L'Editoriale della Domenica. Giustizia, alla "resa dei conti"
- Mauro Nebiolo Vietti
- 12 ore fa
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di Mauro Nebiolo Vietti

Ci siamo. Da domani pomeriggio, lunedì 23 marzo, cominceremo a seguire gli exit poll ed alla sera raccoglieremo i commenti finali sul Referendum conservativo sulla Giustizia. Era tutto iniziato in sordina, una specie di omaggio postumo del centrodestra alla memoria di Berlusconi che non era certo un ammiratore dei magistrati tant’è che aveva sospeso i concorsi per quattro anni (la legge prevede 350 immissioni in ruolo ogni anno) cosicché oggi l’organico è sotto di 1.400 unità con un evidente rallentamento dei meccanismi giudiziari. Numeri su cui riflettere, quando si commenta l'attività dei governi di centro destra.
Comunque i primi passi del dibattito in sede politica sono stati all’insegna del gentleman agreement con l’avv. Giulia Bongiorno, senatrice della Lega, che spiegava in un suo intervento al Senato, dopo aver dichiarato di essere favorevole, che la proposta di modifica costituzionale non poteva essere definita una riforma della giustizia perché solo un ignorante avrebbe potuto sostenere che la separazione delle carriere (rectius – delle funzioni) avrebbe portato qualche vantaggio ai cittadini. Abbiamo così passato i primi quindici giorni a leggere pareri autorevoli espressi sia in senso favorevole che contrario, ma poi è arrivato Nordio.
Il Ministro della Giustizia è un’ottima persona ed ha svolto le funzioni di pubblico ministero per tutta la sua carriera, ma questo suo ineccepibile profilo si è rivelato inadeguato nel navigare nelle acque basse della politica; chi è di lungo corso sa evitare le domande scomode, divaga, non si ricorda, parla d’altro, ma Nordio, che di lungo corso non è, a domanda risponde. Quando Elly Schlein, la Segreteria del Pd, si è lamentata della possibile interferenza politica sull’attività dei magistrati, nascosta nelle pieghe della proposta di legge, ha voluto ricordarle che oggi lei è sì all’opposizione, ma nella posizione di maggioranza avrebbe potuto godere degli stessi vantaggi (qui il centrodestra è stato fortunato, perché il Guardasigilli si è riferito genericamente ai vantaggi, senza entrare nei particolari).
All’inizio di marzo Nordio, in un’intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato trattarsi di una riforma della giustizia che avrebbe avvantaggiato i cittadini, dimenticandosi quanto l’ottima avv. Bongiorno aveva spiegato a Palazzo Madama; poiché anche Nordio, come la senatrice della Lega, è un buon conoscitore dei meccanismi, era cosciente che le sue affermazioni non rispondevano al vero con l’effetto di scatenare i fautori del no e l’opposizione che ha intravisto un’importante opportunità.
A questo punto la maggioranza non poteva rimanere inerte ed ha ordinato a tutti i suoi di schierarsi a difesa della cosiddetta riforma. Cercando di seguire il dibattito per decidere che cosa votare ho scartato le idee estreme di chi proponeva la fucilazione dei magistrati, di chi sosteneva che si trattava di un cancro da estirpare (sempre riferito ai magistrati). Ho trovato più interessante la tesi secondo cui i magistrati tendono a sostituirsi al potere esecutivo per esempio liberando gli stupratori che il Governo Meloni vorrebbe in carcere. Considerata la mia ignoranza in tema di diritto penale ho chiesto chiarimenti ad un avvocato che mi ha spiegato che il detenuto ha diritto a restare a piede libero solo nei casi previsti dalla legge ed il magistrato è obbligato ad applicarla; nelle more, ho anche seguito un intervento del Capo del Governo secondo cui occorre votare SI, mentre io ho sempre pensato che un Capo del Governo non dovrebbe fare il capopartito e, soprattutto, dovrebbe limitarsi ad esprimere delle opinioni, tralasciando inviti categorici ed ultimativi.
L’opposizione non si è certo sottratta al confronto ed oggi i connotati prevalenti della questione sono di natura politica; vedremo l’esito, ma l’unica certezza è che non ci sarà per il cittadino alcun vantaggio nel funzionamento della giustizia; anche se i Pubblici Ministeri saranno separati dai giudici, per il cittadino non cambia nulla.
E questo perché nessuno si preoccupa di rendere efficiente il meccanismo giudiziario; per esempio, nessuno si preoccupa di sostituire i magistrati mancanti; si è pensato di rimediare alla carenza aumentando la competenza dei giudici di pace da € 5.000 ad € 10.000 ed è ovvio che le cause sono raddoppiate, ma i giudici di pace (per lo più pensionati con qualche conoscenza del diritto) rimangono in servizio pochi anni e le sostituzioni latitano cosicché oggi gli stessi in servizio non superano il 50 per cento della previsione in organico. Potrei continuare a lungo con altre ovvietà, ma sarebbe inutile perché pare che oggi il problema prevalente sia lo scontro tra il potere esecutivo e quello giudiziario; quello legislativo è già stato seriamente compromesso da quando le leggi non si discutono più in Parlamento, ma si approvano soltanto i decreti legge del governo accompagnati sovente dal vincolo di fiducia che impedisce la libera espressione da parte dei membri deputati all’esercizio del potere legislativo. Un altro "numero" su cui riflettere nell'interesse non di parte, ma dell'esercizio della democrazia.













































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