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PIANETA SICUREZZA. L'eclissi della stabilità, anatomia di un collasso planetario

di Nicola Rossiello


Anche il perimetro della sicurezza pubblica, inteso come ordinaria gestione dell'ordine interno e tutela del cittadino, oggi rischia di essere derubricato a questione di secondo piano.[1] Ci troviamo di fronte a una mutazione genetica del rischio: non più la gestione del singolo evento critico, ma la tenuta di un intero sistema-paese sotto scacco.

Con il recente attacco all’Iran e la risposta ai danni di Israele e dei Paesi del Medio Oriente, possiamo sostenere, senza dubbio, che l’assetto planetario per come lo abbiamo vissuto fino ad oggi è collassato. Siamo davanti ad un’evidenza brutale che ci dice che il punto di non ritorno è stato ampiamente superato. Sulla scacchiera geopolitica internazionale si sta dispiegando una reazione a catena che demolisce l'architettura della globalizzazione per come l'abbiamo conosciuta. È una deriva che scuote le alleanze storiche e i flussi commerciali, e polverizza l'autorità dei trattati validi fino a ieri. Al loro posto, riemerge la corsa al riarmo e la legge del più forte. Sempre gli stessi, sia chiaro.

In questo stato di eccezione permanente, l'ordine del giorno è stravolto. Anche il rumore di fondo della politica domestica svanisce, insieme alle beghe di cortile che saturavano i talk-show e che oggi sembrano irrilevanti distrazioni di fronte a queste minacce esistenziali. La crisi estera risucchia fondi, energie e credibilità politica, riducendo a fuffa le schermaglie identitarie e i restyling burocratici di facciata. Quando l'ossatura del sistema trema, il dettaglio estetico diventa un lusso che non possiamo più permetterci.

Se i confini si fanno permeabili, il governo del Paese deve fare di necessità virtù. Senza la tenuta delle basi materiali ogni dibattito sulla forma si riduce a pura accademia del nulla. I muri che credevamo abbattuti per sempre stanno risalendo dalle macerie.

Prendere atto che l’epoca dell’oro non tornerà è l'unico punto di partenza onesto. Declassare le priorità locali a favore della resilienza comune non è una scelta, ma un imperativo di sopravvivenza. Ora il tema della sicurezza pubblica assume dimensioni globali con buona pace di chi ha cavalcato per interessi pelosi e elettorali la paura (indotta) della gente.


Note


[1] Sul tema, l'incontro di oggi, 5 marzo all'Associazione culturale Kontiki


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