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Il taccuino politico della settimana: vaccini e Pd

a cura di Claudio Artusi |

Propongo due principali aree di osservazione per la settimana che si è appena iniziata. La prima è il governo e quanto sta facendo per la pandemia. Sugli interventi anti contagio si prosegue con marcia a vista, in funzione a luoghi ed entità con cui si manifesta la pandemia; in questo, va detto, in continuità con l’agire del precedente governo. Né può essere diversamente! Sulla campagna vaccini, invece si preannuncia un cambio di passo e, non a caso, vi sono stati avvicendamenti nei due posti chiave (Commissario vaccini e Commissario Protezione civile). Non solo: va notata l’azione forte fatta dal presidente Draghi, negando l’esportazione dei vaccini fuori Europa che è un segnale concreto di assunzione di leadership italiana nella conduzione dell’Unione Europea. Ciò detto diamo la parola ai numeri. Finora sono state fatte 6,8 milioni di singole somministrazioni, con una media di circa 3 milioni al mese. Se si avesse l’obbiettivo di vaccinare 40 milioni di italiani entro agosto, cioé somministrare 80 milioni di dosi, occorrerebbe una media mensile di 11 milioni. Il che significa triplicare la capacità di somministrazione dei vaccini. È uno sforzo enorme, ma fattibile, su cui questo governo verrà misurato. Sarebbe un bel segno di trasparenza che i report giornalieri rendicontassero oltre che contagi e decessi anche il numero di dosi somministrate. La seconda area di osservazione per la settimana in corso è più squisitamente politica: vedere cosa accade nel PD. Questo ci riguarda tutti, simpatizzanti e non, progressisti e conservatori. Piaccia o no il PD è rimasto l’unico soggetto politico che si può definire partito. Gli altri sono o movimenti o espressioni di un leader. La liquefazione in corso del PD rende ancor più evidente la crisi delle cinghie di trasmissione fra cittadini e governo della cosa pubblica. Non leggiamo dunque quel che accade in questi giorni solo come un affare fra correnti che fanno la loro guerra di potere. Se il PD coglie l’opportunità di rigenerarsi, anche sperimentando nuove forme di rappresentanza di pezzi della società, diventa più facile anche la nascita di un polo moderato, diventa anche occasione perché spariscano soggetti che non hanno né storia, né ideali, né retroterra di rappresentanza. Il rischio di scivolare verso un modello sudamericano, con tutte le conseguenze a cui abbiamo assistito, incomincia ad essere presente. Il governo del Presidente, pur non afferendo questi temi, dà il tempo ai soggetti politici di reinventarsi senza preoccuparsi sul breve della competizione elettorale e tanto meno dei sondaggi. Guardiamo dunque cosa accade in casa PD e proviamo a trarne considerazioni più ampie e più profonde.

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