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Storia del Movimento5Stelle-17 La rottura con "Rousseau"

di Giorgio Bertola


Diciassettesima puntata della storia del Movimento 5 Stelle scritta da Giorgio Bertola, consigliere regionale del Piemonte (Gruppo misto-Europa Verde), uno dei fondatori di quest'esperienza a Torino, le cui vicende entrano a far parte della scena politica italiana nel 2009. In questa puntata, dalle criticità alla crisi della piattaforma Rousseau.


Nella sezione precedente abbiamo sottolineato come la mancanza di procedure “dal basso” che permettano agli iscritti di proporre delle votazioni su Rousseau rappresenti un grave limite per una forza politica che si prefigge di realizzare la democrazia diretta in rete, ma ciò che allontana maggiormente il M5S da quell’ideale è il crescente utilizzo della piattaforma come strumento di ratifica di decisioni già prese dal capo politico. Per descrivere l’organizzazione del M5S si è parlato di “centralismo cybercratico[1]”, un modello che pone la rete «formalmente al centro di un processo decisionale i cui esiti sono in qualche modo già scritti e che opera come mero meccanismo di ratifica di decisioni già prese altrove». Un uso distorto di una piattaforma di partecipazione che ha avuto il suo culmine quando, nel maggio del 2019, Luigi Di Maio ha lanciato una votazione sulla sua conferma come capo politico a seguito di una batosta elettorale[2]. Un’operazione che il Blog delle Stelle ha definito come «una delle pagine più belle della storia di democrazia diretta del Movimento 5 Stelle», ma che invece ne ha sancito la deriva plebiscitaria. Luigi di Maio, invece di analizzare le cause della sconfitta ed aprire una discussione su come riorganizzare il M5S, ha usato la piattaforma Rousseau per una votazione sulla sua persona.


L'inizio di una lotta di potere interna

A segnare la fine del rapporto tra Rousseau ed il M5S, non saranno tuttavia le criticità che abbiamo evidenziato, ma una lotta di potere interna ad una forza politica che è sempre più lontana dagli ideali iniziali, e che non ha più il supporto dei suoi fondatori: Gianroberto Casaleggio è scomparso nel 2016, mentre Beppe Grillo è sempre più defilato. Il 22 gennaio del 2020, Luigi Di Maio annuncia le sue dimissioni da capo politico del M5S[3]. Come documentato nelle puntate precedenti, la scelta del suo sostituto viene rinviata, e ciò non fa altro che alimentare le polemiche interne. In particolare, si fa sempre più crescente l’insofferenza nei confronti della piattaforma Rousseau e dei suoi responsabili, Davide Casaleggio ed Enrica Sabatini. Un numero sempre maggiore di parlamentari sospende i versamenti mensili, e Vito Crimi, capo politico reggente, chiede ai probiviri di non avviare provvedimenti disciplinari contro i trasgressori.

Nella sua ricostruzione dei fatti[4], Enrica Sabatini parla di effetto della “finestra rotta”[5]: la mancanza di sanzioni crea un effetto di emulazione, rendendo il mancato rispetto delle regole una cosa normale. Di Maio e altri esponenti di spicco del M5S attribuiscono inoltre a Rousseau la colpa di non aver selezionato una classe politica adeguata; un’accusa piuttosto singolare, dal momento che la piattaforma è solo lo strumento per far votare gli iscritti, mentre le regole per le candidature e gli eventuali “filtri” di competenza dei referenti territoriali vengono decisi dal capo politico.

Peraltro, secondo l’art. 7 del regolamento per la selezione dei candidati del M5S alle elezioni politiche del 4 marzo 2018[6], il capo politico ha la facoltà di «valutare la compatibilità della candidatura con i valori e le politiche del Movimento 5 Stelle», esprimendo un parere vincolante sull’opportunità della candidatura, fino alla presentazione delle liste elettorali. Nella situazione creatasi non è difficile ravvisare un tentativo di sedare i contrasti interni al M5S individuando in Rousseau un capro espiatorio.

Il debito finanziario del M5S verso Rousseau, dovuto ai mancati versamenti mensili dei suoi eletti, cresce sempre di più, e nell’ottobre del 2020 i gestori della piattaforma decidono di darne pubblica evidenza, annunciando la sospensione di alcuni servizi, causa morosità[7]. Per ridefinire i rapporti, si fa strada l’ipotesi di un contratto di servizio, sulla quale l’11 dicembre del 2020 gli iscritti al M5S si esprimono in modo largamente favorevole. Il contratto di servizio viene abbozzato ma mai siglato, ed i contrasti si fanno ancora più accesi quando la guida del M5S viene affidata a Giuseppe Conte[8]. Il 10 marzo 2021 Rousseau presenta il suo Manifesto Contro-Vento[9], nel quale vengono ribaditi i principi ai quali si ispira la piattaforma voluta da Gianroberto Casaleggio, e col quale si rivendica l’importanza che ha avuto per il M5S, che invece, per bocca di Vito Crimi, esclude di avere degli obblighi e sottolinea che Davide Casaleggio non ha alcun ruolo nel M5S. I gestori di Rousseau fissano al 22 aprile il termine entro il quale il M5S avrebbe dovuto saldare i debiti; in caso di inadempimento si sarebbero chiusi tutti i rapporti. Il giorno successivo viene sancita la rottura definitiva.


La reazione di Davide Casaleggio

La chiusura dei rapporti lascia aperta la questione relativa alla gestione dei dati in possesso di Rousseau[10]. Il M5S, infatti, non ha un legale rappresentante; di conseguenza, Davide Casaleggio si rifiuta di consegnare i dati nelle mani di soggetti a suo avviso non titolati. La situazione si risolve solo il 1° giugno 2021, quando il Garante per la protezione dei dati personali emette un provvedimento[11] col quale dispone la consegna dei dati al M5S entro il termine di cinque giorni. L’Associazione Rousseau rimane in vita anche dopo la fine dei rapporti col M5S, e nel luglio dello stesso anno Davide Casaleggio lancia il progetto Camelot[12], rivolto ad enti ed imprese, che mette a disposizione un sistema per gestire assemblee e votazioni online.

Il M5S affida la gestione delle consultazioni online alla piattaforma Skyvote[13]. Si tratta di un servizio gestito dalla società Multicast srl, una piccola società informatica, che a fine 2020 contava solo due dipendenti ed un utile di 2.329 euro[14]. Il fornitore di servizi è cambiato, ma l’affidarsi ad un soggetto diverso non ha certo risolto le criticità già rilevate nell’analisi di Rousseau; al contrario, le ha rese più evidenti. In primo luogo, la gestione dei processi decisionali del M5S è nuovamente nelle mani di un soggetto privato; una società, peraltro, e non una associazione.

Con riguardo alla trasparenza, occorre dire che sul sito del nuovo fornitore non sono pubblicati né i bilanci, né il rendiconto delle somme ricevute dal M5S, dati invece reperibili sul sito di Rousseau[15]. Quanto alla tipologia delle votazioni, infine, si conferma la deriva plebiscitaria del M5S. Tutte le consultazioni effettuate sulla nuova piattaforma sono servite per ratificare decisioni già prese, a partire da quella relativa alla leadership di Conte. Gli iscritti al M5S non hanno votato il loro capo politico da una lista di candidati come avvenuto nel 2017; hanno solo detto “sì” o “no” a Giuseppe Conte. Il nuovo corso ha modificato radicalmente anche la modalità di selezione dei candidati alle elezioni politiche. Gli iscritti al M5S si sono espressi solo su una parte dei candidati[16]. I capilista sono stati scelti da Conte, ratificati dagli iscritti, e “blindati” con candidature in più collegi.

L’effetto combinato della riforma costituzionale che ha ridotto il numero dei parlamentari ed il calo dei consensi del M5S[17] ha fatto sì che buona parte dei nuovi eletti siano stati scelti direttamente dal suo leader, non diversamente da quanto avviene nelle forze politiche che il M5S ha per anni criticato ed osteggiato anche per questa ragione. Non si può non concludere con una considerazione amara, frutto anche dell’esperienza personale di chi scrive. In una delle ultime interviste[18] rilasciate Gianroberto Casaleggio disse che il M5S per sopravvivere, si sarebbe dovuto affrancare dai suoi fondatori; è stata proprio scomparsa di uno dei suoi leader, invece, a segnare «l’inizio della fine del Movimento 5 Stelle.[19]».


Note

[1] De Rosa, Rosanna, Cittadini digitali: l'agire politico al tempo dei social media, Santarcangelo di Romagna (RN), Maggioli editore, 2014, citato in Mosca, Lorenzo, Problemi e limiti del modello organizzativo “cybercratico” nell'esperienza del Movimento 5 Stelle, Ragion pratica 1, 2015: 37-52, p. 41.

[3] Cfr. cap. I, par. 1.3.

[4] Sabatini, Enrica, op. cit., pp. 136-161.

[5] La teoria è stata elaborata nel 1982 da James Q. Wilson e George Kelling. Secondo questa teoria la tendenza ad emulare comportamenti devianti è accentuata dalla mancanza di sanzioni o di interventi riparatori.

[8] Cfr. cap. I, par. 1.4.

[10] Sulla questione relativa alla proprietà dei dati degli iscritti cfr. par. precedente.

[12] https://www.camelot.vote/, consultato il 21 gennaio 2023.

[13] https://www.skyvote.it/, consultato il 21 gennaio 2023.

[14] Informazioni reperibili al seguente link: https://www.wired.it/attualita/politica/2021/06/18/movimento-5-stelle-voto-elettronico-rousseau-skyvote/, consultato il 21 gennaio 2023.

[15] Cfr. par. precedente.

[17] Cfr. cap. I, par. 1.4.

[19] Sabatini, Enrica, op. cit., p. 7.

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