L'Editoriale della Domenica. Sistema Difesa: un rebus che il ministro Crosetto non risolve
- Michele Corrado
- 13 ore fa
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di Michele Corrado

È stato presentato il Documento Programmatico Pluriennale (DPP) 2025-27 del comparto Difesa e si ha notizia dell’avvio di uno studio per la riforma dell’intero Sistema Difesa per mezzo di una legge dedicata che dovrebbe portare nei prossimi venti anni ad un salto di qualità concreto sulle capacità che dovranno poter esprimere le nostre Forze Armate.
Il DPP appare in forma di “brochure” (circa 140 pagine), diviso in tre parti (Approccio strategico nazionale, Lo sviluppo dello strumento militare, Il bilancio della Difesa, più un congruo allegato), ed ha lo scopo evidente di rendere comprensibile, anche con l'ausilio di figure multicolori, tabelle, istogrammi, grafici, le modalità con sui saranno spesi i fondi del Comparto Difesa, portando gli effettivi a 160mila unità, di cui 92.700 volontari.
Che sia sincero lo sforzo del Ministero di via XX Settembre di rendere alla portata di tutti il documento traspare dall'epigrafe con cui si spiega che Il DPP 2025 offre al Parlamento le previsioni di spesa del Dicastero per l’anno finanziario corrente e per il prossimo triennio; è al tempo stesso una fotografia dell’operatività delle Forze Armate e un piano programmatico-finanziario che, in coerenza con le risorse disponibili, evidenzia le misure necessarie per migliorare l’efficacia complessiva e le capacità dello Strumento militare, intercettando nel contempo i trend tecnologici. Il documento ha una nuova veste grafica con l’intento di garantire una comunicazione più chiara e trasparente sulle attività e le necessità dello Strumento militare, contribuendo ad aumentare la consapevolezza del ruolo svolto dalle Forze Armate e delle scelte ministeriali in materia di sicurezza e difesa.
Tuttavia, pur semplificando all’eccesso, non si sfugge alla epidermica sensazione che il linguaggio utilizzato sia progressivamente incomprensibile se non si fa parte degli addetti ai lavori o di quel "cerchio magico" di chi si occupa primariamente di questioni militari. Traspare comunque il desiderio ultimo di giustificare quello che verrà realizzato con le risorse disponibili all'interno della Legge di Bilancio 20225-2027.
In sostanza, si torna al solito concetto della giustificazione della spesa, quasi fosse una colpa ineludibile, invece di spiegare che il sistema Difesa - e non la Guerra - genera sicurezza e da questa deriva il nostro quotidiano, nelle forme stabilite dalla Costituzione, dagli obblighi delle Alleanze, dalla partecipazione democratica dei cittadini alla vita del Paese. All'opposto, è palpabile il messaggio che passa, anche attraverso la chiarezza espositiva del Ministro della Difesa Guido Crosetto: si è costretti ad approntare nuovi piani difensivi per "compensare il progressivo ridimensionamento delle Forze statunitensi nel teatro europeo, determinato dal crescente focus sull’Indo-Pacifico". In altre parole, l'abbandono di cui siamo vittime da parte degli americani (Trump) obbliga i Paesi europei della Nato, l'Italia tra questi, a investire capitali (che non abbiamo) per sostituirli. Quasi che l’Europa - ed è un paradosso rispetto alle posizioni politiche trasversali che emergono nei dibattiti - fosse territorio statunitense e noi gli ospitati, ora a pagamento.
Ora, per comprendere un qualsiasi documento militare è necessaria una specifica preparazione dedicata che da noi praticamente non esiste e che non tutti gli stessi decisori politici posseggono. O che finora hanno dimostrato di non possedere. Ma non è questo il luogo per affrontare le ragioni politico-culturali e il mancato respiro che hanno determinato questa perdurante arretratezza specifica sul piano della conoscenza militare. È quindi probabile che quanto deciso e quello che sarà realizzato, oltre ad essere incomprensibile per la maggior parte dei cittadini, rischi di essere inadeguato a quanto richiesto dalla situazione internazionale e dal ruolo che l'Italia vuole recitare in tale contesto.
La mancanza completa di una “cultura della Difesa” ha generato un totale vuoto in questo settore, che pare sottragga risorse allo stato sociale e che invece è il presupposto che genera e mantiene uno stato sociale, determinando scelte immotivate e casuali da parte di persone prive di competenza specifica.
È forse il momento di dedicare più tempo e risorse alla comprensione degli equilibri internazionali analizzando gli strumenti con i quali si realizzano che non sono solo quelli diplomatici, in cui per "tradizione genetica" abbiamo ovunque la libera docenza.
Se non altro, sarebbe possibile comprendere e far comprendere come poter vivere in situazioni di agio e sicurezza senza dovere necessariamente dipendere da agenti esterni che, esperti in materia, ci indicano la via e poi ci lasciano soli a percorrerla.











































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