La notte di Natale a Torino, nel "gorgo" di Askatasuna
- Aida dell'Oglio
- 31 dic 2025
- Tempo di lettura: 5 min
di Aida dell'Oglio

La sera del 24 dicembre l'ho trascorsa, assieme a molti altri colleghi del Coro di cui faccio parte, nella Chiesa del Santissimo Nome, dove noi di S. Giulio d'Orta, assieme ad alcuni di Santa Croce e molti del Santissimo Nome, abbiamo cantato durante la Messa di Natale molte belle e suggestive composizioni di autori classici e meno classici. Pioveva quella sera; in realtà erano due giorni che non smetteva quella noiosa pioggia che a Torino blocca immediatamente il traffico automobilistico. E faceva freddo. Un freddo pungente che sembrava voler trasformare in neve la pioggia incessante. In Chiesa no. Si stava bene lì, e non solo perché il Parroco aveva provveduto a tenere acceso il riscaldamento, ché, a dire il vero, al primo impatto, entrando, sembrava prudente rimanere con il cappotto. È che ritrovarsi assieme, in tanti, i devoti venuti per assistere all'evento della nascita di Gesù, per ascoltare l'annuncio del Dio che si fa uomo, ancora una volta, da millenni, per cambiare il mondo, e i coristi che con le loro voci contribuivano a rendere più solenne l'accadimento che da più di duemila anni non smette di stupirci, è una cosa che scalda l'anima e merita lo sforzo di essere lì, a mezzanotte, per esserci.
Sì, perché Dio ha voluto nascere a mezzanotte. Perciò, tra un canto e l'altro, tra i saluti alla fine della Messa, gli scambi di abbracci, gli auguri, i sorrisi, di sicuro si era fatta quasi l'una.
Non so bene, perché nel cercare, trafelata, sotto la pioggia, l'auto parcheggiata, per fortuna, proprio davanti alla Chiesa, nel controviale opposto, non avevo tempo di chiedermi che ora fosse.
Di sicuro era molto tardi, di sicuro faceva molto freddo. Avevo solo voglia, adesso, di ritrovarmi rapidamente a casa, tra il calore di un accogliente letto.
Però, almeno la notte di Natale, volevo fare la brava cittadina, assolutamente rispettosa del Codice della strada. Per questo, ricordandomi di tutte le volte che da Corso Regina, ignorando la freccia che indica il divieto di svolta fino alla fine del Corso, dove incrocia via Napione, avevo svoltato verso Largo Belgio, la notte di Natale, ho proseguito nel controviale, per girare, correttamente, secondo l'indicazione della freccia.
Non andavo veloce, anche perché la visibilità non era ottima, però quella gazzella della polizia, poco prima della mia svolta, l'ho vista ed ho anche notato i movimenti agitati freneticamente di due poliziotti. Il fatto è che io, trovandomi sola, di notte, sotto la pioggia, la sera di Natale, prima ancora di realizzare che quel muso di auto che sporgeva dalla stradina laterale, a qualche metro dalla scuola materna dove una volta avevo accompagnato la mia figlioccia di quattro anni, era una gazzella della Polizia, avevo scartato un po' per aggirare l'ostacolo e raggiungere l'angolo da cui girare finalmente in direzione di Corso Belgio.
Ero assai stupita perciò della furibonda rabbia con la quale uno dei due poliziotti aveva cominciato ad apostrofarmi. Insomma qualche ragione l'aveva, sia chiaro, visto che avevo dimenticato anche. di accendere i fari, cosa che feci immediatamente, sentendomi subito profondamente in colpa. Perciò sul momento ammutolii mentre il poliziotto mi gridava: “Ma dove crede di andare? Non ha visto che la strada era sbarrata? “ Si, avevo intravisto il muso della gazzella e per questo l'avevo aggirato, convinta com'ero di essere a posto...” Però se da qualche parte, nel controviale ci fosse stato un segnale di divieto, forse non mi sarei incamminata per il controviale. Questo in realtà lo feci notare al secondo poliziotto, giovanissimo anche lui, mentre facevo manovra per allontanarmi dal luogo “pericoloso”.
Ma non lo sa di Askatasuna?”
Ah! ecco svelato il mistero! Una settimana prima, il 18 dicembre, c'era stato l''assalto della Polizia contro una banda di “delinquenti “ che da anni occupavano la Palazzina rossa, su Corso Regina, proprio quella davanti alla quale ci trovavamo adesso, io e quei due ragazzi, i poliziotti , la notte di Natale, sotto la pioggia; io con la fretta di recuperare il conforto della mia casa, loro con la prospettiva di trascorrere ancora molte ore sotto la pioggia, la notte di Natale. Mi sono ricordata allora tutt'assieme, di molte cose. La sera prima ero andata alle prove nella medesima Chiesa ed rientrata abbastanza tardi a casa percorrendo questa volta Corso Regina, nel viale centrale, fino alla svolta che va verso Largo Belgio. Allora sì, avevo notato uno schieramento di camionette della Polizia, nel controviale, davanti ad Askatasuna, e poco oltre, a sinistra, nello sterrato prima di Corso Farini, altre quattro camionette della Polizia. Era martedì 23 dicembre. Mi ero chiesta cosa ci facessero ancora lì tutte quelle camionette, quasi ci fosse un coprifuoco di guerra.
Dopo l'assalto del giovedì 18, sabato la popolazione del quartiere aveva manifestato a difesa dei ragazzi di Askatasuna. E io lo so bene perché. Io li ho visti all'opera. Non li conoscevo se non attraverso la fama negativa con cui i mass media li hanno sempre presentati. Un anno fa, alla festa di Vanchiglietta, assieme ad un gruppo numeroso di quegli altri “incompetenti” che pretendono di difendere il verde della città di Torino, affermando che gli alberi sono necessari per la nostra salute, avevamo messo un banchetto per diffondere le nostre idee tra le persone e anche per una raccolta fondi necessari per la nostra difesa. Fu allora che venni a contatto con molti dei "pericolosi" individui che si ritrovavano nella Palazzina rossa, perché il nostro banchetto era proprio nella stradina alle spalle del Corso. E lì, i ragazzi di Askatasuna intrattenevano i piccoli del quartiere con giochi coinvolgenti e canti e mascherate, assieme ai loro genitori.
Seppi, in quella occasione che quei ragazzi svolgevano una intensa azione sociale: portavano le medicine a chi non poteva muoversi di casa, facevano la spesa ai vecchietti, li accompagnavano dal medico, facevano il doposcuola ai bambini di elementari e medie. Oltre ad organizzare spettacoli teatrali e conferenze per adulti a cui partecipano persone di grande spessore culturale.
Perché in verità, parecchi di loro sono laureati. E comunque in generale si tratta di persone colte. Insomma loro svolgono quella funzione sociale di cui da parecchi anni si avverte la mancanza nella nostra città.
Così si spiega perché il quartiere si sia levato in loro difesa e si sia detto indignato, come la maggior parte di coloro che ancora riescono a pensare con la propria testa, di fronte al modo del tutto irrispettoso dei più elementari sentimenti di umanità e della democrazia, con cui hanno operato le istituzioni, anche quelle che avevano stabilito un patto con quei ragazzi.
Non potevo certo inalberarmi di fronte all'irruenza alquanto irrispettosa del giovane poliziotto che, costretto a svolgere quel faticoso, triste servizio, del tutto inutile, la Notte di Natale, si sarà, forse, sentito oltraggiato da quella signora in pelliccia che osava trasgredire il divieto di passare sotto il suo naso la Notte di Natale.
Da parte mia, da anziana insegnante, ho provato un'affettuosa pietà per un giovane che sta già disimparando a pensare con la sua testa. E paura... ma per lui.













































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