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"La violenza si batte con la democrazia, non riducendo gli spazi democratici"

di Rocco Larizza

Condannare la violenza è una priorità assoluta, non si può accettare che in una società democratica prevalga l'uso della forza sul diritto. Ma arriva proprio dalla democrazia il migliore contrasto alla violenza, come insegna la storia. Quanto è avvenuto a Torino durante la manifestazione del 31 gennaio pro Palestina, contro la guerra e a favore della conservazione dell'immobile di corso Regina Margherita 47 alle attività sociali di quartiere, è intollerabile sotto tutti i punti di vista. Quanto è accaduto è grave, ma ogni confronto con gli anni Settanta è fuori luogo e strumentale oltre che fuorviante. E lo è anche nella misura della ricerca fuori tempo massimo di alcune asimmetrie di classe per sostenere la tesi di presunti fiancheggiatori intellettuali, come rimbalza da più parti, senza che vi siano riscontri certi. E lo è anche fuori misura nelle parole pronunciate dal Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi con la sua informativa oggi alla Camera.

Chi ha un po' di esperienza o di memoria storica sa che non siamo all'anno zero dell'estremismo violento, tuttavia sa che con esso non si deve civettare. In questo momento tergiversare o precisare che il "martello era un martelletto" serve a poco; un martello o qualsiasi altro corpo contundente denunciano obiettivi diversi di una legittima manifestazione. Infatti, dubitiamo con l'uso del buon senso che le migliaia di persone, famiglie intere con i bambini, alcuni nei passeggini, giovani e non, siano sfilate sabato scorso lungo il percorso con un tascapane che contenesse armi improprie.

Dunque, la prima vittima di questi fenomeni violenti è il diritto di manifestare il dissenso. Ciò è dimostrato anche dal tentativo del Governo di criminalizzare la partecipazione dei cittadini. Evidentemente oggi al Potere dà fastidio qualunque accenno di aggregazione sociale che si possa trasformare in protesta e contestazione. Dopodiché sorge spontanea la domanda: non è forse la democrazia che offre l'opportunità di governare? Non a caso, mentre decine di migliaia di cittadini chiedevano spazi sociali, una minoranza nel nome di Askatasuna cercava spazi criminali cui si è contrapposta immediata la criminalizzazione del dissenso e il "suggerimento" alla magistratura di quale capo d'accusa formulare per i colpevoli.

L'equazione sottostante è chiara: all'aumentare della gravità dei fatti - che esistono e sono gravi lo ripetiamo, ma che spetta alla magistratura nella sua autonomia e nella divisione dei poteri codificarli - cercare l'appoggio di quote sempre maggiori di cittadini per restringere gli spazi democratici. Nulla di nuovo. Negli anni Settanta e Ottanta, centrali internazionali, organizzazioni paramilitari, piduisti, settori dei servizi segreti in collusione con mafia e l'eversione di destra orchestrano il prolungamento della Strategia della tensione per alimentare la paura nel Paese piazzando bombe sui treni e nelle piazze.

Un ripasso della storia non è mai una perdita di tempo. E non lo è a maggior ragione in questa circostanza per chi governa, gli stessi che con troppa leggerezza fanno sempre più riferimento agli anni di piombo, giocando maldestramente con luoghi comuni da cui affiora la totale assenza di conoscenza diretta e indiretta. Allora è utile ribadire per tutti, che proprio in quegli anni, gli uomini e le donne della Resistenza sono stati i più intransigenti oppositori del terrorismo e della violenza, e nello stesso tempo i più strenui difensori dei diritti costituzionali.

Di conseguenza, è giusto come si fece mezzo secolo fa, denunciare qualunque forma, legge o decreto legge, che tenda a restringere gli spazi democratici, ma ciò non esime dal dovere di condannare e combattere una minoranza violenta e pericolosa che ha la pretesa di occupare la scena, picconando la democrazia. Questa minoranza non deve avere diritto di cittadinanza.

In ultimo, è interesse comune collaborare tra chi organizza le manifestazioni - soprattutto se non dispone di un adeguato servizio d'ordine - e le istituzioni, una collaborazione finalizzata ad isolare e neutralizzare i violenti con un'azione preventiva. 


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