OSSERVANDO I NOSTRI TEMPI
- Domenico Cravero
- 16 ore fa
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Un passaggio non privo di insidie: dalla madre del parto alla madre della cura
di Domenico Cravero

La simbiosi madre-bambino dei primi giorni di vita è un’esperienza unica che solo la donna può conoscere. Chi non l’ha provata la apprende dal suo racconto ma non può provarne tutte le emozioni. Per la nuova mamma, la sua creatura è una carica di euforia. Non c’è piacere maggiore; il volto del suo bambino è la cosa più bella mai vista; la sua pelle ha il profumo più inebriante. La mamma vede tutto attraverso il filtro dei suoi bisogni. Non sa più per dove finisca il suo corpo e inizi quello del piccolo. Si sente come annullata eppure gode di quella fusione. Fa addirittura fatica a delegare i tanti servizi. È un breve tempo, paradisiaco, che la Natura provvede a tutela del piccolo umano.
Uscito dall’utero, il fragile corpicino ha bisogno di quel nuovo liquido che non è più amniotico ma psichico. In quell’intensità simbiotica non si sviluppa solo il corpo; il bambino nasce all’umano che si nutre fin dall’inizio di gratuità, di affettività e anche di abnegazione. Il dono però è ricompensato abbondantemente. Il bimbo che avvolge le sue braccine al collo della mamma, che ne accarezza i capelli produce un godimento di cui la mamma vorrebbe disporre ore e ore. Reazioni non meno intense vengono anche dal bimbo con il suo pianto: a volte improvviso e incomprensibile, altre volte inconsolabile ma sempre doloroso. Il cervello materno si adatta a ogni situazione. Presto la mamma dovrà però imparare, se non vuole fare danno al tutto della sua vita, che il godimento (e anche il pianto ricattatorio) senza regole è mortale per il bambino.
L’emozione materna è un’eccedenza, un dono della natura ma non è destinato solo a lei. Se non imparerà a porre dei limiti con pazienza, intelligenza e coraggio, rischierà di non riuscire più ad arginare la pulsione ancora in formazione del bambino e potrà corrompere il suo dono di madre. Il bambino, infatti, non dovrà prendere il posto del padre. I tabù della natura e le antiche regole dell’educazione non sono coercizioni ma protezioni culturali create per preservare la salute della mente.
La vera cura è sempre una rinuncia. Espellere un frammento vivo del proprio corpo e sentire il proprio figlio come corpo intero, altro da sé, è un percorso doloroso: un parto dello spirito. Ogni maternità è adottiva: una parte della bambina, del bambino, si distanzia dalla madre, non le assomiglia. La donna dovrà passare dalla madre del parto alla madre della cura. L’ideologia della “madre di sangue” cela sempre un sottile narcisismo, una soddisfazione inopportuna della missione di mettere al mondo. Occorre accettare la perdita: generare è fondare un’altra umanità. L’umano fin dall’inizio è fatto di paradossi: per farti vicino devi porre confini, per realizzarti devi perderti, per possedere devi rinunciare. Non si esplora davvero la vita, se non si ha il coraggio di sentirsi dire no e il bambino non ha bisogno solo dei sì dei genitori.
Oggi abbiamo certo il dovere di liberare la scena della nascita dagli stereotipi patriarcali che impediscono di valorizzare le madri non più come le continuatrici della specie, intrappolate dai dispositivi di potere che vogliono fare della donna di nuovo una vita di abnegazione per altri. Non abbiamo ancora trovato un equilibrio. La tendenza sembra la rassegnazione. Una certa scienza si mobilita e insegue la fantasticheria dell’utero artificiale. C’è anche dissidio per questioni di linguaggio: gestione per altri/utero in affitto. Alcune donne vedono l’utilità di affrancarsi dal giogo biologico della maternità.
Si è diffusa anche la fiera internazionale itinerante dedicata al tema della fertilità e della procreazione assistita, la manifestazione "Wish for a baby" (che nel 2023 si è svolta a Milano.) C’è molto dibattito sulla nascita, ma i bambini sono sempre più rari e la crescita dei figli sempre più difficile. Non bisogna sbagliare il punto di innesco: la svolta può solo essere la parità nella diversità (così evidente nella generazione) tra donna e uomo. Siamo ancora lontani, ma questo è il punto decisivo e più difficile.









































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