta. Gli israeliani li uccisero tutti in un colpo solo e nei giorni seguenti uccisero anche i successori.
Nasrallah confuso dagli avvenimenti seppe di un discorso di Netanyahu all'ONU e radunò i suoi dirigenti superstiti per fare il punto della situazione: pensava che gli israeliani non avrebbero attaccato con il loro primo ministro a New York.
Invece era proprio questa la trappola: Netanyahu dagli Stati Uniti ordinò di attaccare il bunker segreto e una serie impressionante di bombe penetrò sotto terra sterminando l' intero gruppo di dirigenti.
Da allora Hezbollah non si è sostanzialmente ripresa dalla sconfitta ed è rimasto in un relativo silenzio. Questo fino alla notte scorsa quando hanno lanciato dei missili su Israele, rompendo la tregua. La rappresaglia ha già comportato 40 morti, circa 130 feriti ed in particolare la fine di Raad. Ora il ministro della difesa israeliano Katz minaccia di uccidere Naim Qassem, il successore di Nasrallah.
Il Medio Oriente continua ad essere, come diceva Winston Churchill: "Quel posto dove a un certo punto le armi si mettono a sparare da sole'.













































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