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CPR di Torino senza pace: "Ancora casi di autolesionismo"

La denuncia delle consigliere regionali Pd Conticelli e Pompeo. Polemiche per l'accesso vietato alla Presidente della Circoscrizione 3 Francesca Troise


"Questa mattina alla Presidente della Circoscrizione 3 di Torino, Francesca Troise, e a altre due esponenti dei Giovani Democratici, che erano con noi, non è stato consentito l’accesso al CPR di Corso Brunelleschi, sulla base di un'interpretazione della normativa nazionale". Questa la denuncia delle consigliere regionali dem Nadia Conticelli e Laura Pompeo che stamane, 2 aprile, hanno visitato il centro nell'ambito di incontri ispettivi cadenzati, per verificare le condizioni della struttura, nell'ambito di ispezioni cadenzate.

Sull'episodio, al fine di far rispettare la garanzia della massima trasparenza sulla situazione all'interno della struttura e il potere ispettivo delle istituzioni, Conticelli e Pompeo hanno ricevuto dalla Prefettura subalpina la data di un incontro per affrontare, in particolar modo, la mancata autorizzazione alla Presidente Troise, membro a pieno titolo del Tavolo sicurezza territoriale della Prefettura.

La visita, che non si è aperta nel migliore dei modi, si è chiusa peggio per le doglianze espresse dalle due consigliere, secondo le quali "il centro resta un limbo permanente, dove gli atti autolesionistici sono quotidiani, dall'ingestione di shampoo a quella di batterie o accendini. Il tema della salute mentale è urgente in un centro dove le vite sono sospese, senza attività e con un grado di alienazione altissimo". Tra, l'altro, come hanno raccontato Conticelli e Pompeo, "sempre stamane un ragazzo si era ferito scivolando nella doccia e un altro stava rientrando dopo un rimpatrio non andato a buon fine". Ancora. Di recente sono entrate due persone affette da diabete; una di queste presentava una condizione particolarmente grave, per cui è stata inviata in ospedale. L’altra è all’interno del centro sotto osservazione. "Normale ordinarietà", è stato osservato con evidente preoccupazione, fra i 48 ristretti, su una capienza ridotta da 70 a 50 posti letto per i numerosi incendi che hanno messo fuori uso diversi dormitori. Ad oggi solo due strutture su sei sono aperte.

Attualmente il personale dell’ente gestore Sanitalia Service conta una cinquantina di persone, a cui si aggiungono 12 fra Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza più 21 militari. Una struttura impegnativa anche rispetto all’impiego del personale, priva però di risultati che giustifichino l’investimento: un’ottantina in tutto i rimpatri in un anno, nessun percorso di reinserimento.

Rispetto alle condizioni interne, affermano le due consigliere, presenta gravi criticità d'estate, per l'assenza di adeguate zone d’ombra, mentre il problema dei problemi della struttura rimane il tempo di permanenza. A differenza del carcere, si ricorda in una nota delle due consigliere, "dove esiste una pena definita, nel centro le persone non sanno quanto tempo vi resteranno. La procedura prevede una prima convalida entro 48 ore e successive udienze ogni tre mesi, con possibilità di proroga fino a un massimo teorico di 18 mesi, anche se nella pratica non si sono mai registrati periodi così lunghi. Tuttavia, anche permanenze di alcuni mesi sono molto difficili da sostenere psicologicamente qui nel nulla".



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