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Le mani degli Usa su Maduro La dottrina Monroe è ritornata

Aggiornamento: 9 ore fa

Trump: "Ciò che abbiamo fatto in Venezuela, lo possiamo fare in qualunque parte del mondo".


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Il gendarme del mondo americano è tornato. Lo ha fatto con "un'operazione brillante", secondo la ricostruzione che ne ha offerto l'inquilino della Casa Bianca alle 11 e 39 ora locale dalla sua residenza di Mar-a-lago, Florida. E lo ha fatto in tutta la sua potenza - che non ha eguali nel mondo - e nel rispetto - secondo la sua filosofia - della legge. Donald Trump, pochi minuti fa in conferenza stampa, è stato esplicito su alcuni punti che riflettono altrettanti moniti all'esterno e la riproposizione della Dottrina Monroe declinata nella versione moderna del "cortile di casa", dove a Washigton tutto è permesso.

In primo luogo, l'America è ritornata grande e rispettata militarmente, perché nessun altro Paese ha la sua forza ed è in grado di fare "ciò che ho visto questa notte", sono parole di Trump, ripetute in forme diverse, passando attraverso i ringraziamenti al capo dell'esercito, ringraziamenti ripetuti anche dal Segretario della guerra Pete Hegseth che ha sottolineato che i militari americani sono "grandi guerrieri" e ciò significa, ha ancora detto Hegseth, che i nemici dell'America non avranno mai scampo. Parole e atteggiamenti di una "America First" che avrà, è facile profetizzarlo, come conseguenza quella di allertare le altre potenze mondiali e suggerire nuove politiche di riarmo. In secondo luogo, nessuno al mondo provi più ad impossessarsi di proprietà americane; nel caso del Venezuela si tratta degli impianti petroliferi, "rubati", ha detto senza troppi giri di parole Trump. In terzo luogo, il presidente americano ha spiegato che gli Usa non si muoveranno dal Venezuela, "governeranno il Paese - un Paese morto fino a oggi - e la ricchezza sarà redistribuita ai venezuelani" per gestire la transizione democratica e naturalmente per tutelare i suoi interessi petroliferi, avvertendo che chiunque immagini di seguire i comportamenti di Maduro seguirà la sua sorte.

Del resto, nei suoi tweet Trump ha lasciato intendere di non avere attaccato il Venezuela, di non avere dichiarato guerra a uno stato sovrano, ma di essersi limitato a fare arrestare il presidente venezuelano Nicolas Maduro e sua moglie Cilia Floris e a trasferire entrambi sulla portaerei Iwo Jima con l'accusa di essere il capo di un cartello di narcotraffico. Portato bendato e ammanettato come un comune delinquente, prossimo a fare una sosta di Guantanamo, sono alcune informazioni che si rincorrono sulle agenzie e sulle reti televisive, perfettamente in linea con il mancato riconoscimento dell'amministrazione americana delle elezioni venezuelane del luglio 2024 che avevano riconfermato Maduro.

Un precedente pericoloso, ha affermato il Segretario generale dell'Onu Guterres. Non per l'accusa in sé, ovviamente, su cui peraltro non vi sono elementi concreti né di responsabilità diretta di Maduro, né di complicità dello stesso con altri narcos, ma per il metodo discutibile, per usare un eufemismo, che spiana la strada anche alle grandi potenze di risolvere e dare corpo attraverso vie surrettizie ai propri interessi. Applicato al Venezuela equivale alle risorse naturali, cioè al petrolio. In Groenlandia, se a qualcuno interessa, c'è soltanto l'imbarazzo della scelta...

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