Centenario gobettiano: una "giornata particolare" per Torino
- Paola Schellenbaum
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 11 ore fa
Alla commemorazione ha partecipato il Capo dello Stato Sergio Mattarella
di Paola Schellenbaum

Al Teatro Carignano di Torino stamane erano circa 500 le persone convenute per le commemorazioni in occasione del centenario dalla morte di Piero Gobetti. Una larga partecipazione favorita dalla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella che si è trasformata in una "giornata particolare" per la Città, per le sue istituzioni e per le associazioni, in primis il Centro studi Gobetti, che hanno concorso a dare un alto valore aggiunto alla memoria di uno dei più fervidi intellettuali italiani del Novecento, ucciso dalla prepotenza che ha contraddistinto il Regime fascista. Non a caso, "educazione, divulgazione storica e costruzione della classe dirigente" sono i termini riecheggiati nel corso degli interventi. E non è un caso che nella sua Lectio magistralis il prof. Gustavo Zagrebelsky abbia espresso gratitudine e riconoscenza al presidente Mattarella, a cui è stata trasmessa tutta l'ammirazione per il suo operato in una fase storica di importanza cruciale per le sorti del nostro Paese.



I saluti istituzionali del sindaco di Torino Stefano Lo Russo e del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio hanno rimarcato la gioia per l'attenzione rivolta dal Colle alle celebrazioni, nel solco e in difesa della Costituzione italiana che è frutto di quell'antifascismo, vissuto e teorizzato da Gobetti con il sacrificio della sua persona e da quella rete di amicizie e collaborazioni di cui seppe circondarsi nella fase incipiente dell'affermarsi della dittatura. In ogni epoca, le autocrazie spengono ogni possibilità di dibattito critico, di pluralismo delle idee, di confronto e ci lascia tre insegnamenti, ha ricordato peraltro Lo Russo. In ordine: la libertà è una conquista nella quotidianità; la cultura è strumento di emancipazione civile per i cittadini che pensano criticamente, nella responsabilità individuale; il pluralismo è vitale per la democrazia. Temi cui si è associato il presidente Cirio nel ricordare il coraggio intellettuale e fisico di Piero Gobetti con cui seppe contrastare la paura, oggi come ieri usata come leva politica.

L'azione del pensiero liberale è azione concreta, infatti la libertà non si delega, né si eredita, ma si esercita tutti i giorni, nella concretezza di una testimonianza per il bene comune al servizio della città. Postulati emersi nell'intervento di Zagrebelsky che ha ripreso i pensieri gobettiani espressi negli scritti di Energie Nove, all'età di 17 anni e rielaborati nel tempo alla luce della presa del potere del fascismo che nel giro di pochi anni soffocò la libertà in Italia con la complicità della monarchia. Da esule, il protagonismo di Gobetti fu di altra natura rispetto a chi si acconciò a Mussolini, optando per una politica di esaltazione nazionalistica.
Se l'alternativa era tra la guerra, con il mito della forza, e il senso dell'eroismo e l'educazione civica, Gobetti scelse sempre la seconda, in cui prevalse il rigore dello studio, della cultura, della formazione, come autonomia individuale e responsabilità collettiva. Dunque, il fascismo, catastrofe e autobiografia della nazione, andava combattuto. Non con l'astrattismo degli intellettuali ma a fianco delle maestranze e della classe operaia che occupava le fabbriche del Lingotto, un risveglio mistico e pratico, secondo il vocabolario di allora.

Più che rivoluzione liberale, quella di Gobetti - ha concluso Zagrebelsky - è stata una rivoluzione liberatrice il cui messaggio giunge fino a noi. Soprattutto alle giovani generazioni che hanno tutto da guadagnare a scoprire questa figura di intellettuale impegnato nella società civile. Vicino a Gramsci, pur nelle differenze: per Gobetti l'intellettuale doveva mantenersi esterno per esercitate una funzione critica mentre per Gramsci l'intellettuale è organico. Ma Gobetti non pensava a un partito, voleva organizzare un fronte unico antifascista, superando le divisioni, per esercitare una lunga opposizione, voleva cioè creare tra i giovani una atmosfera di lealtà critica e di volontà di lotta. Era cioè un profeta disarmato in un progetto morale e politico che affidava all'educazione e ai libri un ruolo primario. Che la sua coraggiosa vitalità e la sua apertura di mente siano ancora di esempio per le generazioni.
Al Carignano è stato presentato il francobollo dedicato a Piero Gobetti, che riprende un disegno di Felice Casorati di cui era amico e socio nell'impresa pinerolese - insieme a Arnaldo Pittavino - per la stampa dei libri e delle riviste. Il direttore del Centro studi Gobetti, Pietro Polito, ha letto la motivazione, sottolineando il forte impegno europeo, una volta in esilio, che avrebbe consentito al "prodigioso giovanetto" di fondare una nuova rivista come passo decisivo verso gli Stati Uniti d'Europa. Una precoce visione federalista di unione e convivenza civile tra i popoli che a distanza di cento anni ne misura la grandezza assoluta.












































Commenti