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Napoleone-Zelensky silura Zaluznj: scontro politico-militare sulla pelle dell'Ucraina

di Michele Corrado*


Notizie confuse stanno giungendo dall’Ucraina, notizie di avvicendamenti e sostituzioni di vertici militari da parte del Presidente Volodymyr Zelensky. Vediamo che cosa può significare nella condotta delle operazioni.

Sostituire il responsabile delle operazioni sul campo in un conflitto come quello ucraino vuol dire ammettere che non sono stati raggiunti gli obiettivi pianificati. In questo caso, si ritiene che si stia perdendo la guerra e quindi, si cambia il Comandante in capo (come per esempio accadde durante la Prima Guerra Mondiale, dopo Caporetto, con la sostituzione del Generale Luigi Cadorna, da parte del Re, con Armando Diaz).

Il Generale Valerij Zalužnyj (1973) non gode più la fiducia del Presidente e visti i risultati insoddisfacenti degli ultimi mesi, in particolare la mancata vittoriosa contro-offensiva che doveva costringere gli invasori russi a rientrare all’interno dei loro confini. Sostituire il Comandante, in questi casi vuol dire sostituire anche molti altri alti ufficiali che rivestono incarichi chiave all’interno della Struttura di comando e controllo, a cominciare dal suo Capo di Stato Maggiore.

Le motivazioni reali pare siano invece molto diverse. Vi sono stati, fin dall’inizio, divergenze di tipo caratteriale che si sono rimaste latenti per i buoni risultati iniziali, ma poi esplosi vista l’invadenza, anche a livello tattico, del Presidente Zelensky. Tali comportamenti - che non sono rari, come insegna la storia soprattutto dei Paesi o autoritari o con democrazie "a bassa intensità" - sono il peggio che si possa realizzare per minare l’azione di comando di un qualsiasi Comandante, figuriamoci di quello Operativo. In questo tipo di situazione vi sono due vertici: quello politico-strategico (la struttura politica dello Stato con a capo il Presidente o il primo ministro) e quello strategico-militare (la struttura militare che conduce le operazioni - terrestri, aeree e marittime - con a capo il responsabile militare). Tali strutture funzionano inversamente che nel tempo di pace, nel senso che (in tempi di guerra guerreggiata), quella politico-strategica deve supportare quella strategico-militare al fine di garantire tutte le risorse necessarie per combattere al meglio e raggiungere la vittoria finale, in qualsiasi forma essa sia stata preventivata. In questo caso, la riconquista dei territori ucraini occupati dai russi.


Quando i due vertici vanno in collisione, nel senso che non vi è piena fiducia reciproca accade quello che vediamo in Ucraina; il Presidente Zelensky è in crisi con il Comandante in capo delle operazioni per due motivi: primo, perché vuole entrare nel merito della conduzione della campagna militare (si ricordi ad esempio Bakhmut, dove fu l'esecutivo ad imporre il mantenimento della città ad ogni costo contro ogni considerazione di ordine militare tattico; atteggiamento non dissimile, per usare un paragone storico, da quello che Hitler impose al comandante della VI Armata tedesca durante l'assedio di Stalingrado); secondo, ma si tratta di un'opinione personale che affonda sempre nell'esperienza storica, perché geloso della crescente popolarità e del credito militare di cui gode il Generale Zaluznyj (nella foto), di molto superiore al suo.

La dottrina militare vuole che, per dirla con le sagge parole di Sun Tzu, “un comandante può a volte disubbidire al proprio signore”, ma pare non essere questo il caso in questione. Con tali premesse, dove non viene rispettato il fondamentale “gioco” dei ruoli, il destino della nazione ucraina, già fortemente in dubbio, potrebbe essere segnato; ed aprirsi per noi occidentali scenari che potrebbero rivelarsi di complicata controllabilità o, forse, di più diretta gestione sotto il profilo diplomatico. E molto dipenderà da che cosa vorrà davvero essere l'Unione Europea sul piano della Difesa e della Politica estera.

 

 

*Col. (aus.) Esercito Italiano

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