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TACCUINO MEDIORIENTALE. Nuovi lampi di guerra tra Usa e Iran ed è senza fine il dramma in Libano

Aggiornamento: 10 giu

Apache è il nome epico (l'epica della frontiera) dell'elicottero da combattimento Usa abbattuto lunedì scorso, che ha scatenato la ripresa della guerra in Medio Oriente. Un ritorno alle armi (almeno in grande stile) che per ben 38 volte, come ha osservato la Cnn, Donald Trump ha allontanato con l'annuncio di un accordo, di una tregua tra i due Paesi. Ma ieri, il presidente Usa, apparso riluttante nelle sue prime dichiarazioni, con il freno a mano innestato anche e soprattutto nei confronti dell'alleato Netanyahu, ha ceduto dinanzi alle argomentazioni belliciste dei "falchi" che hanno il loro capofila nel ministro della guerra Hegseth. Il Pentagono ha messo così nel mirino l'apparato difensivo iraniano in prossimità dello Stretto di Hormuz e, come riporta il New York Times, nelle prime ore di oggi, mercoledì 10 giugno, lo Stato maggiore statunitense ha fatto decollare i jet dell'Aeronautica e della Marina che hanno colpito "difese aeree iraniane, stazioni di controllo a terra e siti radar di sorveglianza".

Notizia che si completa con una nota che arriva dalla Giordania. Cinque i missili lanciati verso al Azraq, a cento chilometri dalla capitale Amman, secondo l'alto comando militare giordano, sono stati abbattuti, ma non si registrano né danni, né vittime per la caduta dei detriti. All'opposto, fonti iraniane affermano che la base americana di al-Azraq è stata raggiunta da missili che hanno distrutto un hangar di caccia F-35. Inoltre, l'agenzia Tasnim News, collegata all'IRGC, ai Guardiani della rivoluzione, riferisce di attacchi iraniani alle basi americane in Bahrain e Kuwait: operazioni di rappresaglia su 21 obiettivi, quattro colpiti, in risposta, ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, alle iniziative militari degli Stati Uniti, che nella circostanza ha informato con due distinte telefonate il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e il ministro saudita degli Esteri Faisal bin Farhan.

Le dichiarazioni dell'IRGC sono riprese anche dal sito di al Jazeera, che specifica che gli attacchi con droni sono stati rivolti contro la Quinta Flotta statunitense in Bahrain, la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait, oltre a un attacco missilistico a lungo raggio su una base aerea ad Azraq, in Giordania.


Continua il dramma in Libano

Secondo al Jazeera, le forze israeliane hanno ucciso ieri nove persone a Tiro, nonostante l'allerta di sfollamento forzato della popolazione civile. In altri termini, si tratta di agguati premeditati, sospetta senza dirlo apertamente l'emittente del Qatar, perché gli attacchi militari sarebbero coevi agli annunci di evacuazione, così da esporre la popolazione civile a una insicurezza totale e a continui pressioni psicologiche. traumi psichici.

Una conferma arriva anche dal quotidiano libanese on line The National che riporta il comportamento del portavoce militare israeliano in lingua araba, il tenente colonnello Avichay Adraee, che in un post su X ha dichiarato che i residenti di Tiro devono "spostarsi a nord del fiume Zahrani", a circa 25 km di distanza ed ha accusato Hezbollah di operare nel quartiere cristiano, ma non ha fornito alcuna prova. Poco dopo l'avvertimento, l'Agenzia Nazionale di Stampa del Libano ha riportato "un pesante attacco aereo sulla città di Tiro". Le aree coperte nella mappa degli sfollamenti forzati sono Shabriha, Hamdieh, Jal Al Bahr, Zkouk Al Mafdi, Al Bass, Maashouq, Burj Al Shemali, Nabaa, Hosh, Rashidieh e Ain Baal.

The Times of Israel, che riporta una nota del Ministero della salute libanese, secondo cui l'attacco israeliano di ieri, nei pressi di Tiro, ha ucciso tre persone, portando il bilancio delle vittime a 11 nella regione e a nove persone ferite, tra cui due donne, sottolinea che non ci sono commenti da parte delle IDF.




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