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Maryam Rajavi: "Ora libertà e sovranità del popolo"

di Yoosef Lesani


La proclamazione di un governo provvisorio da parte del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, governo finalizzato al trasferimento della sovranità al popolo iraniano e all’istituzione di una repubblica democratica, sulla base del programma in dieci punti della signora Maryam Rajavi.

È un evento storico, dopo 47 anni di dittatoria teocratica, che si presenta come l’unica alternativa democratica e che, grazie alle sue migliaia di unità di resistenza, sostiene di essere in grado di rovesciare l’intero regime iraniano e instaurare una repubblica democratica e pluralista.

Ieri, sabato 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno bombardato il Paese. L'obiettivo di queste due nazioni è quello di distruggere i siti per la produzione della bomba atomica. L'identica spiegazione è stata data per i bombardamenti del giugno scorso. Insieme c'è la volontà di abbattere il regime. Dietro l'angolo, però, non possiamo nasconderci che l'interesse per l'Iran, in particolare per gli Usa, derivi anche dalle grandi risorse petrolifere del Paese. Tutto ciò non deve far passare in secondo piano le lotte del popolo, le ultime a cavallo tra dicembre e gennaio scorsi, e quelle degli anni precedenti, costate un prezzo inimmaginabile in Occidente, per numero di uccisioni in strada, esecuzioni di prigionieri, migliaia di anni di carcere, violenze, vessazioni e prevaricazioni contro i dissidenti.

Ad esempio, venerdì 20 febbraio scorso, in occasione del quarantesimo giorno di commemorazione dei martiri della recente rivolta per la libertà, c’è stata la coraggiosa parata delle unità motociclistiche delle unità della Resistenza nelle strade di Teheran, sotto la più intensa atmosfera di sicurezza e repressione. Lunedì 23 febbraio scorso, 250 militanti hanno attaccato il complesso Motahari a Teheran, nel quartiere dove si trova la residenza di Khamenei, come riportato anche dalla Porta di Vetro.[1] Si tratta di una zona altamente sorvegliata e di massima sicurezza, che ospita le sedi chiave del potere politico, militare e giudiziario del regime.

Il messaggio e la capacità dimostrata dalla Resistenza attestano che una transizione dalla tirannia alla democrazia affidata al popolo iraniano è non solo possibile, ma concretamente realizzabile. La teocrazia al potere in Iran, considerata la culla del fondamentalismo islamico e il principale sostenitore del terrorismo in Medio Oriente e a livello internazionale, ha governato il Paese attraverso una feroce repressione e oppressione del popolo iraniano. All’estero, la politica degli ayatollah si è imposta sulla comunità internazionale alimentando crisi, guerre ed esportando terrorismo e i continui di tentativi intimidatori verso gli iraniani in esilio. Il regime non è né riformabile, né capace di dialogare e di conseguenza nella sua volontà di difendere sé stesso porterà nuovi lutti per il popolo iraniano.

Tuttavia la forza della resistenza nasce dalla collettività, dalla solidarietà e dall’unità nazionale. La soluzione legittima, democratica e definitiva per porre fine alla tirannia sanguinaria rimane, come sempre, nella determinazione e nelle mani del popolo e della resistenza organizzata. Rifiutando ogni forma di dittatura, sia essa religiosa o monarchica, procediamo verso il futuro e verso l’instaurazione di una repubblica democratica.

La Presidente Maryam Rajavi ha dichiarato che la morte di Khamenei "è la morte della tirannia religiosa e la fine del regime della velayat-e faqih. Ora è il momento di instaurare la libertà e la sovranità del popolo iraniano. Dichiaro alla comunità internazionale che solo il popolo iraniano ha la legittimità di determinare il futuro politico del proprio Paese. Abbiamo sempre affermato che il destino dell’Iran viene scritto dal suo popolo con il sangue dei suoi valorosi figli  e che non c’è alcun bisogno di ingerenze straniere".

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