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TACCUINO MEDIORIENTALE. Netanyahu ordina: il sud del Libano nuova provincia israeliana

Aggiornamento: 4 ore fa

L'espansionismo di Tel Aviv non ha più confini, né remore e nessuno lo frena. Intanto Trump si ritira in una fase di riflessione per l'accordo con l'Iran


Disumano, ma necessario, almeno per il primo ministro israeliano Netanyahu che, indifferente anche alle richieste del presidente americano Trump, ordina di bombardare il Libano meridionale con il pretesto di annientare Hezbollah. Nel frattempo, le sue forze armate annettono territori, scacciano i legittimi abitanti con operazioni che ricordano sempre più da vicino la rivendicazione del Lebensraum di nazista memoria. Tutto ciò è allucinante, eppure è l'ordinario quotidiano, con l'Europa che si volta dall'altra parte come le tre scimmiette: non vede, non parla, non sente. Neppure ieri che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno colpito Beirut per eliminare un militante Hezbollah, con il risultato di un morto e alcuni feriti (secondo il quotidiano israeliano Haaretz) . r bare, mentre mentre i funzionari dell'esercito avvertono che le limitazioni imposte dagli Stati Uniti ostacolano le operazioni con i droni contro Hezbollah.

In questi giorni, in queste ore, l'offensiva dell'IDF per distruggere oltre 135 siti di Hezbollah è massiccia sulla valle della Bekaa e sul Libano meridionale. Almeno 14 persone, tra cui tre bambini, sono state uccise ieri, giovedì 28 maggio, scrive ancora Haaretz, citando fonti ministeriali libanesi. I resoconti dei quotidiani on line libanesi, da L'Orient-Today a The Daily Star, a Al-Manar e sulle pagine di Al Jazeera, entrano poi nel dettaglio, descrivendo l'ennesima escalation della guerra, mentre in teoria dovrebbe esistere uno stato di tregua in Libano. Ma quando i cacciabombardieri israeliani calano sulle città di Nabatieh, Kfar Remman, Shoukin e Zibdin, con la stessa crudeltà con cui gli Stukas piombarono su Guernica, o distruggono le bellissima Tiro, i libanesi scoprono che la tregua è soltanto una bolla di sapone che a Washington creano come in un gioco infantile. L'adultità, in Libano, ha invece la forma degli ordini secchi e perentori di evacuazione a nord del fiume Zahrani verso civili fragili e indifesi con cui Israele annuncia il suo contrasto alle violazioni del cessate il fuoco di Hezbollah. Distruggere tutto per colpire una parte, minima, secondo la dottrina Netanyahu.

Si spiega in questo modo il raid aereo sul villaggio di Habboush di questa mattina, gli attacchi missilistici su Ain Qana, sempre nel distretto di Nabatiye, sulla periferia di Al Qatrani nel distretto di Jezzine, che appaiono mossi da una logica che ricorda quella insensata del cacciatore che spara non appena sente un fruscio o intercetta lateralmente con lo sguardo un'ombra. Morte e distruzione dal cielo che Hezbollah vive all'opposto come iniezione di fideistica e "feroce resistenza al nemico" in alcune aree del Libano meridionale, speculando sull'invertebrato governo del presidente Joseph Aoun e del Primo Ministro Nawaf Salam, che non ha potere contrattuale con Israele. Ma a questo punto c'è da chiedersi chi ha potere contrattuale autentico e reale con il governo di Netanyahu che volta le spalle a Trump, approfittando dello stallo in cui si ritrova il confronto tra Usa e Iran, con i primi che sostengono di avere raggiunto un accordo per prolungare la tregua di 60 giorni e aprire una nuova tornata verso la pace, ma su cui incombe la "pausa di riflessione" della Casa Bianca che soltanto il giorno prima aveva nuovamente minacciato di radere al suolo insieme con l'Iran anche l'Oman. Con lo stesso New York Times che sulla home di oggi ironizza ancora una volta sul presidente con un titolo che raccoglie l'aperta sfiducia del quotidiano sul governo della nazione: "Bombe, affari e spavalderie: l'approccio iraniano di Trump semina confusione"; titolo seguito da una sintesi altrettanto critica: "Le oscillazioni del pendolo del presidente Trump sull'Iran sono spesso sembrate guidate dall'umore del momento piuttosto che da una strategia discernibile".



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