Laicità e anticlericalismo nel pensiero dell'Eroe dei due Mondi
- Tullio Monti
- 12 ore fa
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Il 2 giugno del 1882, 144 anni fa, moriva nell'isola di Caprera Giuseppe Garibaldi, uno dei padri della patria, la figura risorgimentale più nota nel mondo. Ricordiamo l'anniversario con un articolo di Tullio Monti che esamina uno dei lati più in chiaroscuro dell'Eroe dei due Mondi: il suo rapporto con la Chiesa Cattolica.
di Tullio Monti

Come ha osservato acutamente Gian Biagio Furiozzi, “la laicità, in Garibaldi, non si riduce, come troppo spesso si è ritenuto, a un anticlericalismo magari volgare e grossolano (che pure, in qualche caso, ci fu), ma investe tutta una serie di aspetti quali il rapporto Stato-Chiesa, il ruolo della religione in uno Stato moderno, la divisione dei poteri, l’autonomia della sfera pubblica, l’abolizione dei privilegi. In sostanza, la sovranità dello Stato fondato sulla volontà popolare, sull’eguaglianza di tutti i cittadini, sul dovere del lavoro per tutti e sul diritto a una istruzione non confessionale”.
Potremmo dire, con altre parole, che l’anticlericalismo garibaldino si può considerare come la premessa, o se si vuole come l’impalcatura esteriore di una visione più generale e complessiva di una società laica e moderna e di uno Stato libero, indipendente e sovrano.
Rispetto al suo anticlericalismo, che una volta Giuseppe Mazzini, in una lettera a Sara Nathan, definì “la monomania antipretesca” del generale, occorre precisare che Garibaldi non era ateo, come peraltro testimonia la sua pubblica adesione alla massoneria (notoriamente incompatibile con l’ateismo), ma per lui Dio era il creatore e il regolatore dei mondi e inoltre egli credeva nell’immortalità dell’anima. Occorre tuttavia ricordare, come acutamente sottolineato da Aldo Mola, che “dopo il 1870 l’anticlericalismo garibaldino aggiunse il teismo mazziniano nel novero dei suoi bersagli”. Ed è pur vero, come ha notato sempre Mola, che nel 1879-80 Garibaldi fu nominato presidente onorario della “Società degli Atei” di Venezia, ma che quell’ateismo aveva “una valenza preminentemente politica, non teologica, ovvero nei preti combatteva anzitutto i pretendenti alla restaurazione dello Stato Pontificio e gli aspiranti al perpetuo esercizio di un ruolo di egemonia sulla vita pubblica e di guida pedagogica della società civile”.
Inoltre egli non era contrario alla religiosità popolare, rispettava le sue forme esteriori e nemmeno osteggiava il basso clero (preti e frati, alcuni dei quali parteciparono anzi alle sue imprese militari), se dedito alle opere di carità e non parassitario.
Contrario a "una casta di sacerdoti"
Garibaldi era contrario per principio ai preti come istituzione, in quanto egli, in sintonia con la concezione dei protestanti, negava la loro funzione di mediazione fra l’uomo e Dio. Peraltro egli accomunava nella sua condanna i preti di tutte le religioni, cattolici, protestanti, musulmani o buddhisti, in quanto erano visti come “un ostacolo al progresso umano, alla fratellanza degli uomini e dei popoli”. Per lui era inconcepibile che vi fosse una “casta di sacerdoti” che viveva senza lavorare: nel suo romanzo “I Mille”, scrisse che il suo sogno più grande era quello di vedere tutti i religiosi, dal papa fino all’ultimo prete, lavorare nei campi come tutti i comuni mortali (egli stesso si definì sempre “un contadino”): egli coniò la suggestiva espressione “dall’aspersorio alla vanga”, poi rievocata da Ernesto Rossi in un suo celebre libro – “Il manganello e l’aspersorio” – dedicato al connubio politico-religioso tra fascismo e chiesa cattolica col Concordato del 1929.
Spesso Garibaldi espresse giudizi sarcastici su alcuni dogmi delle chiesa cattolica, come quelli dell’infallibilità del papa, della verginità della Madonna e della presenza reale di Cristo nell’ostia consacrata. Era invece favorevole ad assicurare i pieni diritti delle minoranze cristiane (valdesi in primis), degli ebrei e dei liberi pensatori (compresi ovviamente i massoni). Nei suoi scritti anticlericali non mancano ripetuti riferimenti all’intolleranza della chiesa, ai roghi, alle atrocità, alle torture, alle guerre di religione, alle condanne di scienziati che hanno contraddistinto nei secoli la chiesa cattolica.
L’anticlericalismo di Garibaldi ebbe origini essenzialmente politiche
La chiesa cattolica era da lui vista come il principale ostacolo all’unità d’Italia, ciò sia per la presenza dello Stato della chiesa, sia per le alleanze internazionali del papato con l’Austria “cattolicissima”, con la Spagna e anche con la Francia di Napoleone III, protettore del papato e garante dell’intangibilità dello Stato della Chiesa. Inoltre per Garibaldi la chiesa era colpevole di tenere le masse contadine nella miseria, nell’ignoranza e nella superstizione; egli riteneva i preti “stimolatori di guerra” e storicamente alleati dei tiranni, i quali pensavano solo ai propri interessi; i preti dominavano le classi povere e, promettendo loro “sfacciatamente il paradiso”, in ogni tempo essi “furono d’accordo coi potenti, poiché vivendo del sudore del popolo come i potenti, essi fecero causa comune con loro”. Inoltre Garibaldi imputava alla chiesa cattolica la persistenza del brigantaggio meridionale, “mantenuto dai preti sotto il patrocinio di Bonaparte”. Infine egli aveva la convinzione che la cessione di Nizza – sua patria natale - alla Francia (decisa da Cavour, che fu per questo da lui odiato) non avrebbe avuto la sanzione del voto popolare nel plebiscito senza il sostegno determinante dei preti.
Come ha fatto notare Guido Verucci, uno dei motivi della simpatia di Garibaldi per la Comune di Parigi, il governo rivoluzionario e socialista seguito alla caduta di Napoleone III, sconfitto e imprigionato a Sedan nella guerra franco-prussiana, risiede nel fatto che la Comune sancì la separazione fra lo stato e la chiesa. Nell’ ”Appello alla Democrazia”, scritto a Caprera nel 1872, egli caldeggiò la soppressione di tutte le corporazioni religiose e l’istruzione obbligatoria, gratuita e laica. Per lui era troppo permissiva anche la formula cavouriana “Libera Chiesa in libero Stato”. In pratica Garibaldi, concordando con l’impostazione di altri autorevoli esponenti sia della Destra storica (come il deputato Bertrando Spaventa) che, soprattutto della Sinistra storica (come il ministro Pasquale Stanislao Mancini), intendeva considerare la chiesa alla stregua di una qualunque associazione privata. Per questa ragione Garibaldi criticò duramente la Legge delle Guarentigie del 1871, che regolò unilateralmente da parte dello stato italiano i rapporti con la chiesa cattolica (che respinse sdegnosamente quella legge, considerando illegittimo ed illegale lo stato italiano) fino al 1929, da lui considerata un arretramento anche rispetto alla formula cavouriana: infatti egli ne chiese con insistenza l’abolizione, insieme alla soppressione dell’Articolo 1 dello Statuto albertino, cioè l’abolizione della religione cattolica come culto ufficiale dello stato (cosa che fece Bettino Craxi con la revisione del Concordato del 1984). Egli ribadì inoltre il suo favore per la devoluzione in favore dei poveri dei fondi delle Oper pie e il completamento della vendita dei beni ecclesiastici, con la fusione delle campane non necessarie (e non fu favorevole pertanto alla distruzione delle chiese).
Convintamente repubblicano e socialista
Dal punto di vista politico Garibaldi fu una personalità complessa e multiforme, ben distante da quella caricatura per la quale fu a lungo sottovalutato, incompreso o liquidato con un atteggiamento di sufficienza, quando non di scherno o di disprezzo. Egli fu convintamente repubblicano e socialista, ma il suo socialismo fu di tipo umanitario, ben lontano dalle pretese scientifiche e profetiche del marxismo. Egli nel 1864 a Londra fu tra i fondatori dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, la cosiddetta Prima Internazionale – attiva fino al 1876 - che vide tra i suoi fondatori Karl Marx (il principale promotore, rappresentante dei socialisti marxisti), i socialisti non marxisti (nei quali egli si riconosceva), Mikhail Bakunin che rappresentava gli anarchici ed i mazziniani italiani; Garibaldi rimase nella Prima Internazionale anche dopo l’espulsione, nel 1871, dei mazziniani e poi degli anarchici di Proudhon e in seguito di Bakunin. Famosa è la sua definizione dell’Internazionale e del socialismo come “il sole dell’avvenire”, emblema che rimase per un secolo nell’iconografia dei simboli del Partito Socialista Italiano e poi anche del Partito Socialista Democratico Italiano.
Il suo socialismo solidaristico era in aperta polemica con la carità dei clericali, possibilmente elargita da enti religiosi in cambio dell’adesione al credo cattolico, che prometteva la salvezza eterna dell’anima. Garibaldi sostenne attivamente la diffusione delle società di mutuo soccorso, oltre 300 delle quali lo nominarono presidente onorario.
Egli fu massone dichiarato, affiliato in Uruguay nel 1844 e venne eletto primo Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia nel 1864, dopo che il GOI venne rifondato. Fu pioniere del cremazionismo in Italia e della battaglia per l’eliminazione dei cimiteri, ottenendo nel 1865 dal parlamento italiano l’approvazione della legge che regolamentava, con criteri igienico-sanitari più stringenti, i cimiteri pubblici e proibiva le sepolture e le inumazioni urbane e nel 1877 della legge che regolamentava e legalizzava la cremazione, tassativamente proibita dalla chiesa cattolica.
Il suo umanitarismo socialista e laico si estendeva anche agli animali, per la tutela dei quali egli fondò l’Ente Nazionale Protezione Animali, il primo ente protezionistico italiano, esistente ancor’oggi. A dispetto dell’essere stato cospiratore, corsaro, guerrigliero, ammiraglio, generale che combatté mille battaglie per la libertà dei popoli di due continenti, Garibaldi fu inaspettatamente internazionalista, pacifista ed antimilitarista, partecipando ed intervenendo in prima persona al Congresso internazionale della pace di Ginevra nel 1867.
Come si può ben vedere la sua fu una personalità complessa ed assi moderna, che ci parla ancor’oggi su temi di grande attualità politica e sociale.













































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