TACCUINO MEDIORIENTALE. Trump mette la museruola a Netanyahu e la tregua Usa-Iran regge
- La Porta di Vetro
- 9 giu
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Aggiornamento: 9 giu

Un Apache, elicottero da combattimento militare statunitense, è precipitato ieri nell'area dello Stretto di Hormuz con i suoi due membri dell'equipaggio salvati in sicurezza. Ed è l'unica notizia, riportata dal New York Times e rilanciata dai media israeliani, nel panorama di una tregua - comunque fragile - che resiste dopo la fiammata con scambio di missili tra Israele e Iran.
Sempre sull'episodio dell'Apache, Jerusalem Post riporta che "né la Casa Bianca, né il CENTCOM dell'esercito statunitense hanno commentato il rapporto e non sono state chiarite le cause, incidente tecnico o altro. Un silenzio tombale confermato dall'assenza di reazione militare Usa, né verbali da parte della Casa Bianca. Anzi. All'opposto, si registra un netto irrigidimento di Donald Trump nei confronti di Netanyahu. A Canale 12 il presidente ha ribadito il suo personale altolà alle incursioni israeliane in Libano che anche ieri, lunedì 9, hanno provocato morti e feriti. Come riporta l'Orient-le jour, quotidiano libanese, "un attacco israeliano è avvenuto ieri alla città di Sour, vicino a un centro della Croce Rossa, ha provocato cinque vittime e otto feriti, quattro dei quali sono paramedici della Croce Rossa, afferma in un comunicato il Ministero della Salute libanese. Un'offensiva ad ampio raggio, bloccata in parte come detto sopra, operata con il corallario di ulteriori ordini di sfollamento forzato per i sobborghi di Tiro.
Si trattra di violazioni alla tregua che hanno messo in difficoltà Trump dinanzi all'opinione pubblica americana e internazionale, scalfendo l'immagine di chi sostiene di avere il potere reale sullo scacchiere mediorientale. Il presidente americano che vuole arrivare a un accordo con l'Iran non se lo può permettere. Né può avallare l'autonomia di violenza quotidiana con cui Netanyahu e del suo governo opprimono militarmente Gaza, la Cisgiordania, il Libano meridionale. Una vergogna che sta trascinando in basso il consenso di Trump e del suo establishment. Non a caso, ieri il vicepresidente americano JD Vance ha affermato che gli interessi comuni di Usa e Israele non coincidono con tutte le situazioni. In sostanza, è un monito a non tirare la corda; a cominciare dalla disinvoltura con cui Netanyahu e i suoi sodali hanno spiato la Casa Bianca fino ai raid in Libano che costringono lo stesso Trump a continui giochi di equilibrio per non sconfessare Netanyahu e Israele. E Vance è stato esplicito, come riportato dal Jerusalem Post, nell'affermare che nell'ultimo anno e mezzo l'obiettivo principale degli Stati Uniti è assicurarsi che l'Iran non abbia un'arma nucleare". Conclusione-avvertimento del vicepresidente: "Ora, a Israele potrebbe piacere, magari no, ma fondamentalmente, pensiamo che questo sia nel miglior interesse degli Stati Uniti d'America."
Più chiaro di così. E a Netanyahu sono fischiate le orecchie, peraltro grandi e sproporzionate, mentre Haaretz, il quotidiano di opposizione lo martella incessantemente, insistendo sul suo isolamento nel consesso internazionale. Haaretz ricorda tra l'altro che la Procura di Roma indaga su Ben Gvir per rapimento, tortura e aggressione sessuale. Un'indagine che il ministro, nonostante i filmati che lo hanno reso "celebre" come un divo di Hollywood, con l'invito a passeggiare sul red carpet... di una prigione italiana, ha liquidato come opera di "sostenitori bugiardi del terrorismo".











































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