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L’oro blu e l’emergenza che non tramonta/1

di Marco Travaglini |


Ha rilanciato un tema caduto nel sottoscala, per usare un eufemismo, l’articolo pubblicato ieri l’altro su La Porta di Vetro (in “Notizia trascurata: surriscaldamento pianeta, prospettive catastrofiche” https://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2022/05/model_-art.pdf). Anzi, il surriscaldamento del pianeta dovrebbe indurre tutti noi a un “fermo immagine” per rallentare gli effetti catastrofici che sono immanenti, visibili quotidianamente se si osserva con occhio meno distratto il nostro ambiente. Del resto, la Terra esaurisce sempre più in fretta le sue risorse e, al netto della momentanea attenzione durante le Giornate mondiali delle ricorrenze, ci si dimentica in fretta dei pesantissimi rischi che corriamo. Vale anche per l’acqua, la risorsa primaria per la vita.

La guerra in Ucraina, l’instabilità dell’economia mondiale e le preoccupazioni per il futuro hanno fatto scivolare in secondo piano anche questo tema di vitale importanza. La lunga siccità che costrinse poco tempo fa decine di comuni piemontesi a ricorrere all’approvvigionamento con le autobotti, segnalando come la crisi idrica fosse un problema tremendamente serio e non imputabile soltanto alle congiunture climatiche ma ad antiche trascuratezze e continui rinvii delle soluzioni possibili e necessarie pare un ricordo scivolato via con le prime piogge. Ricordiamo le parole del poeta

Eppure una riflessione seria si impone perché non saranno più le “chiare, fresche e dolci acque” della famosa poesia del Petrarca ma restano (e sempre di più saranno) il principale oggetto del desiderio per tanta parte dell’umanità. “Acqua, tu non hai sapore, né colore, né aroma. Non si può nemmeno descriverti. Ti si beve senza conoscerti. E non è vero che sei indispensabile per la vita: tu stessa sei la vita”. Così scriveva, con senso premonitore (morirà nel Mediterraneo, inabissandosi con il suo aereo) Antoine de Saint-Exupéry, autore de Il Piccolo Principe. La parola acqua, di per sé, suona bene. Suscita, senz’ombra di dubbio, sentimenti positivi. Chi può negare che l’acqua è il presupposto insostituibile per una vita sana e l’elemento in assoluto più importante? Allo stesso tempo, c’è il rovescio della medaglia. Infatti, l’acqua può significare anche grande dolore, minaccia, paura. Basti pensare alla siccità, alla mancanza d’acqua, all’inquinamento delle falde, per non parlare di alluvioni, frane e smottamenti. Dunque, l’acqua è vita, ma può anche rappresentare la morte. Distribuzione ineguale sul globo

Da sempre l’acqua porta in sé questo potenziale contrario: maledizione e benedizione. Il 71 per cento della superficie terrestre è coperta da acqua. Il 97 per cento di questa massa d’acqua è composto da acqua salata. Del rimanente 3 per cento la maggior parte è irraggiungibile, imprigionata nelle calotte polari, in profonde falde, in ghiacciai e nuvole. Meno dello 0,5 per cento è disponibile come acqua dolce potabile ed è distribuito in maniera estremamente ineguale sul globo. L’acqua è insufficiente in molti paese. È così in Israele, India, Cina, Bolivia, Ghana. Ma anche in Canada, Messico e Stati Uniti. Le guerre dell’acqua non sono più un prevedibile evento del futuro. Sono già una realtà. Che si tratti del Punjab (la “terra dei cinque fiumi”, nell’ovest dell’India), della Palestina o dell’Africa spesso la violenza politica nasce dalla competizione per appropriarsi delle scarse e vitali risorse idriche. Molti di questi conflitti sono da decenni sotto traccia, poco visibili. Chi controlla il potere preferisce mascherare le guerre dell’acqua, facendole apparire come scontri etnici o religiosi, anche se in realtà le regioni lungo i fiumi sono per lo più abitate da società pluralistiche che presentano una grande diversificazione di gruppi umani, lingue e usanze. La silente privatizzazione del bene

“Le guerre dell’acqua”, come ci raccontava nell’omonimo libro l’economista indiana Vandana Shiva, premio Nobel per la Pace nel 1993, sono il volto peggiore della silenziosa deregulation e della privatizzazione di un bene che – al contrario – ha sempre svolto, in ogni epoca, un ruolo di pacificazione. Ovunque i beni preziosi sono distribuiti in maniera diseguale e anche nel caso dell’acqua potabile, ci sono grandi problemi di rifornimento e una spaccatura netta tra poveri e ricchi. Nel corso del ‘900 il fabbisogno d’acqua raddoppiò rispetto alla popolazione mondiale. Negli ultimi 50 anni è quadruplicato. E cresce sempre di più. In Italia il 60% del consumo di acqua dolce ricade sull’agricoltura intensiva, il 25% sull’industria e solo il 15% sull’uso privato. L’esplosione demografica e lo spreco d’acqua fanno ridurre in modo drammatico le riserve d’acqua. Diversamente dal petrolio, gas o uranio, l’acqua e l’aria sono le uniche risorse che non si possono sostituire in alcun modo. Nel 2050, secondo le stime dell’ONU, la popolazione mondiale sarà di circa 9,7 miliardi e sfiorerà gli 11 a fine secolo. Così, nell’arco di 150 anni, si sarà sestuplicata. Oggetto di dispute e guerre perenni

L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara che oggi quasi la metà della popolazione mondiale soffre per mancanza d’acqua e che questa sarà nei prossimi anni la più grave minaccia per la produzione di generi alimentari. L’acqua potrebbe diventare molto presto più preziosa dell’oro. Già oggi almeno un quinto della popolazione terrestre non ha alcun accesso diretto ad acqua potabile e pulita; un terzo dell’umanità non conosce alcun impianto sanitario né sistemi per la depurazione dell’acqua. Sempre i rapporti dell’OMS attribuiscono la causa dell’80% delle malattie nel Terzo mondo all’acqua inquinata e nella carenza di sistemi per lo smaltimento delle acque reflue. Ogni anno, per queste cause legate all’acqua inquinata e contaminata, muoiono dieci volte più persone che nelle guerre, nella fattispecie più di cinque milioni di persone, di cui oltre due milioni di bambini (circa seimila al giorno). La metà dell’umanità vive in realtà che devono condividere il loro sistema idrografico con i paesi confinanti. Più di duecento grandi fiumi scorrono attraverso due o più stati. Solo di rado la divisione e la gestione della acqua internazionali sono regolate in maniera precisa. I conflitti più evidenti degli ultimi decenni si sono sviluppati nelle zone condivise del Nilo, del Giordano, dell’Eufrate e del Tigri (Turchia, Israele, Palestina, Giordania, Egitto, Sudan, Etiopia, Siria, Irak). (continua)

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