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Come è continuata la Resistenza dopo la Liberazione?

Aggiornamento: 34 minuti fa

Lo racconta una ricerca di Isral che sarà presentata lunedì 15 giugno, alle 17.30 in via Guasco 49

di Alberto Ballerino

 

‘La Resistenza dopo la Liberazione’ è il titolo del nuovo ‘Quaderno di storia contemporanea’, la rivista dell’Istituto per la storia della Resistenza e della storia contemporanea per la provincia di Alessandria, pubblicata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Il tema, su cui c’è ancora molto da studiare, riveste un grande interesse per comprendere le vicende della Repubblica. Un discorso che riguarda più aspetti, dalle delusioni venute all’indomani della fine della guerra e un impegno continuato nei decenni a sostegno dei valori legati a questa stagione fino a quello attualissimo della memoria.  Il direttore del Quaderno, Cesare Panizza (nella foto in basso), spiega come, attraverso il concorso di molti studiosi, è stato affrontato questo complesso tema: “Abbiamo voluto dare il nostro contributo per sciogliere un nodo storiografico rimasto ancora da esplorare. Si tratta di capire cosa succede dopo la Resistenza, cosa fanno i partigiani. Sappiamo che sono una presenza viva nella società italiana, ma nessuno ha mai ricostruito le vicende, al di là di casi eccezionali. Così non sono stati fatti i conti della presenza della Resistenza nell’Italia repubblicana. Partendo dalla nostra dimensione locale, ci siamo interrogati su questo tema generale”.

La risposta avuta sta nel sottotitolo dato al Quaderno: Disincanti, eredità, memoria. “Disincanti perché a prevalere inizialmente è soprattutto la delusione di fronte a un’Italia che non muta come invece avrebbero desiderato i partigiani quando stavano combattendo. Nel corso del tempo però emerge una storia di impegno che per molti di loro continua: la Resistenza, pur riguardando un lasso di tempo molto breve, rimane l’elemento decisivo nella loro formazione e che li spinge ad assumere ruoli e a occuparsi della cosa pubblica.

C’è infine la dimensione della memoria che rimane prevalente soprattutto dagli anni Settanta in avanti come patrimonio di valori per la società civile. Quello che siamo riusciti con più difficoltà ad affrontare è la questione dei percorsi dei partigiani dal punto di vista professionale e politico negli anni della Repubblica. Si tratta di individuare le fonti giuste, un nodo che abbiamo cercato di sciogliere”.  

Un esempio può essere il saggio di Patrizia Nosengo sul microcosmo di Solero, paese del Monferrato. “Ha cercato di ricostruire il nucleo del partigianato solerino, facendo venire fuori uno spaccato della Resistenza in una dimensione lunga. Addirittura mette in luce le continuità tra l’antifascismo, le lotte del periodo 1919-1922 e l’impegno successivo alla Resistenza, arrivando alle generazioni degli anni Settanta”. C’è anche un aspetto fotografico. “Il Quaderno si apre con il racconto fotografico di Nicoletta Fasano. Le foto scattate tutte dopo il 25 aprile per ragioni di sicurezza sono anche un primo tentativo di consegnare al futuro la memoria della Resistenza. Viene fatta una riflessione sulla tipologia di queste immagini”.

Il nodo del disincanto è affrontato da Laurana Lajolo. “Parla dei ribelli di Santa Libera che nell’agosto 1946 tornano in montagna per protestare contro gli indirizzi moderati che in qualche modo già si vedevano per il futuro del nostro paese”. C’è poi la questione del rapporto tra Resistenza e Meridione, considerato nel saggio di Vincenzo Colaprice.  “Ricostruisce l’universo di una comunità pugliese. Molti partigiani combattono nel Nord Italia o addirittura nei Balcani e non tornano. C’è invece difficoltà di fare memoria per chi invece è ritornato in un contesto poco favorevole”.

Altro aspetto analizzato è quello della Resistenza al femminile. “Ci sono due saggi che si incrociano: Barbara Berruti si occupa delle partigiane torinesi e Graziella Gaballo di quelle della provincia di Alessandria. Emerge con forza la difficoltà di continuare  l’impegno sociale, civile e politico dopo la Resistenza. Anche qui troviamo il disincanto dopo la chiusura di quella stagione ma anche la scelta da parte di molte di continuare o ritornare ad impegnarsi quando le condizioni politiche lo permettono. Aurora Deriu nel suo saggio su Lucia Sarzi parla del teatro come forma di resistenza. Si tratta di un personaggio emblematico del passaggio tra l’antifascismo e la resistenza”.   

La dimensione della memoria è affrontata nel saggio di Franco Castelli, Emilio Jona e Alberto Lovatto. “Ricordano il lavoro teatrale fatto  negli anni Settanta dal Gruppo di Cantacronache in Toscana  raccogliendo la memoria di partigiani  e cittadini.  Si tratta di recuperare i ricordi ma anche di rimetterli in circolo in una fase di ritorno all’antifascismo come valore alle fondamenta della Repubblica”. La ripresa della memoria negli anni Settanta è il tema anche delle riflessioni di Luciana Ziruolo. “Si occupa della Biblioteca del circolo ‘Nuova resistenza’ di Acqui Terme, portando l’attenzione sull’importanza che questo recupero della memoria ebbe per quelle generazioni e in particolare per chi apparteneva a movimenti studenteschi. Legato a questo tema c’è anche l’intervento di Pietro Moretti sulla storia dell’Istituto Gramsci di Alessandria. Passando al presente si riflette sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale sullo studio della storia da parte di Matteo Muggeo, Flavia Basso, Gianluca Castrignò e Lucio Luceri”.   

La questione post resistenziale viene affrontata anche dal punto di vista cattolico nel saggio di Vittorio Rapetti. “La rapida sostituzione del cleavage fascismo – antifascismo con quello comunismo – anticomunismo concorre alla debolezza della presenza cattolica nella memoria pubblica della Resistenza. Nel corso del tempo però si è attivato un recupero importante che Rapetti approfondisce anche sul piano locale”.

 

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