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L'addio a Brigitte Bardot, la "dea" del cinema francese

A 91 anni se ne va l'ultima icona del cinema francese, per antonomasia una. dea per fascino e seduttività. Nel giro di poco più di un anno, il cinema francese ha perduto con Brigitte Bardot e con Alain Delon, quasi coetanei, la prima del '34, l'altro del '35, due suoi mostri sacri.

L'annuncio è stato dato oggi, 28 dicembre, dalla Fondazione Brigitte Bardot, ricordando che la sua fondatrice e presidente, Madame Brigitte Bardot, attrice e cantante di fama mondiale, "ha scelto di abbandonare la sua prestigiosa carriera per dedicare la sua vita e le sue energie al benessere degli animali e alla sua fondazione".

Dopo alcuni film da cui emergeva più la fotogenia che la bravura recitative dell'attrice, il volto di Brigitte Bardot prese forma iconica nel 1956 con "...E Dio creò la donna", diretto dal marito Roger Vadim, proprio nell'anno in cui il suo matrimonio camminava sulle stampelle e diventava sempre più di dominio pubblico la sua relazione con un altro grande attore, molto noto al pubblico italiano, Jean Louis Trintignant. Seguirono altre cinquanta pellicole, poi nel 1973 l'abbandono del set.

Alla notizia, Le Figaro, quotidiano vicino alle posizioni politiche di Brigitte Bardot, che a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta si era dichiarata gollista e comunque sempre su posizioni di destra, ha punteggiato questo titolo che non ha bisogno di traduzione:

La plus belle femme du XXe siècle avait eu le courage d'affronter le temps et ses blessures. Elle avait quitté le cinéma il y a près de cinquante ans et depuis avait consacré toute son énergie à la défense des animaux.

Poi ha aggiunto:

Bardot! La Bardot! Brigitte Bardot! Chi oserebbe affermare che ci fosse una donna più bella di lei nel XX secolo? Una donna più sensuale, più radiosa, una donna dall'andatura aggraziata di una silfide – la danza classica le aveva conferito una figura aristocratica – una donna dal corpo ideale, tutto curve e grazia voluttuosa, una donna dal portamento regale, una donna magnetica che risvegliava istintivamente uomini e donne – perché le donne amavano Brigitte Bardot e generazioni la imitavano. Una donna-bambina con il suo viso da gatto – verso la fine della sua vita, assomigliava a un bellissimo gatto persiano, con un viso largo, un naso corto e uno sguardo penetrante – una donna irresistibile con le sue labbra imbronciate e la sua risata maliziosa.[1]

Meno celebrativo e più incline a prendere le distanze dalle sue posizioni politiche Le Monde, che nel giorno della morte ha riportato all'attenzione dei suoi lettori i trent'anni di aperto sostegno riservati dall'attrice all'estrema destra, culminati in cinque condanne per dichiarazioni razziste, mentre "era una compagna di strada del clan Le Pen, l'unica star ad abbracciare le sue idee di estrema destra". Senza appello il pensiero successivo:

Nella sua ostilità all'immigrazione e nella sua nostalgia per una Francia che considerava perduta, si schierò con Alain Delon, altra incarnazione di un'età dell'oro del cinema francese. La differenza era che Brigitte Bardot faceva spesso commenti islamofobi. Incarnazione della libertà femminile, il suo rifiuto delle convenzioni sociali la portò, dopo la carriera di attrice, a spingersi oltre i limiti del dire, a metà strada tra il gusto per la provocazione e il razzismo più assoluto.[2]

Un rifiuto dell'apologia pari a quello che le ha riservato anche il quotidiano di sinistra Liberation, che ha aperto una finestra però sul coraggio del suo passato:

Quanto sembrano lontani quei giorni in cui Brigitte Bardot denunciava i crimini dei terroristi di estrema destra dell'OAS. Aveva 27 anni nel 1961 quando l'Organizzazione Armata Segreta, una rete paramilitare clandestina di sostenitori dell'Algeria francese, tentò di estorcerle denaro, chiedendole 50.000 franchi. L'attrice rispose su L'Express, pubblicando la lettera minatoria e sporgendo denuncia tramite il suo avvocato di allora... Robert Badinter. Più o meno nello stesso periodo, diede rifugio anche al regista teatrale Antoine Bourseiller, sostenitore del FLN, ricercato dal Ministero dell'Interno.

Una parentesi "ben lontana da questi ideali giovanili, la musa di Saint-Tropez si era trasformata, negli ultimi decenni, principalmente in una portavoce della destra radicale".[3]

Passato e presente a conferma del clima di divaricazione estrema che colpisce la società francese, anche quando si tratta di figure destinate al Pantheon della propria storia.


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