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TACCUINO MEDIORIENTALE. Marina Usa "sequestra" nave cargo iraniana

Aggiornamento: 3 ore fa

IRAN. Ieri, domenica 19 aprile, la marina statunitense ha sequestrato la nave cargo Touska battente bandiera iraniana che tentava di aggirare il blocco dei porti iraniani nello Stretto di Hormuz. L'operazione, resa nota dalle forze armate Usa con un video [1], è stata condotta dal cacciatorpediniere lanciamissili USS Spruance che ha sparato alcuni colpi nella sala macchine della Touska, prima che i marines ne salissero a bordo per prenderne il controllo. Il regime iraniano ha bollato l'iniziativa come un atto di di "pirateria" e una violazione del cessate il fuoco, annunciando prossime reazioni, a ventiquattr'ore dalla scadenza della tregua.

In merito, la dichiarazione riportata dall'agenzia di stampa nazionale Irna del Vicepresidente Mohammad Reza Aref, che sul suo account X ha affermato che la sicurezza alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz non è gratuita. "Non si possono limitare le esportazioni di petrolio iraniano aspettandosi una sicurezza gratuita per altri, ha scritto Aref sulla sua rete X, riferendosi al blocco marittimo illegale statunitense nelle acque internazionali volto a limitare le navi iraniane. La scelta è chiara: o un libero mercato del petrolio per tutti, oppure il rischio di costi significativi per tutti". Del resto, ha aggiunto Aref "la stabilità dei prezzi globali del carburante dipende da una fine garantita e duratura della pressione economica e militare contro l'Iran e i suoi alleati."

LIBANO. Giornata importante per il paese dei cedri, costretto a subire, nonostante l'accordo di cessate il fuoco, la sistematica distruzione dei villaggi nella parte meridionale del Paese e l'attacco a strutture sanitarie da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Oggi il primo ministro libanese Nawaf Salam incontra a Parigi il Presidente francese Macron. Visita censurata da Israele che la settimana scorsa, con un suo inviato a Washington, ha affermato che la Francia "non esercita un'influenza positiva" sui negoziati con il Libano. Il quotidiano israeliano Haaretz, spiega che l'aiuto offerto da Parigi - un contributo finanziario all'esercito libanese e la fornitura di veicoli blindati – è insufficiente per disarmare Hezbollah. Di qui il giudizio negativo sull'intervento francese. Per contrasto, il governo libanese si ritrova a gestire in solitudine il precipitare della crisi umanitaria nel suo Paese, ulteriormente accentuata dalla "Linea gialla" istituita da Israele che nega l'accesso a 55 villaggi di confine per "bonificare" l'area, sostiene Tel Aviv, con l'abituale ricorso al grottesco. Ma, afferma sempre Haaretz, la tattica replica quella utilizzata a Gaza, il cui obbrobrioso "bilancio" è di oltre 72 mila vittime, il cui obiettivo è quello di impedire ai residenti libanesi di tornare nelle zone vicine al confine. Ancora Haaretz fa però notare che l'ipotesi di realizzare una zona cuscinetto per impedire a Hezbollah di bombardare le città di confine israeliane, richiederebbe un totale di 80 mila riservisti all'anno, il doppio di quanto proposto durante la preparazione del bilancio statale e ciò costerebbe circa 1,6 miliardi di shekel (540 milioni di dollari) al mese, ovvero 19 miliardi di shekel (6,4 miliardi di dollari) all'anno. Improponibile. Intanto, l'esercito libanese ha dichiarato di essere al lavoro per riaprire strade e ponti bombardati da Israele nel sud del Paese, nel contesto dei combattimenti, che hanno causato lo sfollamento di circa il 15 per cento della popolazione (il 20 per cento cento, secondo Al Jazeera). Effetto bellico che Human Rights Watch ha definito un "possibile crimine di guerra", perché "la guerra non è una licenza per espellere le persone dalla loro terra". La scelta per i libanesi del sud, incalzati dall'esercito israeliano è radicale: o rimanere nelle proprie abitazioni sotto i bombardamenti, con l rischio quotidiano di essere uccisi o fuggire esponendosi a una ulteriore povertà.

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