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Renzi, l’eminenza grigetta del principino saudita

di Menandro|

Oggi, Domani, il quotidiano diretto da Stefano Feltri apre la sua prima pagina con una notizia esclusiva: il senatore Matteo Renzi ha un “incarico segreto” al servizio del principe reggente del regno Saudita Mohammed bin Salman. In altri termini, c’è di più degli 80 mila euro di consulenza che il senatore e architetto in capo del progetto politico di Italia Viva percepisce per le consulenze al Future Investment Institute, il fondo controllato dal regime saudita. Da italiani ne siamo lieti. Poche settimane fa, alla notizia di quei soldi, di un Matteo Renzi definito con facile ironia Matthew d’Arabia, lui pacifista per natura, che al massimo da bambino ha sparato con una pistola ad acqua, ricevendo ingenerosamente in cambio da adulto tanti “pistola” dal Pd “lumbard”, il nostro orgoglio nazionale ne era uscito ferito. Difficile accettare, infatti, che nella fuga di cervelli che svuota il nostro Paese, fosse incluso, ma per poche migliaia di euro, anche lui, che si ritiene uno dei migliori statisti di inizio XXI secolo, l’uomo che con il disgraziato leit motiv della “rottamazione” ha reso inviso ai giovani quelle generazioni che avevano ricostruito l’Italia. Ma si sa, l’ambizione è la prima a tradire i superdotati intellettualmente e non. La notizia rende dunque giustizia al merito. Matteo Renzi, senatore retribuito con i soldi dei contribuenti (il distinguo è d’obbligo in un Paese di evasori fiscali e lavoro in nero) italiani, è uno dei pilastri (non si sa ancora se della saggezza, come è di diritto letterario per Lawrence d’Arabia) di un mega progetto in quel di Al’Ula, l’antica città, patrimonio dell’Unesco. Insomma, gli 80 mila euro, “alla faccia del bicarbonato di sodio, sono bazzecole, quisquilie, pinzillacchere”, come avrebbe detto il compianto principe de Curtis, che per il suo e nostro divertimento girò anche un film nel 1965 dal titolo “Totò d’Arabia”. Ma per farci ridere Totò i soldi li chiedeva con pudore soltanto al botteghino. Attingere con prelievo diretto dalle tasche dei contribuenti gli sarebbe sembrato un’offesa all’arte. Del resto, il senatore Renzi di mestiere non fa ancora il comico. O no?

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