"Invece di armarci, potremmo...": proposte per non cadere in un'economia di guerra
- Rocco Artifoni
- 10 ore fa
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di Rocco Artifoni

Nei giorni scorsi è uscito il dossier "Invece di armarci, potremmo..." una risposta alla corsa al riarmo presente in tutta Europa, Italia compresa, realizzato dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo. Organizzato su 15 schede, il dossier esamina la situazione in cui versano sanità, scuola, acqua, territorio, giustizia e vari altri ambiti fondamentali per la vita di tutti, segnalando che è arrivato il momento di dare attuazione all'esortazione dell'allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini: "Svuotare gli arsenali, riempire i granai".
Il dossier si conclude con l'invito a inviare un messaggio alla Presidente del Consiglio per chiedere un cambio di passo. L'auspicio, infatti, è che nasca una campagna di pressione per fermare la corsa al riarmo. Ne scrive Rocco Artifoni.
Ma chi l’ha detto che non ci sono alternative al riarmo? Anzi, le alternative – oltre che possibili – sono necessarie. È questa la conclusione a cui si giunge dopo aver letto il dossier “dal militare al sociale” realizzato dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo. [1]
Il punto di partenza - fondamentale, in stretta sintonia con l'anniversario della nostra Repubblica e l'art. 11 della nostra Costituzione con cui si ripudia la guerra - è il costo delle armi: “nel 2025 l’Italia ha destinato alle spese militari 35,5 miliardi di euro (5,7% di ciò che paghiamo in tasse), ma conta di portarle a 48 miliardi per il 2028. Una scelta dalle conseguenze catastrofiche”. Perciò “le spese militari vanno fermate, non solo perché ce lo chiede l’articolo 11 della Costituzione, ma anche perché ci impediscono di risolvere gli enormi problemi sociali e ambientali che ci rendono la vita difficile”.
L’impostazione del documento è semplice: “Invece di armarci potremmo…”. Partendo da questo presupposto il dossier indica alcune possibili e utili alternative: “soccorrere la sanità pubblica, mettere le scuole in sicurezza, offrire servizi gratuiti all’infanzia, organizzare una buona scuola per tutti, migliorare lo stato sociale, risanare la giustizia, mettere il territorio in sicurezza, risanare la rete idrica, accelerare la transizione energetica, garantire ai migranti un’accoglienza dignitosa, potenziare la cooperazione internazionale, rafforzare il sistema delle Nazioni Unite, investire nella difesa nonviolenta, istituire un corpo civile di pace”.
La sintesi di questa visione l’aveva già indicata con chiarezza Sandro Pertini: “Svuotare gli arsenali, riempire i granai”. Sembra utopia, ma in realtà è una scelta razionale. Il dossier dedica una scheda ad ogni proposta alternativa al riarmo, con una stima delle necessità. Si tratta di scegliere che cosa sia meglio per il bene comune.
Il dossier serve ad informare per aumentare la consapevolezza. Ma è stato redatto anche per sollecitare chi legge ad attivarsi, scrivendo un messaggio alla classe politica: “Spett.le Presidente del Consiglio, scrivo a Lei con l’intento di raggiungere anche i gruppi parlamentari che sostengono il Suo governo. In ossequio alla sollecitazione dell’On. Pertini Svuotare gli arsenali, riempire i granai chiedo che i soldi pubblici siano spesi non per armamenti, ma in sanità, scuola, pensioni, protezione civile e quant’altro possa servire a migliorare la vita dei cittadini. Valuterò l’operato della maggioranza di governo anche in base alle scelte di spesa che effettuerà e ne terrò conto quando sarò chiamato a dare il mio voto.”
Nel 2027 in Italia si terranno le elezioni politiche. La Costituzione ci chiede “l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2). Il voto è uno strumento per dare concretezza a questa richiesta, eleggendo persone che si impegnino a realizzare questa “Campagna a difesa dei bisogni sacrificati dalle spese militari”, promossa dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo.
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