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Karlsen: "Si rifiuti la logica divisiva nel Giorno del Ricordo"

Aggiornamento: 9 ore fa

Lo studioso dell'Università di Trieste ospite domani ad Alessandria

di Alberto Ballerino

 

Per il Giorno del Ricordo, l’Isral ormai tradizionalmente propone ad Alessandria confronti con studiosi di alto livello per affrontare in termini scientifici la grande tragedia del confine orientale. Quest’anno l’incontro è con il professore Patrick Karlsen dell’Università di Trieste–Irsrec SVG che domani, 18 febbraio, proporrà una Lectio magistralis dal titolo ‘La seconda guerra mondiale e le sue conseguenze alla frontiera alto adriatica’ alle 17 nella sala incontri in via dei Guasco 49. L’iniziativa è resa possibile dai contributi delle Fondazioni Crt e Cra.

“Il Giorno del Ricordo – dice il professore Karlsen - è una buona occasione per diffondere la conoscenza della storia della frontiera adriatica nella sua complessità. È molto importante perché questa regione appartiene a pieno titolo all’Europa e quindi travalica la dimensione nazionale. Diffondere la conoscenza delle sue vicende significa anche per il pubblico italiano acquisire maggiore consapevolezza della storia europea, mi sembra un aspetto molto positivo. In secondo luogo la partecipazione delle massime istituzioni italiane e dei paesi confinanti della ex Jugoslavia dà indicazioni abbastanza inequivocabili su quale sia lo spirito con cui celebrare questa ricorrenza. Non si vuole dividere ma tirare fuori tutti i nodi di una storia complicata in uno spirito di verità e instaurare una collaborazione per il futuro”. Per quanto riguarda gli studiosi italiani, sloveni e croati non c’è il minimo problema nel confronto. “I punti fermi di una storia condivisa sono stati tracciati da più di vent’anni dalla commissione intergovernativa degli storici italo sloveni”.


I due momenti delle stragi

Spesso ci si chiede se le stragi furono dovute a odio nazionalistico o ideologico. “Le foibe intanto si dividono in due fasi distinte: settembre 1943 e maggio 1945. In ciascuno di questi due momenti vediamo combinarsi le due tendenze. La componente di rivalsa nazionale è molto più presente nel 1943 rispetto al maggio 1945 in cui appare evidente un disegno politico di tipo rivoluzionario per epurare dalla società gli oppositori di un eventuale regime comunista”. Per molto tempo gli orrori delle foibe sono stati ignorati in Italia. “In parte sicuramente questo è vero prima dell’istituzione del Giorno del Ricordo. Per lunghi decenni dell’età repubblicana la storia della frontiera adriatica è stata indubbiamente avvolta in una coltre di ignoranza e indifferenza. Tutto è molto migliorato a partire dalla commemorazione istituzionale perché iniziative nelle scuole e altre di divulgazione condotte sia dal mondo degli esuli che dalla rete degli Istituti storici della Resistenza hanno sicuramente contribuito a correggere la situazione”.


Porzus, storia oscura che ritorna

Ora comunque la conoscenza su questa pagina buia della storia italiana è ampia. “Per quanto riguarda la prima metà del Novecento si è scritto molto sui massacri delle foibe. Direi che anche per la conoscenza dei diversi livelli su cui è avvenuto l’esodo si sa molto e anche nel dettaglio. Si potrebbero ancora approfondire alcuni nodi relativi alle vicende resistenziali: per esempio, la collaborazione tra le due resistenze, italiana e jugoslava, o singoli aspetti sulla partecipazione femminile alla Lotta di Liberazione e al collaborazionismo”. Anche recentemente ci sono state novità sul piano della ricerca per la guerra sul confine orientale. “Definirei così tutti i lavori che hanno apportato nuovi elementi basati sulla documentazione archivistica. Questo al di là di una interpretazione consolidata, che era sicuramente innovativa quando ha iniziato a emergere negli studi storici della frontiera alto adriatica come laboratorio della contemporaneità tra anni Novanta e primi anni Duemila per gli studiosi vicini all’Istituto della storia della Resistenza nel Friuli Venezia Giulia. Poi c’è stata la chiave di volta interpretativa: recuperare ed esaltare i legami di questa storia con quella europea. Per quanto riguarda invece innovazioni in termini di conoscenza, Tommaso Piffer ha scritto un nuovo libro su una vicenda tormentata, quella di Porzûs,[1] basando la sua ricostruzione su documenti fino ad ora sconosciuti provenienti dagli archivi sloveni che contribuiscono in modo determinante a gettare nuova luce su quella vicenda”.


Note

[1] L'eccidio di Porzûs avvenne fra il 7 e il 18 febbraio 1945 fu una delle pagine più nere nella storia partigiana del Friuli Venezia Giulia. Venti partigiani, tra cui una donna, Elda Turchetti, loro ex prigioniera, delle Brigate Osoppo, formazioni di orientamento cattolico e laico-socialista, furono uccisi da un gruppo di partigiani in larga parte appartenenti al Partito Comunista Italiano. Il drammatico episodio è uno dei più controversi della guerra di Liberazione, sullo sfondo di un tensione tra Est e Ovest oramai incipiente, diede origine nell'immediato dopoguerra a una accesa polemica che ancora oggi prosegue e che vede inseriti a pieno titolo i ruoli di servizi segreti stranieri.

 

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