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SETTIMANA FINANZIARIA. In orbita... Space X

a cura di Stefano E. Rossi


 

Venerdì 12 giugno è il giorno della quotazione di Space X, il gioiellino della tecnologia aerospaziale. L’arrivo in borsa della sua ultima società incorona Elon Musk uomo più ricco al mondo. È il primo trilionario della storia. Ha accumulato un patrimonio di oltre un milione di milioni di dollari. Possiamo anche definire in altri modi questo numero, come ad esempio 1.000 miliardi di dollari. Oppure lo si può convertire in euro. Però in questo caso, per colpa dei soliti europei, l’effetto è diverso e viene di meno. Cioè, al cambio attuale di 1,1567 sono …solo 864 miliardi di euro. Se lo vedessimo nella nostra vecchia Lira, a dire il vero, mah!! si perde il conto. Al tasso di conversione (a memoria, pochi lo ricordano ancora) di 1.936,27 fanno 1,673 milioni di miliardi di Lire. Comunque lo si dica, è un numero difficile da confrontare con la vita comune, con il costo delle cose che si conoscono, con i calcoli per le spese che quotidianamente sostengono milioni italiani. Milioni anche noi, ma di altra natura, umana. E scendendo a considerazioni più terrene, viene da chiedersi che se ne farà di tutta questa ricchezza. Probabilmente non lo sa nemmeno lui. Ma quel che è certo, è che non dividerà questi soldi con nessuno. Così, il divario tra i più ricchi e i più poveri del pianeta dimostra, una volta di più, di non avere un tetto. Una volta di più, la tendenza si amplia e s’allarga come prima non mai. Niente ha più limiti.

E senza limiti è anche il sogno dell’insediamento stabile di Luna City, che passa attraverso la presenza umana su Marte, fino alla colonizzazione dello spazio entro e oltre il sistema solare. E in questa storia ci siamo anche noi, con i moduli abitativi e i vettori dell’Alenia-Thales e con Luca Parmitano, unica presenza europea del prossimo lancio di Artemis, costruito quasi per metà dalle aziende del distretto di Torino. Siamo all’ultimo passo prima della tanto attesa missione di allunaggio. È difficile per chiunque sottrarsi a questo gioco, cioè quello di non cedere, anche solo per un momento, di fronte alle lusinghe del nuovo sogno di futuro.

Intorno a questa visione collettiva, Space X ha costruito l’offerta per un collocamento in borsa. La base del prezzo d’ingresso era di 135 dollari per azione. È stato definito il lancio della IPO (offerta pubblica di inizio quotazione) più importante del secolo. Il titolo ha aperto le contrattazioni in rialzo, a 150 dollari. In poco tempo la società ha raggiuto la capitalizzazione di 2 mila miliardi di dollari e, così, i broker hanno subito aperto all’ipotesi dell’opzione green shoe (scarpa verde, dal nome sella società che per prima l’ha adottata). È un meccanismo che interviene quando la richiesta di mercato è eccessiva in fase di prima quotazione. Si può estendere il valore dell’offerta per un ulteriore 15% del capitale. I broker che hanno curato la collocazione sono euforici, al punto che sin sono fatti fotografare con le scarpe verdi (le green shoe calzano per tutti, appunto). Idea della foto pubblicitaria è stata di Musk, si è vociferato, chissà. Il titolo ha chiuso a 160, 95 dopo aver superato i 175 dollari (+19,4%).

È stata una vera corsa all’oro. Investitori istituzionali e semplici risparmiatori sono stati presi dalla paura di venir esclusi dall’ondata di acquisti. Ma se ci fermiamo un momento, ci accorgiamo di un’anomalia non solo mediatica. Ha i caratteri di una vera e propria scommessa, pronta a rivelarsi per quel che è dietro ai numeri contabili. Ancor prima del rialzo di borsa, il mero prezzo di 135 dollari ad azione risulterebbe pari a 95 volte dei ricavi e di 275 volte il Mol (o Ebitda, cioè l’indice che quantifica il flusso di liquidità che ha generato la gestione della società in un anno intero). Numeri troppo tirati, come si dice in gergo, anche per una società presente nel settore delle migliori tecnologie e leader nelle spedizioni spaziali con Starship, nelle connessioni satellitari con Starlink e nell’intelligenza artificiale con xAI e Grok.

 

 Su i tassi come l'inflazione

 La Banca Centrale Europea (Bce) dà l’avvio alla nuova tendenza di rialzo dei tassi del 2026. Il tasso sui depositi sale al 2,25% (+0,25%). Entro la fine dell’anno, ne sono attesi almeno uno o forse altri due aumenti. L’inflazione è cresciuta in modo preoccupante negli Usa e una fiammata al rialzo s’è già iniziata a intravvedersi anche da noi. Il Mef (Ministero Economia e Finanze) risponde lanciando un nuovo Btp Italia Sì, della durata di 5 anni, con rendimento indicizzato all’inflazione e cedola minima dell’1,60% nominale annuo. L’intento dichiarato è quello di proteggere i consumatori dalla perdita di potere d’acquisto a causa dell’aumento dei prezzi al consumo. Il collocamento si svolgerà da lunedì 15 a venerdì 19.

L’Istat ci comunica che ad aprile, per il terzo mese consecutivo, è aumentata la produzione industriale. È stata trainata dai beni intermedi e da quelli strumentali. Il dato mensile registra un +0,5% (ex +0,7% di marzo) e quello annuo un +1,3% (dal +1,5% precedente).

Anche i lavoratori occupati continuano a crescere e segnano un +0,3% nel primo trimestre dell’anno (+1,0% nel trimestre precedente). Dal confronto con il mese precedente, però, emerge che a salire è soltanto il numero dei lavoratori indipendenti (+4,7% in un anno). In calo sono i dipendenti sia a termine (-4,2%) sia a tempo indeterminato (-0,5%).

Arrivano infine i dati a consuntivo del 2025 per il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca. La crescita della produzione è del +0,3% ma l’occupazione si è ridotta del -0,5%. I maggiori aumenti dei volumi di produzione riguardano l’olio d’oliva (+9,6%) e i cereali (+4,1%). L’annata è invece stata sfavorevole per la frutta (-7,3%).

Il petrolio si allontana dai massimi degli ultimi tre mesi. Il greggio chiude a New York a 84,23 dollari al barile. Il Brent a Londra scende a 86,84 (-6,82%). Il gas è in calo ad Amsterdam a 46,5 (-4,12%).

L’oro scivola a 4.211 dollari l’oncia (117 euro al grammo).


A Piazza Affari in scena il risiko bancario

Milano copia il rialzo delle altre borse, sulle attese di un accordo di pace tra Usa e Iran da firmare a Ginevra nel fine settimana. Ma non c’è solo questo. Ha spunti concreti e interessanti per festeggiare un nuovo massimo dell’indice MIB, oltre quota 51 mila. Si tratta dell’ultima puntata del risiko bancario. La vicenda della lotta per il controllo di MPS si è arricchita di novità, con la disputa tra Banco Bpm e Intesa Sanpaolo affiancata da Unipol. E mentre in un solo giorno nel Nuovo Mondo SpaceX, la più grande IPO della storia, fa un +20% circa, lo stesso sono in grado di fare nell’arco di una settimana due storiche banche del vecchio continente: Banca MPS e Mediobanca. È la vecchia economia che cerca di contrapporsi alla nuova economia. Ma anche stavolta, il nuovo si appresta a vincere mentre il vecchio replica le stesse pratiche, restando a guardare.

 

Il Borsino della settimanarassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB.

I Tori: Banca MPS +19,80%, Mediobanca +19,20%,

Gli Orsi: Diasorin -6,89%, Stellantis -5,27%.

FTSE MIB: +3,22% (valore indice: 51.497)

 

I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.

 


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