Israele vs Iran, attesa nel segno dell'incertezza dopo la tempesta
- Michele Corrado
- 30 giu
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di Michele Corrado

Dopo la conclusione della campagna aerea israeliana (con il concorso americano) e la conseguente risposta iraniana è possibile trarre alcune conclusioni, seppure parziali. L’obiettivo della campagna era la distruzione delle basi iraniane dedicate alla costruzione di ordigni nucleari. Tale distruzione sembra sia avvenuta in maniera non completa. Constatata, pare, la mancata distruzione totale delle infrastrutture, si aprono alcuni interrogativi:
- l’Iran non rinuncerà al suo programma nucleare;
- il programma è in ogni caso ritardato;
- il regime subirà un “assestamento” dopo la guerra dei "12 giorni", come l'ha battezzata il presidente Trump.
Sembra che una risposta positiva possa essere data a tutti i tre quesiti. Ovviamente l’azione di bombardamento ha prodotto numerosi effetti collaterali, alcuni dei quali alquanto interessanti anche per noi europei. Questa è la prima guerra guerreggiata svolta esclusivamente via aerea da Paesi sovrani ed indipendenti senza continuità territoriale. Ciò significa che inizia e finisce senza che sui rispettivi territori vi sia un qualche perdurante effetto concreto di forze avversarie.
Israele ha confermato la sua incredibile superiorità nell’uso degli assetti di intelligence finalizzati alla sorpresa ed al targeting. L’Iran ha confermato il gap tecnologico in ogni aspetto del conflitto. L’intervento americano ha cercato di supplire all’impossibilità per gli assetti aerei israeliani di condurre azioni di bombardamento selettive e definitive su obiettivi pesantemente protetti come i siti nucleari iraniani. Ciò ha evitato la necessità di condurre azioni a terra da parte di Israele che avrebbero potuto non essere garantite nel successo e con ampie possibilità di perdite.
Gli americani hanno provato a condurre uno strike definitivo, ma pare che anche le loro capacità non si siano rivelate pari alle aspettative. È comunque vero che, con assetti aerei convenzionali, allo stato attuale, non è possibile avere risultati migliori.
Per quanto attiene alla permeabilità della scudo antiaereo israeliano, violato da un certo numero di vettori iraniani (si dice 34), va ricordato che l’efficienza delle capacità antiaeree, di qualunque tipo, non fornisce la completa sicurezza di intercettazione. I vettori iraniani hanno poi anche evidenziato (non si sa se per limiti propri o difesa israeliana), forti imprecisione degli obiettivi colpiti, che nella quasi totalità dei casi, non erano di tipo militare o politico.
Israele ha dimostrato, inoltre, di poter imporre una superiorità aerea continua sugli spazi di interesse e di poter mantenerla nel tempo.
Nello specifico è possibile affermare che il divario tecnologico fra le due nazioni è vasto quanto la possibilità per gli israeliani di ripetere nel tempo tale operazione. Mentre per gli iraniani si deve prendere atto che non hanno la capacità di svolgere alcuna azione sul loro spazio aereo tranne il lancio di un limitato numero di missili.
Questo breve conflitto ha dimostrato che con la disponibilità di vettori missilistici ed aerei è possibile ingaggiare obiettivi ovunque al di fuori dei propri confini. Le limitazioni a tali azioni derivano solo dalla distanza alla quale questi obiettivi sono posti. Per chi è oggetto di tali attacchi non vi è certezza che qualunque scudo possa garantire completa copertura.
Pertanto, l’Iran sarà sempre sotto minaccia di azioni dall’aria di Israele, mentre quest'ultima, almeno per vettori convenzionali, ha una limitatissima possibilità di subire rappresaglie.
È inoltre opportuno considerare che non è il numero di missili di cui si dispone che misura la possibilità di minaccia, ma il numero dei lanciatori; distrutti i sistemi di lancio i missili sono inutili. Ovviamente, si pone anche il problema inverso, come è stato ventilato da Israele.
In ogni caso il governo israeliano ha dimostrato tutta la validità di una azione preventiva che, asservita ad un adeguato effetto sorpresa consente di “spegnere” qualunque tipo di minaccia in tempi brevi e con risultati tangibili anche se non definitivi.
Il regime iraniano ha dimostrato che Forze Armate e servizi di intelligence “tarati” per il controllo interno del Paese e la repressione del dissenso non hanno alcuna capacità reale di efficacia nei confronti di avversari esterni provvisti di Forze di Proiezione. Ed è bene ricordare che tutto quello che è stato fatto ed ha funzionato, nell’ambito di una operazione militare, può essere ripetuto.
L'Europa dovrebbe tenerlo a mente, indipendentemente dalle suggestioni del cosiddetto "riarmo", per riprendersi il ruolo diplomatico che le compete nel bacino del Mediterraneo e nei rapporti con il mondo arabo.
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