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Torino, settantesimo presidio contro la guerra


Il mese di luglio si apre con la settantesima presenza dei movimento per la pace Agite in piazza Carignano a Torino. Una voce sempre più isolata - esattamente come quella del Vaticano la cui missione a Mosca del cardinale Zuppi non ha dato ad oggi gli esiti sperati - nel diluvio di parole che segnano un inconsulto desiderio di conflitto e d'odio dell'avversario. Un clima peraltro rinfocolato la settimana scorsa dal tentato o presunto golpe del comandante, oggi un ex, della Brigata Wagner, Prigozhin, che ha scatenato da parte ucraina e in Occidente analisi a getto continuo sullo stato di crisi della Russia, da questa a sua volta rovesciate sugli avversari con una ripresa sempre più rabbiosa sulla pelle dei civili dei bombardamenti su Kiev e su altre città ucraine. Così, a circa 500 giorni dall'inizio dell'invasione russa, dominata dalla propaganda e dalla disinformazione, prevale la ricerca ossessiva della distruzione dell'avversario, anche se proprio questo lungo arco di tempo conferma il "rafforzamento" della posizione di stallo delle parti e l'ulteriore predominio dei mercanti di morte e delle spese militari che prosciugano la ricchezza delle nazioni e provocano un ulteriore aumento del divario tra ricchi e poveri. La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, ha spiegato con orgoglio che la UE ha stanziato complessivamente 70 miliardi di euro per l’Ucraina dall’inizio della guerra, di cui 9 erogati la scorsa settimana all'interno di un pacchetto da 18 miliardi di assistenza definita macrofinanziaria. Dovizia di particolari mai inframmezzati da una parola spesa per la pace. Dinanzi a un lessico mai costruttivo di Bruxelles non può che imbarazzare quanti hanno creduto e continuano a credere nell'Europa attraverso i pensieri e le azioni concilianti dei padri fondatori il cui primo comandamento era stato quello del rifiuto della guerra.


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