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Un libro per voi: "I ragazzi di via Oberdan"

di Alberto Ballerino

 


Mirko Ferretti, alessandrino doc, giocatore del Toro negli anni Sessanta ed allenatore della Primavera nel Toro dell'ultimo scudetto (1976), poi vice di Gigi Radice nei successivi campionati, fa rivivere il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza nel libro ‘I ragazzi di via Oberdan e i giochi di un mondo fa’ (arabAFenice, p. 125, 16 euro).

La narrazione si svolge prima e dopo la Seconda guerra mondiale in quello che allora era uno dei quartieri popolari e periferici di Alessandria, compreso nell'area tra Spalto Gamondio, corso Lamarmora, via Piave e via Oberdan. Mirko con la sua famiglia vive in una zona di case popolari, abitate soprattutto da operai che lavoravano nelle fabbriche vicine: la fonderia Tedy, il calzaturificio Grand Italia e, soprattutto, il grande e mitico cappellificio Borsalino. C’è anche chi ha il suo posto al Mercato Ortofrutticolo, che all’epoca si trova in questa parte della città.

A rendere vivi strade e cortili sono Mirko e i suoi coetanei, la parte più interessante del libro è proprio la descrizione dei tantissimi giochi con cui si divertono. Tra tutti naturalmente al primo posto è il calcio, in strada: è così che si muovevano i primi passi di una passione destinata per qualcuno, come lo stesso autore,[1] a diventare il proprio destino. Piazza Genova (l’attuale piazza Matteotti) è tra i luoghi di divertimento preferiti: Mirko è i suoi amici giocano nella parte vicina a via Piave e via Oberdan, nell’altra ci sono i ragazzi che vivono dalla parte del liceo classico e via Montegrappa, in buona parte appartenenti a famiglie borghesi. Una curiosa linea di divisione tra due zone diverse della città, ma senza acredini e ostilità reciproche. Diversi i giochi ma solo Ferretti e i suoi compagni fanno la Sghiarola, battendo nel passaggio pedonale una striscia di neve e bagnandola in modo da favorire la formazione del ghiaccio su cui dilettarsi a fare scivolate da 7–10 metri.


Tra i ragazzi dell’altra parte della piazza invece c’è anche Umberto Eco con la sua cerbottana. Un riferimento per i giovani di questa zona della città è l’oratorio di Don Stornini, che svolge un ruolo di educatore fondamentale. Come già ricordato in altre testimonianze, la scansione temporale delle giornate è dettata dalle sirene della Borsalino, che condiziona non solo gli operai ma anche chi è impegnato in altre attività e persino i giochi dei ragazzi.

Questo libro dedicato all’area di via Oberdan (nelle foto, oggi) costituisce un ulteriore tassello della memorialistica che ricostruisce la vita popolare di Alessandria negli anni Trenta e Quaranta. Si possono ricordare in particolare ‘Cantòn di Rus e dintorni’ di Carlo Gilardenghi e ‘I ragazzi di piazza Mentana: storia senza fine di un’amicizia senza fine’ di Walter Colli, pubblicati entrambi dall’Isral. Il primo è dedicato all’area sottoproletaria tra via Guasco e piazza Santa Maria di Castello e l’altra a quella dei ceti medi del rione Pista. Sono tutte memorie il cui valore va al di là di una singola città, delineando il ricordo di un mondo ormai scomparso di cui correttamente l’autore pone la fine nel boom economico.


Note

[1]Alessandra Demichelis e Michele Ruggiero, Una vita da secondo, arabAFenice, 2016

 

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