Detto in pochissime parole. Donnie, il prepotente infiltrato nella democrazia americana
- Indiscreto controcorrente
- 13 ore fa
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di Indiscreto Controcorrente

Donnie, il diminutivo che il presidente degli Stati Uniti concede in comodato d'uso a pochi, ci riporta a una delle più straordinarie e ingegnose infiltrazioni dell'FBI nella criminalità organizzata.
Ora, non sappiamo se l'inquilino della Casa Bianca abbia visto la trasposizione cinematografica Donnie Brasco (1997), regia di Mike Newell, con Al Pacino e Johnny Depp e la compianta Anna Heche, morta prematuramente in un orribile incidente stradale nel 2022.
Se lo ha fatto, non potrà non avere notato l'analogia dell'infiltrazione operata del Federal Bureau of Investigation con la sua, anzi le sue, nei gangli della democrazia americana. Ma se non l'avesse fatto, la decisione dei giudici della Suprema Corte, che lui ha insultato in un lungo discorso alla Nazione, definendoli "pazzi", "un oltraggio", "sleali nei confronti del popolo americano", "al servizio degli interessi della sinistra radicale", "paurosi" di cui "si vergogna", dovrebbe avergli messo una fastidiosa pulce nell'orecchio.
L'avvertimento costituzionale della Suprema Corte sotto la presidente del giudice John Roberts, infatti, è più che evidente e lo smaschera, perché non si può non leggere come un categorico invito ai cittadini americani a dirgli esplicitamente di non superare i limiti che il rispetto della democrazia impone al suo potere.
In altri termini, Donnie non si può permettere di ignorare il Congresso e di trattarlo come un soprammobile istituzionale, perché il suo mandato si dispiega all'interno di regole precise, di contrappesi e di una storica separazioni dei poteri. Insomma, la sua "infiltrazione" per scardinare la democrazia ereditata dai Padre Fondatori, prossima a tagliare 4 luglio il traguardo dei 250 anni, è diventata palese. Lo si vede e lo si legge a occhio nudo.
Certo, la sua linea prosegue con un linguaggio impudicamente aggressivo e violento, ma è stata finalmente denunciata nella sua distorsione politica all'apogeo del potere giudiziario statunitense, anche se Donnie ha immediatamente preso con l'abituale prepotenza di chi sfida mondi e dintorni strade alternative nelle pieghe delle leggi federali.
Rimane una certezza che se non è dei MAGA, lo è degli americani che continuano a credere nella democrazia: le prossime mosse del Presidente saranno la cartina di tornasole della sua volontà di radicalizzare lo scontro istituzionale e non soltanto sulla questione dazi. Nel caso estremo di un ulteriore processo di divisione tra i poteri negli Stati Uniti, il 250° dell'Indipendenza si profila lacerante per il popolo americano come non mai dalla Guerra di Secessione del 1861.









































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