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"Ucraina vs Russia: l'Occidente si prepari a un lungo inverno di guerra"

di Michele Corrado *

Il Segretario Generale della Nato Jens Stoltenberg ha negli ultimi giorni ribadito il sostegno dell’Alleanza alla causa ucraina. Sostanzialmente nulla è cambiato da quanto più volte dichiarato in precedenza. La novità è che viene anche annunciato che l’Ucraina entrerà a far parte, con certezza, del Patto Atlantico in un prossimo futuro. Futuro che pare non dipenderà dalla conclusione del conflitto in corso, ma dal soddisfacimento dei requisiti richiesti alle Forze Armate ucraine per adeguarsi agli standard Nato.

Traducendo in termini chiari e semplici: per entrare nella Nato si devono soddisfare un certo numero di requisiti che al momento gli ucraini non posseggono; in ogni caso sono benvenuti nell’Alleanza.

Quindi dove sta la contraddizione di questo stato di cose? Semplicemente nel fatto che non è auspicabile l’entrata di un Paese in guerra nell’Alleanza che determinerebbe il coinvolgimento ufficiale in operazioni della Nato nei confronti della Russia; ma essendo nel pieno di un conflitto, a sua volta l’Ucraina non può dedicare tempo e risorse per trasformare le sue Forze in forze con standard Nato... Ciò significa che nulla cambia o può cambiare stante il conflitto in atto.

Stoltenberg è stato riconfermato nell’incarico anche per il 2024. Il che ha un solo significato: era e rimane estremamente gradito presso i vertici politici e militari americani. Ma pare molto difficile che il conflitto in corso possa concludersi nei prossimi dodici mesi. Quindi è improbabile che ci sarà un nuovo Segretario in un prossimo futuro; futuro che allo stato attuale deve contemplare alcuni “desiderata”:

- che idealmente l’Ucraina, che ha in questi quasi due anni riconquistato il 50 per cento dei territori occupati dai russi a febbraio 2022, riconquisti la restante metà;

- che per far ciò continui una campagna militare difficile da sostenere nel lungo periodo, ma che porterà poi, una volta terminato il conflitto ed adeguate le Forze agli standard Nato, all’entrata nell’Alleanza.

Tale scenario viene concluso con il plauso per le Forze ucraine che hanno fermato l’avanzata russa ed inflitto perdite pesanti al loro apparato bellico.

Sul terreno, che rappresenta il vero termometro dell’andamento del conflitto, gli ucraini dovranno implementare le loro capacità in modo da riguadagnare porzioni di territorio e distruggere il maggior numero possibile di Forze russe. Questo è l’aspetto problematico dello scenario; per riuscirci, gli ucraini dovranno implementare fortemente le loro risorse umane impegnate in combattimento, mentre i Paesi Nato dovranno sostenere, equipaggiare ed addestrare tali Forze. Tatticamente (dove si conseguono i risultati sul campo), hanno incontrato e stanno incontrando notevoli difficoltà ad adeguarsi alla Dottrina Nato per la condotta delle azioni di quel livello, tanto da tornare ad impiegare le procedure dell’ex Patto di Varsavia; queste sono voci, ma ripetute e confermate dall’impiego ripetuto di unità del livello di compagnia (cento, duecento uomini) e non con l’impiego di unità organiche di livello Brigata (due, quattromila uomini), per la difficoltà di gestione degli assetti complessi che tale livello necessita.

Nella pratica gli ucraini combattono una guerra per procura, con risorse Nato, ma non riesce ad utilizzare le Dottrine del Patto Atlantico per mancanza di tempo e risorse che permettano di padroneggiarle ed utilizzarle con successo. Il tutto sul proprio territorio, che continua ad essere pesantemente devastato. A differenza di quello russo.

Se questa ipotesi ha una qualche concretezza, l'Occidente dovrà prepararsi a un "lungo inverno" e a sempre maggiori sacrifici, perché siamo solo nelle prime fasi di questo duro conflitto.




* Col. in Ausiliaria Esercito Italiano

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