Nel referendum del "No" ad avere vinto è la democrazia
- Mauro Nebiolo Vietti
- 18 ore fa
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di Mauro Nebiolo Vietti

Si è parlato e scritto dell’italiano medio e del suo disinteresse per la politica, ma l'alta affluenza alle urne - rispetto alle precedenti tornate elettorali - contraddice tutte le analisi. L’elettore vota, ma chiede di farlo per questioni vere. All’elettore è stato detto di non preoccuparsi di chi siederà in Parlamento, ci pensano i segretari di partito. Ovviamente, i leader di partito segretari scelgono i futuri deputati motivati da un dato cosciente e da uno umano ed istintivo; la prima scelta è per soggetti fedeli, che non corrono il rischio di sviluppare tesi proprie, anche solo ad integrazione dei progetti del vertice, ma la seconda, umanamente comprensibile, è democraticamente dannosa perché chiunque sia in una posizione di vertice, tende a circondarsi di soggetti non del suo livello.
Questo succede a destra e a sinistra e all’elettore importa poco delle promesse di ogni singolo schieramento che sono considerate prive di sincerità (tutti ricordano la promessa – una delle tante – di diminuire le accise della benzina e da allora paghiamo di più – al governo è Meloni, ma sarebbe lo stesso per altri).
Alla fine l’elettore si comporta come quei contadini siciliani raccontati da Verga che soffrono, ma non protestano, patiscono, ma non sperano; cento e più anni anni dopo ci ritroviamo in uno stato dove il massimo a cui aspirare è lo status quo e buona parte degli elettori patisce e non spera; le lezioni diventano così appannaggio degli apparati che occupano ormai da tempo il crocicchio della democrazia e si occupano di gestire i rapporti amicali e di clientela, come al solito, come ci è stato spiegato dalle file della maggioranza di governo.
Se però la classe politica chiede all’elettore di pronunziarsi su un problema importante, da tutti giudicato vitale che può alterare il gioco democratico secondo alcuni o rafforzarlo, secondo altri e soprattutto gli offre un ruolo, dove la sua manifestazione di volontà può fattivamente contribuire alla soluzione finale, ebbene l’elettore ha dimostrato che in questo caso non intende delegare alcunchè e che quello che conta è la volontà popolare.
Qui non si è trattato di un giochetto di breve respiro, ma di una visione relativa al futuro e non importa come è finita, importa che tutti hanno voluto dire cose ne pensavano













































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