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Lacrime di coccodrillo per scuola e studenti

di Menandro|

Un pianto greco. Si parla di fragilità dei nostri ragazzi costretti a disertare la scuola per i provvedimenti anticovid. Se ne parla in forma appassionata e accorata come se la nostra meglio gioventù si ritrovasse fuori dalle aule scolastiche migliori del mondo, con gli insegnanti e docenti meglio retribuiti delle società occidentali, sempre rispettati da quegli stessi commentatori e genitori che oggi si strappano le vesti all’idea di che cosa si sta loro sottraendo. Quegli stessi adolescenti e bambini che hanno goduto di personale non docente (impiegati e bidelli tanto per capirci) perfettamente adeguato alle piante organiche degli istituti scolastici, con numeri idonei per dare risposte flessibili e immediate nel caso dell’emergenza, come quella che stiamo vivendo, appunto. Per non parlare del nostro fiore all’occhiello: gli edifici scolastici, naturalmente i più funzionali del pianeta, all’avanguardia nella sicurezza ed ecocompatibili, perfettamente in grado di dare risposte veloci e rapide alle esigenze tecnologiche (wi-fi, banda larga, modem, ecc.) con strumenti (computer, lim, tablet) di cui si è avuto sempre piena disponibilità, prima della pandemia. O forse no? Forse ci confondiamo. Stiamo raccontando un altro film con una trama che nulla ha a che fare con la nostra realtà. Se così è, smettiamola con questa corale ipocrisia che ci vuole affranti per ciò che toglieremmo ai nostri ragazzi che sono esposti alle fragilità tanto quanto le generazioni che li hanno preceduti ed hanno risorse, forse diverse, ma altrettanto forti e potenti, che deriva loro dall’età, dalle emozioni, sogni e utopie. Se non possiamo dare agli studenti tutti i contenuti previsti nel famigerato “programma” (che, peraltro, si è ripetuto per anni che non deve essere una gabbia), forniamo loro qualche strumento per far sì che questo periodi di crisi li fortifichi e non li abbatta. Non vellichiamo il vittimismo proprio dell’età, ma aiutiamo i ragazzi a crescere. Semmai, ricordiamo ciò che abbiamo tolto per decenni alla scuola e di riflesso alla società, allo stato di abbandono in cui abbiamo lasciato insegnanti e strutture senza ritegno alcuno, perché c’era sempre qualcosa di più importante da seguire. Che cosa poi, considerato lo sfascio in cui versa il nostro Paese è ancora tutto da spiegare. Riflettiamo sulle cose non fatte, non su quelle che ora non si possono fare, volenti, o nolenti.

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