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Il tramonto del regno illiberale di Orbán Elezioni choc per l'autocrate ungherese

  • Vice
  • 13 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

di Vice


Parlamento ungherese - Wikipedia
Parlamento ungherese - Wikipedia

La domenica di una delle più alte partecipazioni al voto che l'Ungheria ricordi, il che ci riporta ad un inevitabile parallelismo con il referendum in Italia, coincide con la fine del sovranismo targato  Orbán. La sua democrazia illiberale, come da lui definita con un evidente dileggio per i principi democratici, rovina nella polvere. E il primo ad ammetterlo, dopo sedici anni di ininterrotto potere, dinanzi alla vittoria del suo avversario Peter Magyar, 45 anni, è lo stesso Orbán, nel definire il risultato elettorale "doloroso, ma chiaro", ma nel contempo riconfermando che il suo partito Fidesz continuerà a servire il Paese dall'opposizione. I numeri usciti dalle urne dicono però che non sarà un'impresa facile per l'ex primo ministro che si ritrova in minoranza con appena un terzo del Parlamento sotto il suo controllo, anche se i gangli vitali della società ungherese sono occupati da sue creature, in primis il presidente della Repubblica Tamás Sulyok.

Non a caso, la svolta storica sottolineata ieri sera a Budapest, in un bagno di folla a piazza Batthyany, Magyar ha chiesto alle principali cariche istituzionali e statali vicine al suo predecessore di farsi da parte, senza se e senza ma, ed ha esortato il governo uscente ad agire solo in veste di governo di transizione. In altri termini, come ha detto "coloro che sono stati i pilastri del sistema devono lasciare la vita pubblica". Un invito rivolto al presidente della Repubblica di formare un governo e poi a dimettersi, insieme al Presidente della Curia, all'OBH, al GVH e ad altri funzionari.

Alternando il presente al passato remoto, con un richiamo al padre della patria, l'eroe del Risorgimento ungherese Lajos Kossuth, Magyar ha detto che ad aver vinto è il popolo che ha fatto ciò che andava fatto per il proprio paese: "Grazie per aver accolto il consiglio biblico di non avere paura", ha continuato. E qui si è inserito la citazione di Kossuth, secondo il quale la "logica della storia" a volte compie enormi progressi in pochi istanti, e ha paragonato la loro vittoria a quelle del 1848 e del 1956. Infine ha sottolineato che la vittoria di Tisza non è la vittoria di un partito sull'altro, ma la vittoria della verità sulla menzogna. Ora, l'obiettivo è un Paese funzionante, un Paese in cui valga la pena tornare anche dall'estero perché oggi "il popolo ha detto sì all'Europa".

Il suo è stato un discorso coraggioso e teso a spezzare qualunque vincolo con il passato e con le sue stesse "origini" politiche, lui cresciuto all'ombra del partito di Orbán, ma che oggi raccoglie soltanto in minima parte l'espressione del conservatorismo magiaro.

Secondo i dati pubblicati dall'Ufficio Elettorale Nazionale, basati sui voti espressi per le liste di partito e i singoli candidati, Tisza,il partito di Magyar, ha ottenuto 138 seggi, Fidesz-KDNP 55 e Mi Hazánk, partito di estrema destra, sei. La Coalizione Democratica (centro sinistra) non ha ottenuto alcun seggio e il partito di Klára Dobrev ha raggiunto poco più dell'uno per cento. Secondo dati non ufficiali, nessun rappresentante delle liste tedesca e rom entrerà in parlamento, quindi queste nazionalità rimarranno senza rappresentanza.






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