Rapimento e assassinio di Giacomo Matteotti, era il 10 giugno 1924
- Vice
- 10 giu
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di Vice

L'onorevole socialista Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924. Vittima di un agguato, fu atteso sotto casa da cinque figuri, professionisti del crimine politico, squadristi al soldo dell'entourage di Mussolini, che avevano il mandato di rapirlo. E non solo.
Come scrive Romano Canosa, il rapimento ad opera di una squadra al comando di Amerigo Dumini diede vita a uno dei primi eventi che l'allora capo del governo sfruttò a suo vantaggio per trasformare il suo movimento in regime. Il primo fu, appunto, l'assassinio di Giacomo Matteotti eseguito da una squadra già nota come la Ceka fascista, costituita dopo le elezioni del 6 aprile precedente, quando - scrive Canosa - in una riunione del direttorio del Partito nazionale fascista, era stato reso noto il desiderio di Mussolini "che fosse messa in piedi una squadra di polizia interna al partito per la sorveglianza e disciplina dei locali e degli uffici fascisti, sia per funzioni informative.[1]
Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, restio a concedere i "pieni poteri" al partito fascista fu sequestrato nel pomeriggio sul Lungotevere Arnaldo da Brescia. Il 30 maggio, dai banchi del Parlamento aveva puntato il dito sui comportamenti illiberali e liberticidi del governo Mussolini: "[...] Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. [...] L'elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. [...] Per vostra stessa conferma (dei parlamentari fascisti) dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà... [...] Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse".
Parole che manifestavano apertamente e pubblicamente una libertà di troppo per una dittatura nascente. Matteotti fu pugnalato a morte e seppellito in una fossa frettolosamente scavata nelle campagne di Riano, a una ventina di chilometri dalla capitale, dove fu ritrovato il 16 agosto.
Il futuro Duce era al corrente dell'iniziativa di Dumini. Ma con la cinica sicumera che lo contraddistingueva, da non confondere con il coraggio, di cui non fu mai un caloroso interprete, resse alla crisi suscitata dal rapimento, alle proteste diffuse nel Paese, con la complicità di una monarchia codina e dei gruppi di potere asserviti al fascismo. Il 3 gennaio 1925, davanti alla Camera dei deputati, con il famoso discorso del bivacco, mise l'Italia fuori dal consesso liberale e cominciò a percorrere la strada che avrebbe portato il paese in un periodo torbido e destinato alle rovine della guerra; esattamente sedici anni dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti, in quel 10 giugno del 1940.
Nel discorso del bivacco non usò mezze frasi e fu esplicito, come non lo sarebbe più stato nella conversione del fascismo da movimento violento a partito di governo, e disse: "Quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è la forza. Non c'è mai stata altra soluzione nella storia e non ce ne sarà mai".
Ascoltiamo i personaggi che dominano oggi la scena internazionale e se non temete di porvi domande, chiedetevi dove stanno portando l'umanità intera.
Note
[1] Romano Canosa, I servizi segreti del Duce, Milano, 2000, pag. 15











































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