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Lotte sindacali in Italia. A quando i Pinkerton?

di Menandro|

Leggiamo i giornali di oggi, di ieri, dell’altro ieri, della settimana scorsa, di qualche settimana fa. Le cronache raccontano inorridite di morti e di feriti davanti ai cancelli delle fabbriche. Raccontano di “vigilantes” in versione S.W.A.T. al soldo di aziende la cui missione pare sia anche quella di normalizzare (o bonificare) gli ambienti di lavoro, mettendo in riga le “teste calde”, gli “agitatori”, i “piantagrane”, chiunque chieda (anche) il rispetto dello Statuto dei lavoratori, la Legge 300. Un contrasto che impone, lo si comprende dal rischio, l’impiego di uomini d’azione, coraggiosi. Perché è di dominio pubblico che occorre once e once di sprezzo del pericolo per disperdere gruppi di operai inermi con la stessa determinazione e violenza che vediamo nei serial (alcuni altamente diseducativi) americani. Del resto, c’è sempre qualcosa di America nel bene e nel male, nel presente e nel passato, in ciò che accade in Italia. Oggi si risente l’eco delle pagine intense di Jack London ne Il tallone di ferro: “Ho conosciuto uomini che nelle loro diatribe contro la guerra invocavano il nome del dio della pace, intanto che distribuivano fucili ai Pinkerton per abbattere quelli che scioperavano nelle loro stesse fabbriche”. I Pinkerton, protagonisti in positivo nei fumetti di Tex Willer, furono descritti dallo scrittore come detective privati in origine, passati a libro paga dei capitalisti per diventare “mercenari dell’oligarchia”. Siamo su quella china a oltre mezzo secolo dall’entrata in vigore della legge 300? Era il 1970. Anno di grande e vivo fermento sociale e politico per il Paese, quanto lo Statuto dei Lavoratori divenne lo scudo della libertà conquistato dal mondo del lavoro. Ora, se le pagine non sono state strappate, non guasterebbe dare un’occhiata agli articoli 2 e 3 della Legge 300: Art. 2. Guardie giurate. Il datore di lavoro può impiegare le guardie particolari giurate, di cui agli articoli 133 e seguenti del testo unico approvato con regio decreto 18 giugno 1931, numero 773, soltanto per scopi di tutela del patrimonio aziendale. Le guardie giurate non possono contestare ai lavoratori azioni o fatti diversi da quelli che attengono alla tutela del patrimonio aziendale. È fatto divieto al datore di lavoro di adibire alla vigilanza sull’attività lavorativa le guardie di cui al primo comma, le quali non possono accedere nei locali dove si svolge tale attività, durante lo svolgimento della stessa, se non eccezionalmente per specifiche e motivate esigenze attinenti ai compiti di cui al primo comma. In caso di inosservanza da parte di una guardia particolare giurata delle disposizioni di cui al presente articolo, l’Ispettorato del lavoro ne promuove presso il questore la sospensione dal servizio, salvo il provvedimento di revoca della licenza da parte del prefetto nei casi più gravi. Art. 3. Personale di vigilanza. I nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa debbono essere comunicati ai lavoratori interessati. Che succede, allora? Siamo ripiombati come in un romanzo distopico al principio degli anni Venti del XX secolo? Era il principio della fine, in cui un movimento politico chiamato Fascismo, radunò attorno a sé una cricca di criminali, delinquenti, disturbati mentali, sadici, ex arditi (oggi si direbbe elementi delle Forze speciali) della Grande Guerra non ancora sazi del sangue visto scorrere sulle trincee del Carso, con cui irrompere nelle redazioni e tipografie dei giornali ritenuti sovversivi (sic!), distruggerle, picchiare giornalisti e dipendenti. Era la stessa cricca che si rivolgeva con pari perizia distruttiva alle Camere del Lavoro socialiste e Leghe Bianche devastandole, che manganellava e uccideva sindacalisti, operai, contadini, che sciroppava olio di ricino agli avversari politici. Era la stessa cricca al servizio di padroni e latifondisti, squadracce dedite alla violenza per soffocare le manifestazioni e le lotte sindacali che rivendicavano miglioramenti salariali e contrattuali. Nelle campagne del Mezzogiorno erano noti come “mazzieri”: un nome, un marchio, una sicurezza per distruggere la solidarietà di classe. Al Nord, lo squadrismo agrario si identificava nel nome dei ras locali: i vari Farinacci, Balbo, Grandi, Forni, Venturi. Ma ora, dopo la morte nei pressi di Biandrate (Novara) di Adil Belakhdim, un lavoratore di origine marocchina che riavvolge il nastro della Storia, della nostra storia, che riporta gli Ultimi alla testa delle lotte, come le migliaia di giovani meridionali che negli anni Sessanta a Torino contestarono in piazza in piazza Statuto accordi firmati da sindacati gialli, che nome diamo a quella violenza?

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