Viaggio nell'Italia insolita e misteriosa: nei luoghi del Regno di Dio
- Ivano Barbiero
- 11 ore fa
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Aggiornamento: 2 ore fa
Camminando tra le chiese più strane e sorprendenti d’Italia, scopriamo coccodrilli appesi ai soffitti, ossari decorati con teschi, cupole impossibili, grotte sacre e simboli enigmatici
di Ivano Barbiero

Molte volte ci passiamo davanti senza quasi farci caso. Una facciata intravista dal finestrino dell’auto, un campanile che emerge sopra i tetti, una piccola chiesa nascosta in un borgo. Entriamo magari per pochi minuti, accendiamo una candela, osserviamo distrattamente un altare. Eppure, l’Italia custodisce probabilmente il più straordinario concentrato al mondo di edifici religiosi insoliti, enigmatici o semplicemente sorprendenti.
Non si tratta soltanto di grandi basiliche o capolavori celebri. In tutta la penisola sopravvivono chiese che sembrano uscite da un romanzo gotico o da un racconto fantastico: santuari con coccodrilli appesi al soffitto, cappelle decorate con migliaia di ossa umane, grotte trasformate in luoghi di culto, pavimenti disseminati di simboli misteriosi, cupole considerate quasi impossibili da costruire, teatri sacri popolati da centinaia di statue a grandezza naturale.
Dietro queste stranezze non si nascondono soltanto curiosità folkloristiche. C’è la storia profonda dell’Italia: la paura della morte, il bisogno di protezione, il rapporto fra fede e superstizione, l’incontro fra cristianesimo e antichi culti pagani, la scienza che entra in questi edifici sacri attraverso meridiane astronomiche e giochi di luce, l’arte popolare che convive con i grandi maestri del Rinascimento e del Barocco.
È una sorta di “Italia parallela”, spesso ignorata perfino dagli stessi italiani. Un patrimonio fatto non solo di bellezza, ma anche di mistero, eccessi, simboli e stranezze che altrove apparirebbero impensabili. E che invece, qui, continuano da secoli a convivere con la normalità quotidiana delle nostre città e dei nostri paesi.

Volendo stilare una classifica delle stranezze documentate, al primo posto troviamo il Santuario Madonna delle Grazie, a Curtatone; è il caso più forte: qui troviamo un vero coccodrillo imbalsamato appeso alla navata, con impalcata lignea, manichini votivi e modelli anatomici in cera. Al secondo posto metterei la chiesa cattolica di San Bernardino alle Ossa, a Milano con cappella ossario e pareti quasi interamente coperte da teschi e ossa disposti come decorazione barocca/rococò. A seguire Santa Maria Immacolata dei Cappuccini, a Roma per la celebre cripta decorata con ossa dei frati cappuccini; questa “curiosità” è annessa alla chiesa (nella foto di copertina).
Al quarto posto va inserito il Sacro Monte di Varallo, a Varallo Sesia, un complesso devozionale cattolico con basilica e cappelle: un teatro sacro permanente con circa 800 statue a grandezza naturale in terracotta/legno. Segue il Duomo di Siena, famoso per il pavimento simbolico: qui troviamo Ermete Trismegisto, Sibille, allegorie, sapienza pagana inglobata in un programma cristiano, il misterioso quadrato magico del Sator. Non “esoterismo” generico: ma un programma iconografico documentato.

Il sesto posto va alla Basilica di Aquileia (nella foto) per il pavimento musivo paleocristiano enorme, con simboli animali e figure di interpretazione complessa: gallo e tartaruga, nodo di Salomone, immagini marine, e altro ancora. Settima piazza per la chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a Roma, ricavata nelle Terme di Diocleziano, con la celebre Meridiana Clementina, strumento astronomico voluto da Clemente XI e realizzato nel 1701-1702.
L’ottavo posto spetta al Santuario di Vicoforte, a Cuneo, visitato di recente, non “strano” per folklore, ma per architettura estrema con la più grande cupola ellittica del mondo. Le ultime due segnalazioni sono per il Santuario di Monte Sant’Angelo, Gargano con la basilica-grotta; non una chiesa costruita “sopra” la grotta, ma culto dentro una cavità naturale: un caso devozionale e architettonico realmente anomalo.

Ultime, si fa per dire, sono le Chiese rupestri di Matera; qui però va precisato che non è una singola chiesa “record”, bensì un sistema rupestre diffuso: oltre 150 chiese scavate nella roccia; il più esteso complesso d’Europa; molte si addentrano profondamente nella calcarenite, con navate ipogee che superano i 20–30 metri.
Da rimarcare che il censimento più recente ufficiale delle diocesi italiane registra oltre 67.900 chiese (di cui oltre 66.800 “pubbliche/operative”) sul territorio delle 219 diocesi censite. Alcune stime - includendo cappelle, chiese dismesse, santuari, oratori - suggeriscono che il numero totale di luoghi di culto storici o edifici sacri (attivi o meno) possa avvicinarsi a più di 95.000 - 100.000. Queste cifre mostrano la vastità del patrimonio ecclesiastico italiano, ma non permettono di “sparare” un numero certo per ogni città.
In Italia ci sono 573 basiliche totali: 4 maggiori, circa 569 minori. Le abbazie territoriali riconosciute sono 6, ma il numero di abbazie/monasteri “storici” è molto più elevato se si guardano tutti i complessi.
La città con il numero più alto di chiese è Roma, che probabilmente detiene anche il primato di “collezione più ampia e varia” di edifici sacri. Si va da antiche domus-ecclesiae e catacombe, a basiliche monumentali. Ci sono 900 chiese “all’interno delle mura” (alcune fonti dicono 930). Solo circa 300 sarebbero oggi consacrate come luogo di culto, le altre conservano valore storico-artistico. Se si considerano anche cappelle private, palazzi, conventi, oratori non più attivi, il numero sale, secondo alcune fonti, a quasi 1.500 edifici.
La Capitale ospita anche le 4 basiliche maggiori (più quella in Vaticano); le restanti 569 basiliche minori (talvolta indicate solo come “basiliche”), sono chiese dotate di un titolo onorifico dato per valore storico, liturgico, devozionale, ma prive del rango “maggiore”.
La struttura amministrativa della Chiesa in Italia comprende anche 6 abbazie territoriali che sono entità quasi autonome, spesso con un abate che ha competenze simili a un vescovo, tipiche per certi monasteri storici. L’“abbazia” come termine architettonico e religioso può riferirsi a molti altri complessi (monasteri, priorati, ex-conventi, ecc.), quindi il numero “storico/architettonico” di abbazie in Italia è molto maggiore, ma non esiste un censimento nazionale facilmente consultabile per tutte.

Ulteriore curiosità sempre a Roma, nella chiesa Santa Croce in Gerusalemme, troviamo la più alta concentrazione di reliquie “di prima grandezza” del Cristianesimo: frammenti della Vera Croce, un chiodo della crocifissione, due spine della corona, parte della Titulus Crucis (la scritta “Gesù Nazareno…”), reliquie del Buon Ladrone, di santi orientali, e molte reliquie minori.
C’è poi il caso speciale di Maratea: non ha il numero assoluto più alto di chiese, ma ha il record pro-capite: 44 chiese per meno di 5mila abitanti, quasi una chiesa ogni 100 abitanti.

Se entriamo nel campo dei miracoli o supposti tali, il fenomeno più misterioso è il sangue di San Gennaro, custodito nel Duomo di Napoli. Non per “stranezza fisica”, ma perché è una reliquia che cambia stato fisico: la liquefazione ciclica è unica al mondo. È una sostanza solida, di colore rosso scuro, che si liquefa più volte l’anno. Il fenomeno è registrato da secoli, senza spiegazione definitiva.
Precisazione d’obbligo: il principe Raimondo di Sangro, celebre alchimista e inventore napoletano del Settecento, tentò di riprodurre in laboratorio il fenomeno della liquefazione del sangue di San Gennaro attorno al 1751. La polemica fu enorme. La Chiesa interpretò l’esperimento come un’implicita sfida al miracolo di San Gennaro. Raimondo di Sangro era già guardato con sospetto per le sue idee scientifiche, le simpatie massoniche e la sua famosa Lettera Apologetica; dopo questa vicenda la sua reputazione presso gli ambienti ecclesiastici precipitò definitivamente. Da allora nacquero molte leggende nere su di lui: alchimista, mago, persino “stregone”. Alcuni arrivarono a credere che avesse scoperto segreti proibiti della materia e del sangue umano.
In questa selezione di reliquie veramente “strane” scopriamo il piede del diavolo, nel Santuario di Monte Sant’Angelo, Gargano. È una impronta di zoccolo sulla roccia della grotta di San Michele, ritenuta lasciata dal demonio in fuga.
Degna di nota anche La lingua incorrotta di Sant’Antonio, nella Basilica del Santo, precisamente nella Cappella del Tesoro a Padova, conservata da quasi 800 anni. Quando nel 1263 - circa 32 anni dopo la morte del santo - venne aperta la sua tomba a Padova, alla presenza di San Bonaventura, il corpo risultò quasi completamente decomposto. Ma la lingua apparve ancora integra, morbida e rossastra. Oggi questo reperto è conservato dentro uno splendido reliquiario d’oro realizzato nel Quattrocento. Accanto sono custodite anche altre reliquie attribuite al santo: il mento, alcune corde del saio, e soprattutto le corde vocali e l’apparato fonatorio, anch’essi ritenuti eccezionalmente conservati durante le ricognizioni medievali.
Da vedere, inoltre, il braccio incorrotto di Santa Teresa Margherita Redi, a Firenze, conservato interamente, che si può osservare attraverso una teca di cristallo.
Altra reliquia celebre è Il corpo “mummificato” e completamente conservato di Santa Zita, a Lucca.
Un velo trasparentissimo, ritenuto usato dalla Madonna, è conservato invece a Galliera Veneta, in provincia di Padova.
C’è poi Il “Sacro Latte” della Madonna, contenuto in fiale, nella Cattedrale di Anagni. E si prosegue con le ampolle del “sangue vivente” di San Pantaleo, a Vallo della Lucania. Questa sostanza, conservata da secoli, sembra “bollire” o “sciogliersi” durante la festa patronale dal 26 al 29 luglio, con il momento culminante il 27 luglio, giorno del martirio del santo.

In questa rassegna bisogna gioco forza citare anche la Sacra Sindone, custodita nel Duomo di Torino, forse la reliquia più studiata scientificamente della storia e ancora oggi divide scienza e fede. Per i credenti è il lenzuolo che avrebbe avvolto il corpo di Cristo. Da notare che nel tardo Medioevo esistevano probabilmente alcune decine di reliquie o teli rivendicati come autentica sindone o ad essa collegati., Nel Cinquecento si diffuse la produzione sistematica di copie ufficiali. Non esiste però un censimento preciso per il Quattrocento e il Cinquecento. Oltre alle Sindoni si contavano numerosi frammenti della Vera Croce, vare corone di spine, chiodi della Crocifissione e molte altre reliquie rivendicate da santuari diversi. Questo era uno degli aspetti più caratteristici della religiosità medievale.
Da segnalare infine le ossa del Beato Gennaro Maria Sarnelli, che si trovano nella casa madre dei Redentoristi a Ciorani, frazione di Mercato San Severino, vicino Salerno. La particolarità che ha alimentato curiosità e devozione riguarda proprio le sue ossa. Secondo la tradizione redentorista, durante alcune ricognizioni canoniche le ossa del beato sarebbero apparse straordinariamente conservate e avrebbero emanato un intenso profumo, il cosiddetto “odore di santità”, fenomeno spesso associato nella tradizione cattolica ai santi e ai mistici.
Tuttavia, la Chiesa non ha mai parlato di miracolo ufficiale legato alle reliquie, ma piuttosto di segni devozionali tramandati dalla tradizione locale.












































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