Netanyahu: il nuovo conquistatore di terre e castelli nella tragedia di un popolo
- Vice
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Aggiornamento: 6 ore fa
di Vice

"Siamo più forti e uniti che mai". Il premier israeliano Netanyahu si è compiaciuto della conquista del castello crociato di Beaufort, su cui i media insistono con rimandi storici e simbolici il cui interesse per il genere umano, nel dramma generale che vive il Libano, è pari allo zero. Anzi è sottozero. Ma è utile a gonfiare a dismisura l'ego di Netanyahu, cui non pare vero di dilapidare senza ritegno il credito conquistato da Israele nel mondo, affossando il primato di Stato democratico per trasformarlo in uno Stato oppressore.
Ieri, per gli abitanti del Libano meridionale si è consumata una domenica di terrore inimmaginabile per chi ignora la guerra e i suoi sconvolgimenti. Le forze armate israeliane hanno scatenato un'offensiva in profondità nel Paese dei cedri culminata in un'ottantina di raid, scaraventando su villaggi e città, una su tutte Tiro, il meglio del loro inesauribile arsenale missilistico. Che per la cronaca ha provocato la morte di oltre 3.400 morti e 10mila feriti tra la gente libanese.
Dal 2 marzo, l'obiettivo dichiarato di Netanyahu e del suo sodale ministro della Difesa Katz, è quello di fare piazza pulita di Hezbollah, indipendentemente dagli effetti collaterali sulla popolazione civile. Anzi. Se i libanesi del sud si mostrano riluttanti ad abbandonare le case, quale migliore occasione di bollarli come complici degli estremisti che continuano a lanciare razzi sul nord di Israele e, dunque, a meritare il destino che missili e droni riserva a tutti loro.
Nella prudenza generale che contraddistingue l'Occidente ogni qualvolta si affronta la questione Israele per timore di accuse di antisemitismo, una voce isolata è stata quella francese, con il presidente Macron e il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot. Quest'ultimo ha avanzato la necessità di una sessione d'emergenza dell'Onu perché "pur riconoscendo il diritto di Israele a difendersi, Barrot ha sostenuto che le operazioni in corso all'interno del Libano e l'espansione continua dell'attività militare non possono essere giustificate e richiedono un'attenzione internazionale urgente".
In questa fase, in assenza dell'attenzione internazionale, a chi sopravvive in Libano, tra lutti e distruzioni, "provvede" l'esercito invasore, che come tutti gli occupanti, in nome dell'ordine e della sicurezza, impone leggi, divieti, restrizioni, insieme con il sempre valido invito ad abbandonare la terra degli avi. E in questo, la strategia di Netanyahu è superlativa, inarrivabile, e si può riassumere in una unica frase: chi tocca Israele è destinato a morte certa, senza appello e in stile decimazione. L'ha applicata a Gaza: oltre 70 mila morti e il Tribunale internazionale dell'Aia lo persegue come criminale, insieme con Hamas. Ma nessuno si è mosso. A parte, ex post, il presidente americano Trump, che sulle macerie e sul sangue si è inventato il famoso "board" per finanziare la ricostruzione; iniziativa scaduta a livello di barzelletta perché, la rivelazione è del Financial Times, soltanto due paesi, Marocco e Emirati Arabi Uniti, dei nove che si erano impegnati a trasferire risorse, lo hanno fatto, e tra i morosi compaiono anche gli Stati Uniti. Che hanno giustificato l'inadempienza a causa dell'atteggiamento di Hamas che rifiuta il disarmo, sorvolando sul pari rifiuto di Israele che, anziché ritirarsi oltre il limite prefissato dall'intesa, prosegue nella sua espansione sulle macerie della Striscia.
Ora che l'IDF ha conquistato la periferia della città libanese meridionale di Nabatieh, dopo averne bombardato interi quartieri, e issata la bandiera di Israele da parte dei soldati della Brigata Golani sul castello di Beaufort, Netanyahu ha un'altra grossa opportunità: quella di sondare la forza di reazione dell'Onu e dell'Occidente dinanzi all'occupazione di 2mila chilometri quadrati, pari a poco meno di un quinto del territorio libanese, con una tregua in corso.
Fatte le debite proporzioni, è come se la penisola italiana fosse occupata per una superficie che comprende Calabria, Campania, Basilicata e Puglia. Auguriamoci soltanto che Netanyahu, visto il precedente dell'immobilismo italico nel caso della Flotilla, non decida di invaderci, perché i precedenti storici non depongono a nostro favore: l'isola di Pantelleria e la Base di Augusta innalzarono subito bandiera bianca nella Seconda guerra mondiale all'invasione anglo-americana. E con la tecnologia che possiede Tel Aviv, l'Italia non si può neppure giocare la carta del bagnasciuga di mussoliniana memoria. Per non parlare della NATO a cui, con i chiari di luna imposti da Trump, invocare l'articolo 5 potrebbe apparire fuori luogo.













































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