ANDOS, dalla prevenzione al diritto all’oblio oncologico: la persona al centro della cura
- La Porta di Vetro
- 20 ore fa
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Domenica 19 aprile, all'Auditorium Giovanni Agnelli di Torino, un concerto gospel a scopo benefico

Mettere al centro la persona, prima ancora della malattia. È questa la linea guida che orienta da anni l’impegno dell’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno (ANDOS), attiva su tutto il territorio nazionale nel sostegno alle donne e nella promozione della prevenzione oncologica. Il comitato di Torino di ANDOS, attivo da oltre 15 anni, opera attraverso una rete capillare di volontari, promuovendo corretti stili di vita e l’adesione ai programmi di screening.
Tra le iniziative del 2026, un evento importante si terrà domenica 19 aprile presso l’Auditorium Giovanni Agnelli di Torino: un concerto gospel, il cui ricavato sarà destinato alla donazione di un ecografo digitale con intelligenza artificiale al centro di screening Prevenzione Serena. Un’iniziativa che unisce cultura e solidarietà, con l’obiettivo di migliorare la qualità e la tempestività delle diagnosi.
Il lavoro quotidiano di ANDOS va ben oltre l’assistenza sanitaria: l’obiettivo è restituire dignità, diritti e qualità della vita a chi affronta o ha affrontato un tumore. Uomini e donne non sono le loro patologie: è questo il principio che guida l’associazione.
Tra le battaglie più significative portate avanti da ANDOS c’è quella per il riconoscimento di diritti fondamentali. Dal diritto alla parrucca fino alla dermopigmentazione del capezzolo dopo un intervento, strumenti che contribuiscono a ricostruire non solo il corpo, ma anche l’autostima e la dignità personale.
In questa stessa direzione si inserisce il diritto all’oblio oncologico: una conquista che permette a chi è guarito da un tumore di non essere più discriminato nell’accesso a mutui, assicurazioni o opportunità lavorative.
Accanto alla tutela dei diritti, resta cruciale il tema della prevenzione. Nonostante i progressi scientifici e le campagne informative, persiste una resistenza culturale: si preferisce non sapere. Eppure, sottoporsi agli screening è un dovere verso se stessi prima ancora che un diritto.
Quella di ANDOS è anche una battaglia culturale: cambiare il modo in cui la società guarda alla malattia oncologica, affinché non sia più una condanna permanente ma una fase della vita che può essere superata.













































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