La vera funzione dell'IA: dare più potere al Sistema capitalistico universale
- Dunia Astrologo
- 1 giorno fa
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di Dunia Astrologo

Da quando la presenza dell’Intelligenza Artificiale, nelle sue forme concrete o immaginarie, si è fatta strada nel dibattito pubblico, le opinioni in merito agli effetti che ha o avrà sulle nostre vite sono sgorgate da tutti i media, scientifici o sociali, letterari o giornalistici, nelle chiacchiere da bar e nei dibattiti paludati. Una ricchezza di analisi, di informazioni, ma anche di ipotesi, di previsioni plausibili o di immaginazioni distopiche che solo in pochi casi ci aiuta a capire cosa davvero sia e cosa davvero stia producendo a livello sociale, economico e tecnologico questa grande innovazione, questo salto dirompente nel futuro che caratterizzerà definitivamente, credo, il XXI secolo.
In realtà l’IA e le tecnologie digitali che ne sottendono la natura, operano in combinazione necessaria e imprescindibile con una serie di fattori, processi, materiali, senza i quali l’espansione universale del capitalismo digitale non potrebbe esistere. Senza l’estrazione e la lavorazione delle materie prime per la produzione dei microchip; senza la produzione e la posa in opera di cavi sottomarini per il trasporto di dati su scala globale; senza la realizzazione di infrastrutture di calcolo e cloud che utilizzano GPU e TPU ad alte prestazioni; ma soprattutto senza il lavoro invisibile di milioni di lavoratori (si parla di 150/450 milioni ), di “mechanical turk” addetti a micro-task, come l’identificazione di frame di immagini, o del caricamento di testi, o dell’addestramento degli algoritmi, pagati niente, dispersi in giro per il mondo[1], lavoro a cui si deve aggiungere un altro tipo di lavoro invisibile, che rende “usabile” concretamente oggi il prodotto dell’AI; senza tutta questa articolazione di funzioni, prodotti, componenti non si potrebbe parlare di questa “cosa”, ancora per molti del tutto astratta, che invece sta modificando radicalmente il sistema capitalistico globale, incidendo ovviamente in tutte le relazioni sociali che in esso o attraverso di esso si esprimono.
Il ruolo dell'industria militare
L’IA è in sostanza la freccia lanciata dall’arco delle tecnologie digitali più avanzate, nate in ambito militare un’ottantina di anni fa e tornate a essere oggi sempre più integrate e necessarie allo sviluppo del settore militare, che rischia ai nostri giorni di essere il settore dominante dell’economia mondiale[2]. Non è un caso che tra le 10 innovazioni “breackthrough” individuate dal MIT nel corso di questo anno, almeno cinque sono strettamente connesse con sviluppi dell’IA, tre con le biotecnologie che si avvalgono dell’IA per evolvere, una alla ricerca spaziale. E non è un caso che l’applicazione di sistemi avanzati di IA stia caratterizzando l’industria bellica mondiale con efficacia - purtroppo - crescente e visibile nei numerosi teatri di guerra attivi. Si valuta che il tasso di crescita annuo su un periodo di dieci anni (2024-‘34) possa essere del 13,5%, raggiungendo a fine periodo i 34 Mdi di $. Si tratta di una previsione probabilmente al ribasso, in quanto si basa su stime che fanno riferimento allo stato attuale della spesa in IA che è una componente ancora contenuta, rispetto agli 800/900 Mdi di $, il valore odierno della spesa militare globale[3].
Ma sappiamo bene che il digitale avanzato e i sistemi di IA si sviluppano in quasi tutti i settori economici, supportano già oggi e supporteranno sempre di più la ricerca e le applicazioni in campo medico, spaziale, ingegneristico, chimico ecc.
Questa prospettiva ci induce a ritenere che l’impatto dell’IA sul mercato globale del lavoro non sarà in assoluto negativo,anzi,[4] ma produrrà un cambiamento qualitativo di dimensioni enormi. Le trasformazioni dei contenuti professionali saranno sempre di più radicali e la necessità di adattare le proprie competenze ai nuovi scenari sarà ineludibile per la grandissima maggioranza di coloro che stanno per affacciarsi al mercato del lavoro. Vi saranno tuttavia settori della vita lavorativa che resteranno fuori da questa trasformazione, anche se ne subiranno in un modo o nell’altro le conseguenze.
Da un lato vi saranno (già ci sono, ma aumenteranno) mestieri poveri, marginali, realizzati in condizioni di precarietà e frammentazione sociale, micro works legati all’addestramento degli algoritmi, alla moderazione dei contenuti, all’annotazione di miliardi di dati; oppure lavori manuali elementari come il food delivery che conosciamo bene, o altri lavori controllati e comandati dalle piattaforme digitali. Questi lavori sono destinati ad aumentare e a portare ulteriori diseguaglianze salariali e di condizioni materiali di esistenza nella società.
Dall’altro lato invece resisteranno all’impatto del digitale i lavori creativi, economicamente marginali, ma essenziali per il benessere della società come il lavoro culturale, artistico e il lavoro di cura (la sostituzione totale di un “badante” con un robot è pur sempre possibile, ma entro limiti); e probabilmente cresceranno e difenderanno le posizioni i lavori che si basano sulla conoscenza profonda dei contenuti professionali per cui l’IA sarà un supporto, un compagno di lavoro, un facilitatore capace di rendere più efficiente una professione, ma che non potrà sostituire l’apporto umano al raggiungimento dei risultati.
Problemi e diseguaglianze sociali
Questo è però uno scenario futuro, anche se un futuro molto prossimo, probabilmente. Nel frattempo però molte aziende dell’HI Tech stanno già approfittando della possibilità di sostituire lavoro umano con il lavoro degli algoritmi digitali. Nel primo quadrimestre di quest’anno le Big Tech hanno già licenziato 80.000 persone con la giustificazione che i loro job sarebbero svolti da IA, con un netto aumento della produttività [5] e la tendenza va nella stessa direzione: secondo uno studio dell’MIT l'IA può sostituire quasi il 12% della forza lavoro statunitense, con una perdita di salari pari a circa 1200 miliardi di dollari [6]. Non è del tutto evidente allo stato attuale se vi sia davvero questo incremento di produttività auspicato dalle aziende più tecnologiche: forse si vedranno gli effetti reali nel giro di un paio di anni, quando però le perdite sul versante dell’occupazione ci saranno già state. Né sembra che questo processo possa riguardare in modo omogeneo settori e aziende non o meno tecnologicamente avanzate.
Bisogna tuttavia, chiaramente, prendere atto che il processo di “profonda digitalizzazione” dei processi produttivi sta avanzando e che questo ci riguarderà tutti prima o poi. È un fatto che interpella la politica tutta[7], richiedendo una rapida presa di coscienza e la attuazione, ora e non fra qualche anno, di misure che contengano le decisioni dei grandi complessi industriali, orientino gli investimenti delle aziende e intervengano nelle loro decisioni organizzative limitando la possibilità che avvengano, almeno qui in Europa, incontrollati licenziamenti di massa senza che vi siano soluzioni alternative e che si assista a un aumento insopportabile di diseguaglianze sociali.
Occorre metter in atto ora, non fra qualche anno, azioni di acculturazione generalizzata della popolazione, a partire dai banchi delle scuole elementari ma proseguendo con iniziative aperte agli adulti in condizioni lavorative e agli anziani, vittime sempre più facili di deep fake propalati attraverso i social media. E occorre fare scelte che privilegino gli utilizzi positivi, eticamente sostenibili, socialmente accettabili dell’IA, invece che favorire, fingendo di non vedere, l’uso della potenza tecnologica digitale per distruggere il mondo invece che migliorarlo.
Note
[1]Waiting for Robots: The Hidden Hands of Automation (University of Chicago Press, 2025) di A. Casilli e
[2] D. Guarascio “Imperialismo digitale” Feltrinelli, 2026
[3]https://www.difesa.it/assets/allegati/38334/09_bertolotti_os_3_2021_finale_ok.pdf#:~:text=Le%20applicazioni%20militari%20dell'intelligenza%20artificiale%20(AI)1%20Lo,una%20decisiva%20superiorit%C3%A0%20sul%20campo%20di%20battaglia.
[4] Il WEF (Word Economic Forum ) stima che entro il 2030 l’IA potrebbe creare 170 milioni di nuovi posti di lavoro, con un saldo netto positivo di quasi 78milioni
[5] https://www.tomshardware.com/tech-industry/tech-industry-lays-off-nearly-80-000-employees-in-the-first-quarter-of-2026-almost-50-percent-of-affected-positions-cut-due-to-ai
[6] https://www.tomshardware.com/tech-industry/artificial-intelligence/mit-simulation-shows-ai-can-replace-11-7-percent-of-u-s-workers-worth-usd1-2-trillion-in-salaries-iceberg-index-tool-shows-jobs-are-affected-in-every-state-across-the-country
[7] E intendo qui non solo i governi e i partiti, ma anche e soprattutto i sindacati, che debbono veramente riprendere un ruolo fondamentale per la difesa dei diritti dei lavoratori messi fortissimamente a rischio dalla polverizzazione dei sistemi contrattuali e retributivi di un mercato del lavoro profondamente rivoluzionato dall’impatto della digitalizzazione del capitalismo mondiale













































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