SETTIMANA FINANZIARIA. Crescita economica, l'OCSE "boccia" l'Italia
- a cura di Stefano E. Rossi
- 1 giorno fa
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a cura di Stefano E. Rossi

Arriva l’ennesimo rapporto dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e non si fa scrupoli di strigliarci. Per previsione di crescita economica, nel 2026 siamo gli ultimi tra i paesi del G20, accanto alla Russia, con un misero +0,5% annuo. Francia e Germania sono viste al +0,7%. La nazione migliore è l’India (+6,3%).
Ma, il giorno dopo, arrivano i dati a consuntivo del primo trimestre 2026. A stupire è il prodotto interno lordo dell’Irlanda. In tre mesi è crollato al -12,1%. Segna un record negativo e trascina giù quello dell’intera Europa (-0,2% media UE trimestrale). Tutti gli altri Paesi europei rallentano, ma restano in area positiva, ad eccezione della Francia (-0,1% t/t). Cosa è successo al volatile PIL irlandese, che era già sceso del -4,2% nel precedente trimestre, l’ultimo del 2025. La giustificazione sta nelle rettifiche di bilancio delle multinazionali statunitensi che hanno spostato la sede a Dublino. Si tratta del postumo trasferimento di brevetti, di attività immateriali e dei flussi contabili in uscita di grandi aziende tecnologiche e farmaceutiche. Periodicamente, queste manovre di bilancio affossano i dati macroeconomici dell’isola e gli economisti lo sanno. Così, negli ultimi anni hanno preso l’abitudine di scorporare i dati sulla crescita economica dell’Eire dal totale europeo. Però, pur prevedendo un rimbalzo dell’Irlanda nel secondo trimestre di quest’anno, la precedente stima del Pil dell’Unione Europea (+0,7% a/a) è ormai compromessa e probabilmente ci dovremo accontentare di un più consono e realistico +0,5% annuo. Almeno questo, si spera.
BCE: c'è attesa per la riunione dell'11 giugno
Nelle borse di tutto il mondo pesa la retromarcia innescata dal settore tecnologico. Vanno nella stessa direzione i timori sulle manovre dei tassi e una potrebbe essere molto vicina. Quando l’11 giugno si riunirà la Banca Centrale Europea, ci si attende un aumento del +0,25% del tasso di sconto. Crescono anche le anti-trumpiane ipotesi di un ritocco all’insù ad opera della Federal Reserve. È ritenuto plausibile entro la fine dell’anno. E le borse cominciano già a vacillare. Ad ogni buon conto, sarebbe salutare una pausa dopo la scorpacciata di rialzi degli ultimi mesi. A guidarli erano stati i risultati del primo trimestre, di molto superiori alle attese. In America, avevano riguardato quattro aziende su cinque, una su due in Europa. Il settore tecnologico era stato il più performante, come del resto aveva previsto la stessa associazione internazionale SIA (Semiconductor Industry Association). Gli utili delle imprese di semiconduttori avevano accelerato del +110%.
L’euro è fiacco e il dollaro chiude a 1,15. Oro in ribasso, con chiusura a 3.329 dollari l’oncia (120 euro al grammo) e lo stesso capita all’argento (67,88 dollari l’oncia, pari a 1,90 euro al grammo).
Il petrolio si paga in dollari, quindi in una valuta che questa settimana ci costa un po’ di più. Però, a soccorrerci troviamo la discesa del prezzo della materia prima, sia il greggio WTI a New York (90,54 dollari al barile) che il Brent a Londra (92,82 dollari al barile). Allora, il prezzo della benzina può scendere. Ma il peggio tocca alle criptovalute. Questa settimana il Bitcoin perde il -17,05%.
Commerzbank sulla "via" italiana
UniCredit aggiorna gli esiti dell’OPSV (offerta pubblica di scambio volontaria) per l’acquisizione di Commerzbank. Dichiara di possedere il 37,6% delle azioni della seconda banca tedesca, ben oltre l’obiettivo dichiarato del 30%. A quattro settimane dalla scadenza dell’offerta, la partecipazione diretta è salita al 34,4%, a cui si deve sommare un ulteriore 3,3% di derivati. Ad essi, se ne potrebbero aggiungere altri, fino al 13,3%, portando l’istituto milanese oltre il 50% del capitale. Ma per fare questo dovrà attendere l’autorizzazione del BaFin (l’ente di vigilanza tedesca), che le consentirà di salire alla soglia successiva, cioè al 100%. C’è tempo fino al 3 luglio per completare gli acquisti. E così sarà anche per gli azionisti, i quali, contrariamente alle indicazioni difensive del management Commerzbank, stanno continuando ad aderire all’offerta.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB
I Tori: Diasorin +7,37%, Saipem +6,89%,
Gli Orsi: Avio -10,98%, Stellantis -9,40%.
FTSE MIB: -0,29% (valore indice: 49.893)
I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.













































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