L’estremo saluto a mons. Nosiglia, uomo e sacerdote che Torino ha scoperto di amare
- Luca Rolandi
- 29 ago 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 1 set 2025
di Luca Rolandi

Non era facile salutare mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e amministratore delegato della Diocesi di Susa fino al 2022, uomo discreto e schivo, più a suo agio con gli umili e gli sconfitti dalla storia che con i potenti, coloro che detengono e guidano i destini delle comunità. Tutto questo però è stato l'elemento percepibile nel doloroso trapasso dalla vita alla morte e per i credenti alla vita in Dio che è culminato nel funerale, sobrio e composto, ricco di spiritualità e riconoscenza, celebrato nel Duomo di Torino e presieduto dall’Arcivescovo e cardinale Roberto Repole, successore di Nosiglia. Funerale di popolo e di discrezione, senza eccessi, ma con quella profondità di animo che il presule scomparso aveva affrontato le sfide, nonostante le fatiche, forse troppo grandi per il suo cuore e orizzonte.
La celebrazione dei funerali, in una cattedrale di Torino gremita, ha visto la partecipazione dei Vescovi – molti anche gli emeriti – del Piemonte ed è stata concelebrata con il cardinale Giuseppe Betori, mons. Vincenzo Paglia, e l'attuale vescovo di Vicenza mons. Giuliano Brugnotto. Presenze importanti e non casuali da Vicenza e dal Veneto spiegabili con il percorso pastorale di mons. Nosiglia, vescovo nella Diocesi vicentina dal 2003 (nominato da Giovanni Paolo II) al 2010, da mons. Beniamino Pizziol, vescovo emerito di Vicenza e successore di mons. Nosiglia a mons. Adriano Tessarollo, vescovo emerito di Chioggia, ordinato vescovo da Nosiglia, originario del vicentino che è tornato a vivere in Diocesi, a mons. Lodovico Furian, vicario generale di Nosiglia dal 2007 al 2010, e a mons. Massimo Pozzer, segretario di Nosiglia sempre a Vicenza.

Tra i tanti sacerdoti e diaconi torinesi e segusini anche il rettore del Santuario di Maria Ausiliatrice, don Michele Viviano, e il padre Generale della Piccola Casa del Cottolengo don Carmine Arice. Tra le autorità, in prima fila il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, la vicesindaca di Torino Michela Favaro, i sindaci di Rossiglione e Campo Ligure (comuni di nascita e di adozione di Nosiglia), e altri esponenti politici. Presenti anche autorità militari, il mondo delle associazioni cattoliche. Erano in tanti, alcuni non hanno potuto partecipare, ma hanno inviato parole di amicizia e riconoscenza, dal cardinale Ruini al giovane porporato missionario Marengo, dal vescovo Fiandino al mons. Danna, vicario nominato da Nosiglia. Preti tanti da Susa, Vicenza e soprattutto Torino, un mare di persone comuni, tra le quali si confondevano anche nomi del passato politico di Torino e della Regione, e numerosi rappresentanti di partito. Soprattutto, in prima fila, sono emerse le figure di suor Ruby e suor Elisa che, come ha ricordato il card. Repole, ringraziandole, “non solo lo hanno accompagnato nel tempo del ministero a Torino, ma sono state vicine a lui anche nel momento di fatica della malattia, e sono state la sua famiglia insieme a don Mauro Grosso e don Enrico Griffa i suoi segretari». Non è mancato il mondo del lavoro e sindacale, del volontariato e del terzo settore, la Caritas e i migranti insieme con gli esponenti delle chiese cristiane e delle altre religioni.
All’inizio della celebrazione il cardinale Repole ha ricordato i tanti messaggi di affetto e cordoglio giunti, tra cui quello di Papa Leone XIV che lo ha definito “pastore mite e saggio, sempre fedele al popolo e sollecito verso le persone più fragili” e poi i saluti dei vescovi italiani, tra i quali vi era l’amico monsignor Paglia di Roma.

Nel guidare il rito insieme con il cardinale Betori, arcivescovo di Firenze, tra i canti e le preghiere, il richiamo e il monito dell’attesa del compimento cristiano del vangelo di Luca, monsignor Repole ha sottolineato la grande vicinanza agli ultimi del suo predecessore: “Ha avuto cura che tutti potessero essere sfamati, che ciascuno - a cominciare dai più fragili, da chi perdeva il lavoro, da chi era in ospedale, da chi era povero, da chi era migrante, a cominciare da loro - che ciascuno potesse sperimentare in modo concreto, materiale, tangibile, la vicinanza di Dio. Perché sapeva molto bene che soltanto se si riceve il pane materiale, allora il pane dell'Evangelo non può essere frainteso, diventa autentico e vero. Lo sapeva sin dall'inizio e lo manifestava nell'incontro con i tanti poveri che ha voluto incontrare sempre, fino alla fine. Mi colpiva la spontaneità che monsignor Nosiglia aveva quando incontrava persone fragili. Una spontaneità, francamente, che forse non gli era così immediata in altre circostanze. Mi sono chiesto tante volte perché era così. Forse perché i più fragili, i più poveri sono senza difese. E quando tu li incontri sul serio, scopri che anche tu sei fragile e senza difese, non devi mascherarti, puoi essere quello che sei”.
Repole ha poi ripreso tra gli altri il testo che mons. Nosiglia pronunciò in occasione del 25° di ordinazione episcopale 9 anni fa, “parole tra le più toccanti, forse, del suo ministero, di quelle vere, che rimangono scolpite e che dicono tanto del suo impegno indefesso, del suo servizio diuturno”. Applausi all’uscita del feretro dalla cattedrale, discreti e tanti segni della croce e saluti con la mano. Persone che si avvicinano alla bara e si chinano per dire grazie. Ora l’ultima dimora terrena di mons. Nosiglia sarà il santuario della Consolata, ma tutti lo credono in cielo su tutti i cieli dalla sua Rossiglione all’infinito.













































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