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Un problema nel problema: pericoli e forme di contrasto nel cyberspazio

di Emanuele Davide Ruffino e Alexandru Constantin Vicol

 

La drastica riduzione dei costi di comunicazione e la facilità di accesso all’informazione ha abbassato le barriere all’ingresso nello spazio digitale, consentendo a individui, gruppi e organizzazioni di esercitare un’influenza che in passato era appannaggio quasi esclusivo degli apparati statali.

In tale scenario, le tecnologie digitali permettono una comunicazione istantanea su scala globale e possono mettere a rischio gli interessi individuali (con piccole e grandi truffe praticate ai danni delle persone meno esperte) e il coordinamento transnazionale vulnerabile anche con interventi a costi facilmente accessibili a gruppi non ben identificabili.

Il cyberspazio si configura così come un ambiente nel quale il potere può essere esercitato senza il ricorso diretto al controllo territoriale, attraverso il flusso di dati e l’interconnessione delle infrastrutture digitali con una rilevanza strategica che consente d’incidere su sistemi politici, economici e militari senza necessariamente ricorrere a strumenti convenzionali.

 

Nuovi concetti di potere

Il cyberspazio può essere interpretato come un fattore strategico determinante i futuri equilibri, in grado di condizionare gli asset della nostra società. Nel contesto di guerre a pezzi, anche nel senso che sono diversi i livelli su cui poteri diversi tendono a confrontarsi, un posto di rilievo è ricoperto non solo dalle guerre che si combattono sui campi di battaglia, ma anche quelle che vedono il confronto su chi controlla le trasformazioni del sistema internazionale: il concetto di potere ha subito una profonda riconsiderazione, riflettendo il mutamento delle risorse attraverso cui si riesce a influenzare l’esistente. La capacità di orientare il comportamento degli attori di un sistema, al fine di conseguire determinati risultati, si manifesta attraverso modalità differenti che includono, oltre alla forza militare, la coercizione, l’incentivazione e l’attrazione. Nell’attuale fase storica, nessuna di queste dimensioni risulta sufficiente se considerata isolatamente; al contrario, l’efficacia strategica dipende sempre più dalla loro combinazione, in un quadro caratterizzato da elevata complessità e interdipendenza.

Nel mondo virtuale vi è un’oggettiva difficoltà ad attribuire con certezza le responsabilità degli attacchi cibernetici e ciò comporta un elevato grado di ambiguità e soprattutto, diventa complicato il predisporre adeguate contromisure in quanto le tradizionali forme di deterrenza non risultano più sufficienti. Nel cyberspazio diventa complicato individuare le fonti reali degli attacchi, compresi quelli subiti in alcune realtà piemontesi, rendendo spesso impossibile predisporre adeguate ritorsioni: l’incertezza di attribuzione rende difficile contrattaccare annacquando i confini tra pace e conflitto obbligando a predisporre nuove modalità d’ingaggio.

Le singole persone, le aziende e gli Stati si trovano così a combattere una guerra sotterranea basata sulle competenze cibernetiche dove il colpire il potenziale avversario non esclude il dover provocare gravi danni anche a chi si difende in quanto la deterrenza opera in modo incompleto e spesso asimmetrico. 

L’avere un controllo o almeno una dimestichezza a trattare questi aspetti offre un vantaggio competitivo in qualsivoglia settore della nostra società, in quanto è sempre più evidente come la velocità delle operazioni digitali, unita alla difficoltà di attribuzione e alla possibilità di condurre azioni reversibili e incrementali, riduce i tempi disponibili per il processo decisionale e aumenta il rischio di errori di valutazione. Il campo di battaglia è il cyberspazio che agisce come un moltiplicatore d’instabilità, amplificando le tensioni esistenti e favorendo dinamiche di escalation non intenzionale, potenzialmente sviluppabile anche in assenza di volontà esplicita o intenzionalità strumentale.

Operazioni d’intrusione, sabotaggi informatici, spionaggi digitali e interferenze nei processi decisionali producono a tutti i livelli effetti incontrollabili, senza che se ne abbia ancora piena coscienza.

 

La capacità di incidere sui processi decisionali

Il cyberspazio si configura come uno spazio privilegiato per forme di competizione persistente, caratterizzate da gradualità, reversibilità e ambiguità, che rendono difficile l’attivazione di risposte tradizionali ma che sono in grado d’indirizzare i contorni delle moderne economie e che rappresentano un’arma fondamentale negli attuali conflitti bellici.

A differenza dei domini convenzionali, nel cyberspazio l’efficacia di un’operazione non è necessariamente legata alla produzione di danni materiali o vittime, ma alla capacità d’incidere sui processi decisionali, sulla fiducia nelle istituzioni e sul funzionamento dei sistemi, nonché condizionare il pensiero e l’opinione comune contro cui è pressoché impossibile combattere. Ne deriva una forma di pressione strategico-culturale che opera prevalentemente sul substrato degli atteggiamenti e che supera il livello politico per entrare nei processi decisionali, dove il cyberspazio emerge come un dominio nel quale la competizione assume modalità meno visibili ma non per questo meno rilevanti.

La sua importanza non risiede tanto nella possibilità di condurre una guerra in senso tradizionale, quanto nella capacità d’influenzare il comportamento di alcuni attori, alterare i calcoli strategici e condizionare l’evoluzione delle crisi senza oltrepassare soglie codificate e ciò li rende per un certo senso, invulnerabili. In tale prospettiva, le guerre moderne vanno riviste e riscritte in una logica di interazione continua in grado di sfalsare la realtà.

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