TACCUINO MEDIORIENTALE. Tra Usa e Iran dichiarazioni "distensive" e scambio di bombardamenti...
- La Porta di Vetro
- 10 ore fa
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Il prezzo di una guerra che rischia di diventare un vicolo cieco per l'amministrazione americana e, paradossalmente, un rafforzamento del regime iraniano, lo esprime Al Jazeera con le cifre: "Almeno 3.468 persone – di età compresa tra otto e 88 anni – sono state uccise in attacchi USA-Israeliani contro l'Iran dal 28 febbraio, secondo il Ministero della Salute. Tra questi vi erano sette neonati, 376 bambini e 496 donne.
Almeno 26 israeliani sono stati uccisi e 7.791 feriti in attacchi iraniani, mentre l'esercito statunitense ha confermato 13 morti legate al combattimento nella regione. Decine di persone sono state uccise anche nei paesi del Golfo. Il Libano rimane il colpo più colpito della regione, dove, nonostante un cessate il fuoco, Israele continua ad attaccare durante la sua invasione terrestre. Più di 3.200 persone sono state uccise, secondo il Ministero della Salute Pubblica libanese".
E la falce della morte continua a mietere, mentre Stati Uniti e Iran continuano a martellarsi di comunicati contro, l'uno che sconfessa l'altro, con il presidente Donald Trump che minaccia di distruggere anche l'Oman se dovesse opporsi ai suoi disegni e rilancia la proposta di estendere gli accordi di Abramo ai Paesi esteri annunciata nei giorni scorsi con un post sul suo canale personale Truth.
Proposta bollata come "completamente folle" e "puramente delirante" dall'ex inviato statunitense in Iran Rob Malley, che ieri, mercoledì 28 maggio, ha dichiarato a MS Now che nell'attuale situazione gli Stati arabi del Golfo Persico difficilmente potrebbero normalizzare le relazioni. Rob Malley, diplomatico nell'amministrazione Obama durante i negoziati che portarono all'accordo nucleare con l'Iran del 2015, poi inviato speciale dell'amministrazione Biden per l'Iran, incaricato di rilanciare l'accordo, ha osservato che il confronto con Teheran dovrebbe evitare ad allargarsi a temi estranei all'apertura dello Stretto di Hormuz e ai danni causati dalla guerra.
Nel mentre, stanotte gli Stati Uniti hanno effettuano nuovi attacchi in Iran colpendo siti militari. La notizia trova riscontro sia su Al Jazeera, secondo cui gli attacchi si sono indirizzati su strutture militari che prefigurano una minaccia per le forze statunitensi e il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, sia dai media iraniani che hanno accusato gli Usa di avere colpito aree prossime al porto di Bandar Abbas, senza causare danni o vittime. Per contrasto, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha affermato di aver preso di mira una base aerea statunitense in risposta a quello che ha definito un "attacco ostile" da parte dell'esercito statunitense su un sito vicino all'aeroporto di Bandar Abbas. L'IRGC ha dichiarato che l'attacco alle 4:50 del mattino ha rappresentato un "serio avvertimento", aggiungendo che qualsiasi ulteriore "aggressione" sarebbe stata accolta con una risposta più forte
L'ennesimo scambio di bombardamenti, segue gli attacchi effettuati lunedì scorso dagli Usa nel sud dell'Iran su rampe missilistiche e imbarcazioni che presumibilmente tentavano di piazzare mine navali, definiti dal Pentagono in "legittima difesa" per proteggere le proprie truppe. Da registrare, infine, l'intervento del presidente Trump che ha dichiarato: "La situazione dei negoziati con l'Iran è buona. Se gli iraniani non soddisfano le nostre richieste, il Ministro della Guerra ha piani diversi per loro!",.
Intanto, il Ministero dell'Intelligence iraniano afferma che, dopo il fallimento nel raggiungere obiettivi militari, gli americani si sono concentrati su sette principali assi della guerra ibrida contro la Repubblica Islamica, tra cui pressioni economiche, incitamento etnico e religioso, terrorismo e sabotaggio, contrabbando di armi nel paese, guerra mediatica e attacchi informatici.













































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