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TACCUINO MEDIORIENTALE. Fine della tregua: Iran e Israele alla guerra

Una seconda ondata di missili è stata lanciata dall'Iran su Israele. Le sirene risuonano in tutto il Paese. Lo scrive al Jazeera nella sua pagina sugli aggiornamenti della ripresa della guerra tra i due Stati.[1] L'attacco, prosegue l'emittente del Qatar, si configura come la risposta ai bombardamenti israeliani su Teheran, Tabriz e Isfahan di questa notte. Secondo i media iraniani, sarebbe stato colpito un impianto petrolchimico nel sud-ovest del Paese. L'agenzia di stampa Fars riporta che la Karun Mahshahr Petrochemical Company nella provincia del Khuzestan è stata centrata dal "nemico sionista", ma i danni sono risultati parziali, un'espressione quest'ultima che lascia aperta una gamma molta ampia di interpretazioni.

Su un aspetto concordano tutti i media internazionali: le tensioni si sono sviluppate nell'immediato con il raid israeliano che ieri, domenica 7 giugno, ha provocato il terrore in alcuni sobborghi meridionali di Beirut, uccidendo almeno due persone e ferendone altre 20. Di qui la risposta degli ayatollah di violazione del cessate il fuoco e il lancio di almeno dieci missili sul nord di Israele. Nel mezzo, il presidente americano Donald Trump, interessato a non chiudere la porta ai negoziati che si svolgono a Washington con l'Iran, in una telefonata avrebbe chiesto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di evitare "rappresaglia". Una richiesta caduta nel fuoco, a dispetto dalle affermazioni dello stesso Trumpo mirate a ricordare che è soltanto lui a prendere le decisioni. Ma gli eventi raccontano un'altra storia.

Come analizza oggi, lunedì 8 giugno, Jerusalem Post, la decisione di Israele di colpire obiettivi militari nell'ovest e nel centro dell'Iran è diversa dai precedenti attacchi, dove mesi fa le ostilità prefiguravano l'intenzione di mettere un evidente stop alle ambizioni nucleari di Teheran. Oggi il ritorno alla guerra è stato innescato dalle azioni dell'Aeronautica israeliana che ha colpito obiettivi Hezbollah a Dahiyeh, la roccaforte di Beirut del gruppo terroristico sostenuto dall'Iran. L'attacco, sottolinea il Jerusalem Post "è seguito alle continue violazioni da Hezbollah del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti annunciato la scorsa settimana, ed è arrivato dopo gli avvertimenti del primo Ministro Benjamin Netanyahu e del Ministro della Difesa Israel Katz".

La guerra regionale prosegue, ma è il mondo a rimanere con il fiato sospeso.



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