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Punture di spillo: "filosofie commerciali" dei padroni del vapore

a cura di Pietro Terna


Il Sole 24 Ore del 23 dicembre riporta un articolo di Jannet Yellen, Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, già presidente della Federal Reserve, il sistema delle banche centrali di quel paese. Il richiamo in prima pagina è asettico – “Commercio globale, cambiano le strategie” –, il titolo all’interno un po’ meno – “Le nuove rotte del commercio globale: meno rischi geopolitici e più scambi con i Paesi amici” – con una frase messa in rilievo a centro pagina di valore dichiaratamente politico: “Gli Stati Uniti e i loro partner hanno un forte interesse ad avere alternative nelle catene di fornitura”. Data la firma e quelle indicazioni in pagina, la curiosità è immediata. Prima di tutto, per chi scrive la professoressa Yellen, che è stata anche docente di macroeconomia dell'Università della California, Berkeley? Proprio per noi?


Il concetto di "commercio sicuro", per chi?

Non siamo così importanti! Si tratta della traduzione, con qualche taglio, di un articolone uscito su Project Syndicate[1] con il titolo assai asciutto “Resilient Trade”, commercio resiliente/resistente, e sottotitolo (traduzione automatica): “Gli ultimi tre anni hanno rappresentato un periodo di volatilità unico nella nostra storia moderna. Ma può anche essere considerato come il momento in cui gli Stati Uniti e i loro partner hanno stabilito un nuovo pilastro della nostra politica economica, incentrato su un commercio sicuro”.

La cosa si fa interessante: sicuro per chi? L’articolo[2] ci offre una interpretazione positiva e rassicurante della divisione del lavoro tra aree del mondo: conviene a tutti, perché è meglio che ciascuno faccia quel che sa fare meglio. Nello sfondo sta il principio dei vantaggi economici comparati, che risale a David Ricardo, il grandissimo pensatore e economista vissuto tra ’700 e ’800, morendo nel 1823, dopo avere immensamente guadagnato[3] in borsa puntando sulla sconfitta di Napoleone a Waterloo. Ricardo chiarì che non è necessario specializzarsi in quello in cui si è più bravi in assoluto; è sufficiente dedicarsi a ciò che si sa far meglio anche solo in termini comparati.

Si dice che il grande economista Paul Samuelson (1915-2009) spiegasse la questione con un raccontino: io so fare le fotocopie meglio del bidello, ma il bidello non sa fare lezione, quindi è meglio che le fotocopie le faccia lui (situazione non gradevolissima per il bidello, che probabilmente non aveva potuto accedere agli studi superiori). La visione di Ricardo presenta una falla, di cui l’autore era ben consapevole: se il capitale può liberamente[4] spostarsi, correrà dove ci sono le condizioni migliori per generare profitti producendo beni di valore contenuto.

Tutto ciò, a onore del vero, è sfiorato da Yellen che, dopo avere affermato “Dobbiamo proteggere con forza l'integrazione economica globale. Nel farlo, abbiamo bisogno di un commercio sicuro che raccolga i vantaggi dell'integrazione economica, fornendo al contempo una maggiore affidabilità nella fornitura dei beni da cui dipendiamo”, stigmatizza giustamente “Le catene di approvvigionamento che violano i diritti umani fondamentali”, soffermandosi sulla Cina e dimenticando tutto il resto.

Il vantaggio di giocare su più tavoli...

Per la sicurezza del commercio mondiale – sottinteso: che deve favorire gli Stati Uniti – occorre che le catene di fornitura siano almeno duplicate, cioè ridondanti. Ovvio, vien da pensare! Secondo pensiero: ciò accresce enormemente la forza del compratore, che trae vantaggio dal poter giocare su più tavoli. A ben pensarci, uno dei “tavoli” messo a confronto può anche essere l’Europa, nella veste di fornitore.

L’eccesso di potere economico non fa bene a nessuno: si legge[5] che originariamente Amazon avrebbe dovuto chiamarsi Relentless (implacabile), con l’ambizione di essere sempre dal lato del cliente. Come chiarisce con estrema durezza un articolone[6] del Washington Post (bell’esempio di indipendenza giornalistica einaudiana essendo il WP del padrone di Amazon), le risposte del mega-sito di vendita online dipendono direttamente dalla spesa pubblicitaria dei produttori dei diversi beni. Per il mega mercante esclusivista dell’online, la moltiplicazione delle catene di fornitura è estremizzata e per poter avere un tavolo… si paga. Terminato lo straordinario incremento del fatturato dovuto al periodo in cui, chiusi in casa per la covid, tutti comperavano online, quale sarà il futuro di quell’immenso conglomerato di potere? E delle centinaia di migliaia di dipendenti che nel mondo?


Tutta n'ata storia di Pino Daniele

Ora, come da tradizione, concludiamo con la musica ma, prima ancora, con delle immagini. Propongo dei disegni generati grazie a un programma[7] che usa l’intelligenza artificiale per creare immagini a partire da un testo (lo stile è scelto da noi); in questo caso, le frasi utilizzate richiamano gli Stati Uniti, il commercio mondiale, il potere. Che dirà l’esperto musicale degli spilli?

Per la musica non si può ignorare che a partire dal ’900 il gusto musicale del mondo è stato condizionato, guidato, permeato da ciò che veniva da oltreoceano. Un altro aspetto dell’eccesso di poter che ha generato un rapporto di amore/odio, che compare[8] con grande chiarezza in Tutta n’ata storia di Pino Daniele:




I nun vogl' jì America (Non voglio andare in America), Pecchè nun ponno capì st'America (Perché non posso capire quest'America), E si fosse pè me (E se fosse per me) Caccia 'a capa e nun vedè (Girerei la testa per non vedere)


La contrarietà espressa nel testo trova un superamento nella musica, in una sapiente mescolanza tra jazz e folk, blues e melodia. Attenzione allora: mai eccedere con il potere.


Note [1] https://www.project-syndicate.org/magazine/biden-trade-agenda-emphasizes-resilience-by-janet-l-yellen-2022-12?barrier=accesspay, accessibile con iscrizione; Project Syndicate è ben spiegato a https://it.wikipedia.org/wiki/Project_Syndicate come un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro fondata nel 1995 a Praga e composta da un'associazione (in inglese: print syndication) di editori e periodici. Essa pubblica un sito in inglese, tradotto in 13 lingue, che ospita commenti e analisi realizzate da una rete di accademici, attivisti, politici, economisti Premi Nobel, intellettuali e leader del mondo imprenditoriale. Per essere accolti con i propri articoli, si paga; per riportare un articolo pubblicato, altrettanto si paga. [2] Può essere letto integralmente a https://www.apiceuropa.com/wp-content/uploads/2022/12/LE-NUOVE-ROTTE-DEL-COMMERCIO-GLOBALE-MENO-RISCHI-GEOPOLITICI-E-PIU-SCAMBI-CON-I-PAESI-AMICI.pdf [3] Il racconto di quei guadagni, ad opera niente meno che da Samuelson, parrebbe non trovare riscontro nei documenti; https://ideas.repec.org/p/ant/wpaper/2020009.html [4] Si veda il chiarimento a https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_dei_vantaggi_comparati#Critica_della_teoria_del_vantaggio_comparativo [5] https://doctorow.medium.com/how-monopoly-enshittified-amazon-83f42a585c3c [6] https://www.washingtonpost.com/technology/interactive/2022/amazon-shopping-ads/ [7] Provare a https://deepai.org/machine-learning-model/text2img [8] https://www.youtube.com/watch?v=Jkb1Jui4LMs

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