Il giorno della volontà di un popolo: nascita della Repubblica italiana
- Marco Travaglini
- 9 ore fa
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Il 2 giugno del 1946 il Referendum istituzionale cambiò il corso della nostra storia
di Marco Travaglini

Il percorso di libertà, avviato con la vittoria antifascista del 25 aprile 1945, segnò una tappa fondamentale il 2 giugno 1946, ottant’anni fa, quando il popolo italiano voltò pagina e, in seguito al referendum istituzionale, pose fine alla monarchia, scegliendo una forma di governo repubblicano. La parola chiave fu referendum, gerundio della parola latina refero che significa riferire, rispondere o registrare. E il popolo italiano, quel giorno, fece registrare la propria volontà consentendo la vittoria dei repubblicani con il 54,3% dei voti contro il 45,7% dei monarchici.
Per la prima volta – se si escludono le amministrative di marzo e aprile di quello stesso anno, che riguardarono soltanto alcune regioni – in Italia votarono anche le donne. Una conquista arrivata dopo anni di battaglie e molto più tardi rispetto ad altri paesi. Alle urne si recarono tante donne di ogni ceto insieme a volti noti come Anna Magnani, le resistenti antifasciste Camilla Ravera e Teresa Noce, due tra le tante donne che fin dai tempi del fascismo si erano battute per la democrazia. Con la fine della monarchia, che aveva guidato l’Italia dal 1861, conducendo la nazione al disastro con il fascismo e la seconda guerra mondiale, si proclamò anche l'esilio dei Savoia.
Re Umberto II lasciò l’Italia dall’aeroporto di Ciampino con un volo diretto in Portogallo. Umberto, ribattezzato il “Re di Maggio” per essersi seduto sul trono per poco più di un mese, dal 9 maggio 1946 fino al 18 giugno, accettò l’esilio e visse il resto della vita nel distretto di Lisbona, a Cascais, e a Ginevra. Il 2 giugno del 1946 fu un punto di svolta e al tempo stesso un traguardo storico. Con la Repubblica venne ricomposta l’unità del Paese, che poté intraprendere il lungo cammino verso la rinascita dalle macerie lasciate dalla dittatura e dalle atrocità della guerra. Parallelamente alla nascita della Repubblica venne eletta l'Assemblea Costituente che, a sua volta, elesse Enrico De Nicola capo provvisorio dello Stato e – con un fitto calendario di sedute che si svolsero fra il 25 giugno 1946 e il 31 gennaio 1948 - diede vita alla Costituzione della Repubblica Italiana nella sua forma originaria.
Oggi, quella del 2 giugno, insieme al 25 aprile, è la più popolare fra le feste nazionali. E quest’anno assume un particolare ancor più importante e significativo. Non a caso il Presidente Sergio Mattarella, nel discorso alla nazione per le feste di Capodanno, disse che ottant’anni anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia, ma sono stati decenni di alto significato. “Il segno dell'unità di popolo fu simbolicamente impresso dal voto delle donne per la prima volta chiamate finalmente alle urne. Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità". Ecco perché la Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia.
Ecco perché ancora il Capo dello Stato nel suo recente intervento al Corpo Diplomatico accreditato presso lo Stato italiano, ha ricordato che "Durante i lavori dell’Assemblea Costituente, nei commenti degli osservatori venivano enfatizzati due principi che poi sarebbero diventati il nucleo dell’Articolo 11 della nostra Carta fondamentale: il ripudio della guerra per regolare vertenze internazionali - irreversibile cambio di prospettiva rispetto al fascismo - e la scelta di condividere sovranità con altri popoli, in condizione di parità, per dar vita a un ordinamento che potesse assicurare pacifica convivenza ed eguaglianza fra gli Stati". Un segno eloquente, ha concluso Mattarella, "della volontà della Repubblica di essere parte attiva nella comunità internazionale, partecipando alla costruzione del nuovo ordine multilaterale". Che guardi sempre alla Pace senza esitazioni.













































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