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Gite scolastiche, il golgata degli insegnanti

Riflessioni dopo alcuni fatti di cronaca

di Emanuela Guarino


Ad anno scolastico terminato, e prima che inizino le polemiche su voti, bocciature e esami inadeguati, provo ad aprire la finestra su fatti di cronaca relativamente o meno recenti, ma che meritano un ritorno d'attenzione. Uno su tutti, la storia della ragazza quindicenne che, nel corso di una gita scolastica in Puglia, avrebbe bevuto fino a svenire.

La gravità del fatto è tale che, come normale che sia, si è sollevata una grande polemica. Naturalmente, come sempre accade, sono stati additati come colpevoli i professori accompagnatori, che non avrebbero vigilato abbastanza sulle classi a loro affidate.

Non solo, alcuni giornali hanno riportato frasi, anonime, ma attribuite ad insegnanti dello stesso istituto, che incolpavano la dirigenza scolastica di aver “scelto” i docenti accompagnatori tra i propri preferiti, come se per loro la gita fosse un premio, una sorta di vacanza, e non un momento di grande fatica e responsabilità.

Ritengo quindi necessario fare chiarezza su alcuni punti.

Il primo è che la “gita” è uno di quegli argomenti che i genitori sollevano già il primo giorno di scuola: prima dei programmi da svolgere, della presenza dei docenti, dei libri di testo da comprare, la gita – o meglio, la mancanza di essa – preoccupa le famiglie. Eppure il viaggio di istruzione è tale solo se è inserito nel percorso formativo della classe: per questo motivo le scelte delle mete deve essere adeguatamente motivata (vale tra le motivazioni anche la socializzazione tra ragazzi, soprattutto nelle classi prime e in quelle con studenti di difficile inserimento).

Gli insegnanti però non sono pagati per le ore aggiuntive, né per il carico di responsabilità che si assumono. Anche se gli accompagnatori sono completamente spesati (tranne nel caso in cui il pranzo è “al sacco”) non è previsto alcun riconoscimento economico per il fatto di lavorare più ore di quelle previste (per le uscite di un giorno) o, addirittura, 24/24h nel caso di uscite di due o più giorni.

Al di là dei compiti organizzativi e di accompagnamento turistico che si assumono le agenzie, i docenti sono il primo riferimento degli studenti in gita: malanni, allergie, necessità varie che insorgono durante il viaggio vengono risolti dai professor in tempo reale, spesso dividendosi tra loro per affrontare esigenze diverse contemporaneamente.

La permanenza in albergo è comunque, sempre, il momento più temuto: dopo essersi assicurati che i ragazzi siano tutti nelle proprie camere, che si sia rispettato il “coprifuoco”, aver fatto due o tre “giri di ronda” (inventandosi trucchetti quali il nastro adesivo tra la porta delle camere e lo stipite per capire chi ha provato a uscire dopo l’orario stabilito) anche gli insegnanti vanno a dormire.

A quel punto dalle valigie dei ragazzi può uscire di tutto e difficilmente si ha modo di controllare. Quello è il momento in cui gli insegnanti si affidano alla maturità degli studenti, sperando che sappiano rispettare i limiti del buon senso: uscire dalle finestre per raggiungere gli amici in altre stanze, scambiarsi cibi senza preoccuparsi degli allergeni, bere, sono tra i comportamenti più temuti.

Ecco perché spesso i docenti rifiutano di accompagnare i ragazzi in gita, soprattutto se per più giorni. La grande responsabilità, la mancanza di remunerazione, la necessità di conciliare lavoro e famiglia rendono le uscite scolastiche un onere troppo gravoso per molti insegnanti. Questa non è comunque una scelta priva di conseguenze per i docenti che spesso sono tacciati di negligenza dalle famiglie degli studenti.

Ma, tornando al fatto iniziale, è bene specificare che nessun dirigente è nella possibilità legale di obbligare o scegliere i docenti che devono accompagnare le classi in gita: queste decisioni sono prese nell’ambito dei consigli di classe e ogni docente può liberamente indicare la propria indisponibilità.

Chiudo queste riflessioni dedicando un pensiero a quelle colleghe e a quei colleghi che, dopo aver posto tanta cura e dedizione a scegliere un luogo adatto ad accogliere una classe con un ragazzo in situazione di disabilità grave, pensando a tutte le modalità possibili perché anche lui potesse svolgere attività ludiche insieme ai compagni, si sono ritrovate/i in un luogo in cui la Guardia di Finanza stava svolgendo controlli, il personale si era volatilizzato e la permanenza non è stata possibile.

Tornare indietro con gli studenti (erano partite quattro classi) delusi ha fatto pensare, ancora una volta, "ma chi me lo ha fatto fare" a docenti seri, amorevoli e preparati che avevano lavorato tantissimo per assicurare a tutti, anche a chi necessità ne ha tantissime, un soggiorno piacevole e arricchente.

 

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