PIANETA SICUREZZA. Oltre la paura: il lavoro, il Welfare e la sfida dei controlli
- Nicola Rossiello
- 13 nov 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 13 nov 2025
di Nicola Rossiello

Di sicurezza si parla quotidianamente. La prima immagine che viene in mente è quasi sempre quella di un evento violento, di una minaccia spesso costituita da fenomeni sociali come l’immigrazione e la povertà, il disagio; è un istinto naturale, certo, ma è anche una visione che ha intrappolato la discussione per troppo tempo. È una narrazione che contrasta con la realtà dei fatti e dei numeri. Bisogna disinnescare questa narrazione della paura e puntare tutto su un'idea di sicurezza umanizzata, che si preoccupa davvero delle persone e delle loro vite. La vera sicurezza, quella che permette di dormire sonni tranquilli e di guardare al futuro senza l'ansia che morda lo stomaco, non si trova in un'assenza totale di rischio, ma nella stabilità che si riesce a costruire insieme. E questa stabilità passa da cose semplici, ma fondamentali: un lavoro regolare, un welfare che sostenga quando si cade e una situazione economica che non costringa ad arrangiarsi. La maggior parte delle cause della insicurezza è legata proprio al lavoro, alle condizioni di vita, alla salute, all’economia. E’ ciò che chiediamo alla politica di elaborare favorevolmente per tutti,
Le ombre del sommerso e del "nero"
È doveroso guardare in faccia la realtà: il lavoro è la spina dorsale della dignità. Un contratto in regola non è un pezzo di carta in più, è un mattone per la casa del proprio futuro. Permette di mettere in conto la pensione, di non avere il terrore di ammalarsi. Il lavoro nero è diventato un'ombra ingombrante, specialmente per le nuove generazioni. Quante volte si sente la storia di un giovane che accetta un impiego sottopagato e senza contributi? È un furto doppio: gli rubiamo la paga giusta e, cosa più grave, gli rubiamo il futuro, perché senza contributi, che cosa resta? È un corto circuito sociale che impoverisce tutti, perché meno contributi si versano, meno risorse ci sono per la sanità, per l'assistenza, per la vita in comune.
Secondo ISTAT e MEF, il lavoro nero, la cosiddetta economia sommersa rappresentano un onere gravissimo per il bilancio dello Stato, quantificabile in decine di miliardi di euro di mancate entrate ogni anno. L'economia non osservata totale è stimata in circa 217,5 miliardi di euro (pari a oltre il 10% del pil). Gli irregolari sono quasi 3 milioni. Questo fenomeno produce un’evasione contributiva e fiscale che supera i 100 miliardi di euro. Il mancato versamento dei soli contributi previdenziali e delle imposte (Irpef, Irap) dovuto al lavoro nero sottrae circa 10-12 miliardi di euro l'anno ai fondi destinati a pensioni e servizi pubblici.
E i numeri, purtroppo, non fanno sconti e dicono quanto la situazione sia delicata.[1] È un dato che colpisce molto: l'Ufficio studi della CGIA di Mestre ha messo in guardia su quanto si sia sbilanciati in diverse aree d'Italia, in particolare dove il numero dei pensionati supera quello degli occupati. Non si dispone di un dato preciso e immediato che confermi questa esatta situazione in tre province del Piemonte, ma la fotografia generale è chiara: se si hanno più persone che ricevono una pensione di quante ne lavorano per versare i contributi, ci troviamo in un sistema profondamente disfunzionale. Il lavoro nero è una delle cause principali di questa emorragia, perché inquina i numeri, falsa la realtà del mercato e lascia una scia di evasione e di vite precarie.
La polizia locale, un'importante risorsa
Per questo, l'azione deve concentrarsi con urgenza sul tema dei controlli, un nodo critico unanimemente riconosciuto come il vero ostacolo al buon funzionamento del sistema; di fronte a questa carenza va trovata una soluzione concreta, plausibile e opportuna. La risposta è già presente e radicata nei nostri territori ed è costituita dalla polizia locale, una realtà che conosce in profondità il tessuto imprenditoriale e lavorativo, poiché il suo personale è in strada quotidianamente, tra negozi, mercati e attività commerciali e imprenditoriali. Proprio per missione e organizzazione, la polizia locale è la risorsa più adatta a vigilare sull'amministrazione e sul commercio, configurandosi come la prima linea e l'occhio vigile sulla legalità economica.
Investire sulla polizia locale per garantire che le regole del lavoro siano rispettate e che il nero non dilaghi è una scelta di buon senso e di efficacia. Negli ultimi decenni la naturale vocazione della polizia locale è stata dirottata per soddisfare la vetrina politica di turno, a fare polizia giudiziaria, un lavoro importantissimo, certo, ma che richiede risorse e specializzazioni che sono già appannaggio delle polizia generaliste, nazionali e che si traduce in uno spreco di energie e di denaro che toglie forza al loro ruolo più prezioso: quello di garante della legalità amministrativa ed economica sul territorio.
L'esperienza torinese
È degli anni ‘90 una esperienza singolare che vide la Procura della Repubblica formare parte del personale della polizia locale torinese sui temi della regolarità e della sicurezza sul lavoro. Se si vuole una sicurezza che liberi dalla paura, allora, la si deve costruire giorno per giorno, con ogni contratto regolare, con ogni controllo ben fatto e con ogni risorsa impiegata nel modo giusto. Non si tratta di essere più severi, ma di essere più accorti e più umani. Si tratta di guardare con attenzione al futuro dei nostri figli e al futuro dei nostri anziani pensionati.
È necessario che i sindaci e le amministrazioni cittadine trovino il coraggio di affrontare questo tema con serietà e coerenza, abbandonando il distintivo degli sceriffi per indossare quello più sostanziale e necessario del buon amministratore che pianifica e agisce concretamente per il bene comune.
La vera sicurezza è un progetto di dignità. Questa visione non richiede stravolgimenti traumatici, ma una lucida riorganizzazione delle forze in campo. Si tratta di riconoscere e di valorizzare le competenze esistenti, riportando ogni attore al centro della sua funzione più efficace. Ripristinando il valore del lavoro regolare, difeso da controlli intelligenti e vicini al territorio, si può trasformare l'ansia per il futuro in una progressiva e ragionevole fiducia nella possibilità di una vita più sicura e dignitosa per tutti.
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