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La bandiera della Pace sventoli nello sport sopra la rabbia cieca

Aggiornamento: 7 giu 2023

di Mirko Ferretti

A margine degli episodi che hanno investito la tennista bielorussa Aryna Sabalenka. L'operazione speciale promossa dalla Russia contro l'Ucraina diventata a tutti gli effetti, dopo quasi sedici mesi di cruenti combattimenti, la guerra di noi europei occidentali e degli Stati Uniti contro Putin, con il massiccio invio di armi, artiglieria pesante, contraerea, aerei, carri armati, consiglieri militari, è un'evoluzione minacciosa per il futuro che dovrebbe consigliare il mondo dello sport a scostarsi dalla propaganda bellicistica dell'una e dell'altra parte per riaffermare i principi di pace e di convivenza civile. Principi che sono primari ed estranei al rifiuto della stretta di mano del proprio avversario, siano essi atleti russi e bielorussi, gesto talmente scontato, quanto antisportivo, da perdere anche la carica simbolica da cui prenderebbe, secondo gli autori, le mosse. La racchetta non è un fucile e non uccide, se lo si usa per lo scopo per cui è stata inventata.

Dunque, l'incontro nello sport è una grande occasione per dimostrare quanto i valori possano sopravvivere alla violenza e alle aggressioni militari. Un tennista o una tennista non sono portatori di propaganda. La bielorussa Sabalenka e i russi Medvedev o Rublev non scimmiottano un'ideologia, né sono i propagandisti di un governo, rappresentano soltanto sé stessi in un gioco individuale all'interno di un sistema che li porta, di torneo in torneo, a costruire una rete di amicizie, conoscenze, affetti che supera le divisioni e i muri voluti dai loro leader al potere.

Ed è proprio in queste circostanze, che lo sport ha la possibilità nella suo abbraccio universale di dimostrare la sua piena indipendenza dai dettami politici di qualsivoglia paese e, come nel caso di Russia e Ucraina, di avere la forza per provare a raffreddare gli animi, a stemperare le tensioni, a sollecitare l'unità per rifiutare ogni abuso sia politico, sia razziale, sventolando in ogni manifestazione la bandiera della Pace tra i popoli. Una bandiera che dovrebbe aprire ogni manifestazione sportiva, sotto l'egida delle più alte cariche dello Sport.

Ma come è possibile non comprendere questa grande opportunità di visibilità, in special modo per i grandi eventi che entrano in tutte le case del mondo, in cui la partecipazione può rivendicare la capacità di spinta educativa per le future generazioni. Lo sport è lealtà e fratellanza tra i popoli. Lasciarlo ostaggio di un rifiuto individuale, pericolosamente contagioso, è una soltanto frattura scomposta che non guarirà mai del tutto perfettamente.





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